DICEMBRE 2025
L’Italia si risveglia con un dato che ha il sapore del riscatto: lo spread BTP-Bund a 10 anni è sceso a 69,7 punti base, il livello più basso dal 2009. Per chi non vive di grafici e percentuali, significa che il costo del nostro debito pubblico si avvicina a quello della Germania, tradizionalmente considerata il porto sicuro dell’Eurozona. In altre parole: i mercati ci guardano con meno sospetto e più fiducia. È un segnale che tocca la vita quotidiana di tutti noi: mutui più leggeri, prestiti meno onerosi, imprese che respirano. È la fotografia di un Paese che, dopo anni di diffidenza, torna a sedersi al tavolo del mercato finanziario con qualcosa da dire.
Il governo Meloni ha sorpreso con conti pubblici più solidi del previsto: deficit al 3,4% nel 2024 e prospettive di ulteriore calo nel 2025. Le agenzie di rating hanno reagito: Moody’s ha alzato l’outlook positivo, S&P ha portato il giudizio a BBB+. Questo il frutto di una strategia prudente: il Tesoro ha emesso titoli con parsimonia, attirando capitali esteri come mai prima.
Il risultato è storico: i BTP decennali rendono meno degli Oat francesi. Un ribaltamento che racconta più di mille analisi: oggi Parigi paga più interessi di Roma per finanziarsi.
Mentre l’Italia sorprende, la Germania arranca. Il nuovo governo Merz ha varato un maxipiano da 500 miliardi per difesa, infrastrutture e clima. Una scelta che ha fatto impennare i rendimenti dei Bund, tradizionalmente considerati il gold standard europeo. Le esportazioni rallentano, l’economia ristagna, e il mito del rigore tedesco si incrina. Per la prima volta da oltre un decennio, il confronto Italia-Germania vede Roma più solida agli occhi degli investitori. Pochi, pochissimi lo avrebbero immaginato.
Se Berlino perde tono, Parigi deve prevedere un re-maquillage potente. Dopo Macron, l’instabilità politica ha gonfiato i rendimenti francesi. Lo spread Italia-Francia è addirittura negativo sui titoli a breve termine, cioè significa che l’Italia si finanzia meglio della Francia. La Spagna resta più stabile, ma con spread ancora sopra i 20 punti. Grecia e Portogallo continuano a pagare premi al rischio elevati. L’Italia appare come una bilancia vicina ai livelli di Austria e Belgio.
Dietro le cifre ci sono vite quotidiane. Un mutuo più leggero significa una rata che pesa meno sul bilancio familiare. Per le imprese, finanziarsi a tassi più bassi vuol dire poter investire e crescere. Per lo Stato, minori interessi sul debito liberano risorse da destinare a infrastrutture, scuola, sanità. È un circolo virtuoso che trasforma lo spread da incubo a opportunità. L’Italia, spesso descritta come la Cenerentola dell’Eurozona, oggi è invitata al ballo con il principe. Le chiederà di sposarla? Vedremo.
Intanto gli analisti prevedono che lo spread resterà tra 65 e 75 punti nel 2026, se la disciplina fiscale continuerà e la Germania non spingerà troppo sulla spesa. I rischi non mancano: elezioni francesi turbolente o una recessione globale potrebbero riportare alla volatilità. Ma i fondamentali italiani reggono: crescita prevista all’1,2%, banche solide, debito privato contenuto. La sfida sarà mantenere questa credibilità nel tempo.
Elisa Garfagna
giornalista






