LUGLIO 2026
Cosa accadrebbe se il confine sottile e protetto tra i nostri pensieri più intimi e la realtà condivisa si sgretolasse all’improvviso? È questa la premessa spiazzante e magnetica da cui prende vita Mastermind (Edizione Kimerik), l’esordio letterario di Alessandro Bassani. Classe 1983, varesino, con alle spalle una solida esperienza quindicennale nel mondo della comunicazione e del marketing, Bassani firma un thriller che sa come sfuggire alle etichette più prevedibili del genere. Mescolando con precisione chirurgica la tensione del romanzo cospirazionista, la geopolitica e le profondità dell’introspezione psicologica, l’autore ci guida nei labirinti di una mente capace di ascoltare l’inesprimibile, tra giochi di potere, manipolazione mediatica e interrogativi morali che scuotono le certezze del lettore. Per esplorare i confini di questo universo narrativo e scoprire i retroscena della sua officina di scrittura, lo abbiamo intervistato.
Alessandro, in Mastermind il confine tra dono e condanna è sottilissimo. Se ti svegliassi domani con la capacità di ascoltare davvero i pensieri altrui, la vivresti come una benedizione o come un fardello insopportabile?
«Credo che all’inizio lo vivrei come un dono straordinario, ma durerebbe poco. Ascoltare i pensieri degli altri significherebbe entrare nella loro parte più fragile e contraddittoria, senza alcun filtro. Sarebbe difficile continuare a guardare le persone con gli stessi occhi. È proprio questo il dilemma di Mastermind: ciò che sembra un potere può trasformarsi nella peggiore delle condanne. A volte non sapere, forse, è l’unico modo per restare davvero umani»
Nel romanzo le strategie, i messaggi, l’influenza, anche quando sembrano “politiche” toccano sempre la psicologia. Quanto c’è della tua esperienza nel marketing e nella comunicazione nella costruzione di queste dinamiche di manipolazione mediatica e di controllo delle informazioni?
«Moltissimo. Lavorare nel marketing e nella comunicazione mi ha insegnato quanto le parole, le immagini e il modo in cui vengono raccontati i fatti possano influenzare la percezione della realtà. In Mastermind ho portato questa consapevolezza all’estremo, immaginando un mondo in cui il controllo dell’informazione diventa un’arma potentissima. È una riflessione su quanto sia sottile il confine tra comunicare, persuadere e manipolare»
Quanto è importante per te l’imprevedibilità del caso nel dare il via ai grandi scompigli, sia nella vita dei personaggi sia nella struttura della storia?
«Credo che il caso sia spesso la scintilla che mette in moto gli eventi, ma non è mai ciò che li determina davvero. Sono le scelte dei personaggi, il loro carattere e il modo in cui reagiscono agli imprevisti a cambiare il corso della storia. Anche in Mastermind il destino offre delle occasioni, ma sono le decisioni umane a trasformarle in opportunità o tragedie. È lì che nasce la vera tensione narrativa»
Visto l’entusiasmo e il successo di Mastermind con Kimerik, è possibile immaginare un seguito ? Se sì, ti piacerebbe approfondire ulteriormente ciò che succede o raccontare la storia da nuove prospettive, magari allargando l’orizzonte dell’intrigo?
«Il riscontro che Mastermind ha ricevuto e l’entusiasmo dei lettori sono stati una soddisfazione enorme e mi hanno dato ancora più convinzione nel proseguire questo percorso. Direi proprio di sì: senza anticipare troppo, posso dire che Mastermind è solo il primo tassello di un progetto più ampio. I protagonisti hanno ancora molte sfide da affrontare e tanti lati della loro personalità devono ancora emergere. Il mio obiettivo è accompagnare i lettori in un percorso che si sviluppa romanzo dopo romanzo, mantenendo però ogni storia completa e godibile anche da sola»
Elisa Garfagna
giornalista
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