LUGLIO 2026
Il 22 giugno 2026 il Milan ha ufficializzato una delle novità più significative della propria riorganizzazione societaria: Bobby Gardiner è stato promosso al ruolo di Director of Football Intelligence, una figura incaricata di integrare scouting, analisi dei dati e valutazione dei profili di mercato all’interno dei processi decisionali dell’area sportiva. La nomina rappresenta uno dei segnali più evidenti di una trasformazione ormai in atto nel calcio moderno. Sempre più società stanno investendo in algoritmi, modelli predittivi e strumenti di intelligenza artificiale per supportare le proprie scelte sportive, dalla ricerca dei giovani talenti (con elevato potenziale di crescita e valore futuro) alla valutazione delle prestazioni, fino alle strategie di mercato. L’obiettivo è semplice: utilizzare i dati per migliorare la qualità delle decisioni e ridurre il margine di errore in un settore nel quale le valutazioni economiche raggiungono ormai cifre sempre più elevate.
L’approccio affonda le proprie radici nel cosiddetto modello “Moneyball”, reso celebre dal baseball statunitense e fondato sull’utilizzo dell’analisi statistica per individuare opportunità che il mercato tende a sottovalutare. Un metodo che negli ultimi anni ha progressivamente influenzato anche il calcio europeo, spingendo molti club a integrare sempre più dati e algoritmi nei propri processi decisionali.
Proprio negli ultimi anni il Milan è stato uno dei club italiani che più hanno puntato su questo approccio. Una scelta che appare coerente anche con la cultura manageriale della proprietà guidata da Gerry Cardinale. Proveniente dal mondo della finanza e dello sport statunitense, Cardinale si è formato in un contesto nel quale l’utilizzo dei dati e delle analisi quantitative rappresenta da tempo una componente essenziale dei processi decisionali. La valorizzazione dell’area analytics e la recente creazione di una figura dirigenziale dedicata alla Football Intelligence confermano la volontà di attribuire ai dati un ruolo sempre più centrale all’interno della governance sportiva.
Ma il Milan non rappresenta un caso isolato. Diverse società italiane hanno progressivamente investito in analisi delle prestazioni, scouting avanzato e strumenti statistici per supportare le proprie decisioni. Club come Sassuolo, Atalanta, Bologna e, più recentemente, Como hanno mostrato una crescente attenzione verso l’utilizzo delle tecnologie applicate al calcio, seppur con modelli organizzativi differenti. La particolarità del Milan risiede però nella scelta di formalizzare questo approccio attraverso una figura dirigenziale specificamente dedicata alla Football Intelligence, segno di una crescente centralità dei dati nella struttura decisionale del club. Tuttavia, le esperienze maturate nel calcio professionistico dimostrano come gli strumenti tecnologici, per quanto sofisticati, non siano di per sé sufficienti a garantire continuità tecnica e risultati sportivi.
Se l’algoritmo può infatti aiutare a individuare un calciatore con caratteristiche compatibili con le esigenze di una squadra, resta più difficile, invece, misurare aspetti come la personalità del giocatore, la sua capacità di adattamento a un nuovo contesto, la gestione della pressione o il contributo che potrà offrire all’interno di uno spogliatoio.
In altre parole, l’intelligenza artificiale può migliorare il processo decisionale ma non può sostituire la decisione. Ed è probabilmente questa la sfida che attende il calcio del futuro. Gli algoritmi stanno diventando accessibili a un numero crescente di società e il vantaggio competitivo non dipenderà più soltanto dalla disponibilità dei dati, ma dalla capacità di interpretarli e integrarli all’interno di una strategia sportiva coerente. La differenza non sarà tra chi utilizza i dati e chi non li utilizza.
La differenza sarà tra chi possiede una visione sportiva e usa i dati per rafforzarla e chi rischia di considerare la tecnologia come una risposta in sé. Perché nel calcio del futuro non vinceranno necessariamente i club che avranno più dati. Vinceranno quelli che sapranno trasformarli nelle decisioni migliori.
Michele La Francesca
avvocato






