SETTEMBRE 2026
Negli ultimi mesi i rapporti tra UEFA e FIFA sono tornati al centro dell’attenzione. Da una parte, alcune divergenze sull’applicazione delle regole del gioco; dall’altra, uno scontro politico e istituzionale sempre più evidente, culminato nelle recenti iniziative della UEFA nei confronti del presidente della FIFA, Gianni Infantino, in relazione al progetto FIFA Forward Enterprise. Messi insieme, questi episodi possono alimentare l’idea di una vera e propria rottura tra il calcio europeo e la federazione mondiale. Ma, a ben vedere, il quadro è più complesso. E soprattutto, sotto il profilo giuridico, il fronte regolamentare e quello politico non possono essere posti sullo stesso piano.
Uno degli episodi che hanno maggiormente alimentato l’idea di una contrapposizione tra UEFA e FIFA riguarda il comportamento dei calciatori che si coprono la bocca durante una situazione di confronto con un avversario. L’IFAB, organismo competente a definire e modificare le Laws of the Game, ha approvato una modifica proposta dalla FIFA, lasciando tuttavia all’organizzatore della competizione la scelta sulla concreta applicazione della misura. La FIFA ha optato per una linea particolarmente rigorosa nelle proprie competizioni, mentre la UEFA ha scelto un’impostazione diversa. A prima vista potrebbe sembrare un aperto contrasto regolamentare. Ma è proprio qui che occorre fare una distinzione fondamentale. Le Laws of the Game non sono scritte unilateralmente dalla FIFA, bensì dall’IFAB. E quando una disposizione lascia espressamente uno spazio di scelta all’organizzatore della competizione, FIFA e UEFA possono legittimamente adottare soluzioni diverse. La FIFA, organizzatrice del Mondiale, può scegliere una determinata soluzione (nel caso concreto, l’espulsione diretta), mentre la UEFA, organizzatrice delle competizioni europee, può sceglierne un’altra (con la possibilità, per l’arbitro, di valutare l’ammonizione in base alle circostanze del caso), quando il quadro normativo le riconosce tale facoltà. Non siamo quindi necessariamente davanti a una UEFA che “disapplica” una direttiva della FIFA. Siamo, piuttosto, davanti a due organizzatori che esercitano in modo differente un margine di discrezionalità previsto dalla stessa disciplina del gioco.
Per questo, pur essendo politicamente significativo, il fronte regolamentare non sembra essere il vero terreno di scontro tra le due organizzazioni.
Il quadro cambia se si guarda alla vicenda del progetto FIFA Forward Enterprise. In sostanza, si trattava della prevista costituzione di una nuova società, destinata a riunire e gestire le principali attività commerciali della FIFA — dai diritti televisivi alle sponsorizzazioni, fino alla biglietteria, alle licenze e all’organizzazione degli eventi — legate alle sue competizioni più importanti. La FIFA avrebbe dovuto mantenerne il controllo, aprendo però fino al 20% del capitale a investitori privati, nell’ambito di un’operazione che attribuiva alla nuova società una valutazione di circa 20 miliardi di dollari. Il progetto è stato poi abbandonato dopo le forti contestazioni che ha suscitato. La vicenda, tuttavia, non si è conclusa con il ritiro del progetto. La UEFA ha infatti avviato iniziative per ottenere documenti e testimonianze da utilizzare in vista di un possibile procedimento in Svizzera nei confronti di Gianni Infantino e di eventuali altri soggetti coinvolti. Le contestazioni riguardano, secondo quanto emerso, il modo in cui il progetto sarebbe stato elaborato e portato avanti e la possibile lesione degli interessi patrimoniali della FIFA. Naturalmente, occorre prudenza. Non esiste alcuna responsabilità penale accertata e un’eventuale denuncia dovrà essere valutata dalle autorità competenti. Ma, sotto il profilo politico, il significato della vicenda è già rilevante. Il conflitto non riguarda più soltanto una scelta regolamentare o una diversa visione del calendario internazionale. Riguarda direttamente il modo in cui viene esercitato il potere all’interno della FIFA.
UEFA contro FIFA o UEFA contro Infantino?
È probabilmente questa la domanda centrale. La risposta, almeno allo stato attuale, sembra essere che il conflitto sia soprattutto UEFA contro la leadership di Gianni Infantino, e non necessariamente UEFA contro la FIFA come istituzione.
La UEFA non sembra voler mettere in discussione l’esistenza della FIFA quale organismo mondiale del calcio, né appare intenzionata a costruire un sistema alternativo. Al contrario, la critica alla gestione del progetto FIFA Forward Enterprise può essere letta, dal punto di vista UEFA, proprio come una critica mossa in difesa degli interessi della FIFA. In sostanza, non è l’istituzione FIFA a essere messa sotto accusa, ma il modo in cui determinate decisioni sarebbero state assunte dalla sua attuale leadership. È questa una distinzione essenziale. Una confederazione può entrare in conflitto con il presidente della FIFA senza per questo voler uscire dal sistema FIFA. Può contestare una leadership e, allo stesso tempo, voler mantenere intatta l’architettura istituzionale dell’organizzazione mondiale.
Per comprendere gli attuali rapporti di forza occorre ricordare la struttura del sistema calcistico internazionale. Le Laws of the Game sono elaborate dall’IFAB. La FIFA rappresenta il massimo organismo mondiale del calcio. La UEFA è una delle sei confederazioni continentali riconosciute dalla FIFA e governa il calcio europeo. Questo significa che la UEFA non è un soggetto completamente indipendente dalla FIFA. Il suo statuto la colloca all’interno del sistema calcistico mondiale e la sua autonomia incontra il limite rappresentato dalle Laws of the Game e dalle norme fondamentali dell’ordinamento FIFA. Sarebbe però altrettanto sbagliato considerare la UEFA come un semplice organo periferico incaricato di eseguire passivamente ogni decisione della FIFA. La UEFA dispone di una propria autonomia organizzativa e regolamentare: organizza le competizioni continentali, ne adotta i regolamenti, esercita poteri disciplinari e gestisce il settore arbitrale nelle manifestazioni di sua competenza. Il sistema, dunque, non è quello di una rigida catena gerarchica nella quale la FIFA decide tutto e le confederazioni eseguono. È piuttosto un sistema nel quale coesistono diversi livelli di competenza: mondiale, continentale e nazionale. La FIFA non può essere sostituita dalla UEFA, così come la UEFA non può unilateralmente sottrarsi alle regole fondamentali del sistema internazionale. Ma, nell’ambito delle competenze attribuite alle confederazioni, la UEFA dispone di un’ampia autonomia.
I due fronti di tensione tra UEFA e FIFA non devono dunque essere confusi. La divergenza sull’applicazione delle regole del gioco non sembra costituire, di per sé, una ribellione della UEFA alla FIFA. Quando l’IFAB lascia una scelta all’organizzatore della competizione, FIFA e UEFA possono legittimamente adottare soluzioni differenti. Il vero terreno di confronto è un altro: la governance della FIFA, la concentrazione del potere, il controllo sugli asset commerciali e il ruolo della sua attuale leadership. Per questo, almeno allo stato attuale, sarebbe probabilmente più corretto parlare di una crisi all’interno della FIFA, piuttosto che di una guerra della UEFA contro la FIFA. La UEFA resta parte integrante del sistema calcistico mondiale, ma utilizza il proprio peso politico e istituzionale per contestare l’attuale leadership e cercare di modificarne gli equilibri. Non una secessione dal sistema FIFA, dunque, ma uno scontro sul suo futuro e sul modo in cui deve essere governato.
Michele La Francesca
avvocato
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