MAGGIO 2026
Ci sono libri che raccontano una città e altri che riescono a trasformarla in una chiave di lettura del mondo. “Damasco. Crocevia millenario nello spazio euro-asiatico” di Lorenzo Trombetta appartiene alla seconda categoria. Il giornalista e arabista costruisce infatti un’opera che va ben oltre il reportage o il saggio storico: è un’immersione dentro una capitale che continua a essere uno dei principali snodi geopolitici del Medio Oriente. Trombetta conosce la Siria da oltre vent’anni e questa familiarità emerge in ogni pagina. Non c’è la distanza dell’osservatore occidentale che guarda Damasco come una rovina esotica, né l’approccio ideologico che spesso ha contaminato il racconto della guerra siriana. L’autore sceglie invece una strada più difficile: raccontare la città nella sua complessità quotidiana, fatta di mercati, quartieri, memorie, macerie e continuità del potere.
Il risultato è uno dei ritratti più completi e intelligenti della Damasco contemporanea apparsi negli ultimi anni. La capitale siriana viene descritta come un organismo vivo, attraversato da tensioni antiche e nuove, dove ogni strada racconta una battaglia politica, ogni quartiere riflette un equilibrio sociale e ogni edificio conserva le tracce di imperi, rivoluzioni e guerre. La grande qualità del libro sta nella capacità di unire analisi geopolitica e scrittura narrativa. Trombetta accompagna il lettore dentro la Città Vecchia, nei suq, nelle periferie devastate dalla guerra, fino ai simboli del potere siriano arroccati sulle alture che dominano Damasco. E mentre descrive mercati, moschee, palazzi e quartieri distrutti, spiega anche come il potere si sia trasformato dopo la caduta del sistema costruito dalla famiglia Asad.
Particolarmente efficace è la riflessione sulla “continuità” dello Stato siriano. Cambiano i leader, cambiano i simboli, ma molte strutture profonde del potere restano intatte. È qui che il libro offre forse la sua intuizione più interessante: la Siria non vive una rottura totale col passato, ma una lenta trasformazione fatta di adattamenti, sopravvivenze e nuovi equilibri regionali. Trombetta evita accuratamente le semplificazioni. Damasco non viene mai ridotta a un “mosaico confessionale” o a un semplice teatro della guerra civile. Al contrario, emerge come una città stratificata, complessa, continuamente ridefinita da migrazioni, conflitti, interessi economici e influenze straniere. Una capitale che da millenni assorbe pressioni esterne senza perdere il proprio ruolo centrale nello spazio mediorientale. Dal punto di vista stilistico, il libro alterna pagine quasi letterarie a momenti di forte densità analitica. Alcuni passaggi dedicati ai suq damasceni, ai rapporti tra centro e periferia o alla distruzione della Ghuta sono tra i più riusciti dell’intero volume. Trombetta riesce infatti a far percepire al lettore non solo il peso della storia, ma anche gli odori, i rumori e le tensioni quotidiane della città.
Non è una lettura leggera né pensata per chi cerca una semplice introduzione alla Siria. Richiede attenzione e curiosità. Ma proprio questa profondità rappresenta il suo punto di forza. In un panorama editoriale spesso dominato da slogan o ricostruzioni superficiali del Medio Oriente, Damasco offre invece uno sguardo documentato, equilibrato e mai banale. Più che una guida, è una mappa politica e umana di una delle città più importanti del mondo arabo. E forse il merito maggiore di Lorenzo Trombetta è proprio questo: restituire a Damasco la sua dimensione reale, lontana dagli stereotipi, mostrando come il destino della Siria continui ancora oggi a passare dalle sue strade.
Stefano Piazza
vicedirettore IUS101.it






