GIUGNO 2026
Ad Acqui Terme la giunta comunale si prepara a un esperimento che, per il momento, non ha precedenti in Italia. Il sindaco Danilo Rapetti ha annunciato l’ingresso di Eva Statiella, un’assessora virtuale generata dall’intelligenza artificiale, cui verrebbero affidate le deleghe all’Innovazione artificiale e all’Umanizzazione. Un’operazione insolita, che nelle intenzioni dell’amministrazione dovrebbe rendere più rapido e accessibile il rapporto tra Comune e cittadini, ma che ha già aperto un fronte polemico molto acceso.
Eva Statiella non è una figura politica nel senso tradizionale del termine. È un avatar, costruito digitalmente, con un volto femminile e una presenza pensata per dare un’interfaccia più immediata ai servizi comunali. Il nome richiama la storia del territorio e l’antica denominazione romana dell’area, Aquae Statiellae, da cui deriva Acqui Terme. Dietro la scelta c’è l’idea di usare l’intelligenza artificiale non come sostituto della politica, ma come strumento di supporto: un modo per alleggerire gli uffici dalle attività più ripetitive e per offrire ai cittadini risposte più rapide e continue. L’assessora virtuale, secondo quanto annunciato, non avrà poteri di firma né responsabilità amministrativa diretta. La funzione resta consultiva. Potrà elaborare dati, sintetizzare informazioni, presentare relazioni tecniche e contribuire alla gestione dei dossier legati alla modernizzazione del Comune, ma le decisioni formali continueranno a spettare agli amministratori in carne e ossa. È questo il punto più delicato dell’intera operazione: l’IA entra nella macchina comunale, ma non ne assume il peso politico e giuridico.
Accanto a Eva Statiella è previsto anche un assistente virtuale collegato ai canali istituzionali e social del Comune. Qui il campo d’azione è ancora più concreto: segnalazioni di buche, richieste sui tributi, chiarimenti sulle ordinanze, informazioni sulle sanzioni amministrative. In pratica, un front office digitale attivo 24 ore su 24, pensato per rispondere alle domande più frequenti e ridurre i tempi di attesa. È il tipo di soluzione che molte amministrazioni osservano con interesse, ma che raramente viene portata così vicino al centro simbolico del potere locale.
La reazione politica è stata immediata. Le opposizioni hanno contestato l’iniziativa, definendola un esperimento azzardato e, in parte, una forzatura sul piano istituzionale. Il nodo non è soltanto tecnico. Riguarda il senso stesso della rappresentanza democratica. Un assessore, per definizione, è una figura che risponde ai cittadini e porta con sé una responsabilità politica precisa. Inserire in giunta un’entità artificiale, anche solo con funzioni consultive, significa spostare il confine tra innovazione e simulazione. E questo, per molti critici, è il punto davvero problematico. C’è poi un tema giuridico che non può essere ignorato. La nomina degli assessori in Italia si muove dentro un quadro normativo che presuppone persone fisiche, titolarità di diritti civili e politici, capacità di assumere responsabilità amministrative. Per questo la scelta di Acqui Terme, pur restando nei limiti dichiarati dall’amministrazione, solleva dubbi e richieste di chiarimento. La domanda è semplice: fino a che punto un Comune può spingersi nell’uso dell’intelligenza artificiale senza alterare la natura stessa delle sue istituzioni?
Sul piano politico, la vicenda intercetta una frattura ormai evidente. Da una parte c’è chi vede nell’IA un’opportunità per modernizzare la pubblica amministrazione, rendere più efficienti i servizi e alleggerire il lavoro degli uffici. Dall’altra c’è chi teme un effetto opposto: un’amministrazione più fredda, meno leggibile e più dipendente da sistemi opachi, addestrati su dati che possono incorporare errori e distorsioni. Il rischio dei bias algoritmici, in un contesto pubblico, non è un dettaglio tecnico ma una questione democratica.
Acqui Terme, intanto, si ritrova al centro di una vicenda destinata a far discutere ancora. La nomina ufficiale è attesa nelle prossime settimane. Se il progetto resterà un episodio isolato, verrà ricordato come una curiosità amministrativa. Se invece funzionerà davvero, potrebbe diventare un precedente osservato con attenzione da altri Comuni. In ogni caso, il messaggio è chiaro: la pubblica amministrazione italiana sta entrando in una fase in cui l’intelligenza artificiale non è più soltanto un tema tecnologico, ma una questione politica, giuridica e culturale.
Elisa Garfagna
giornalista






