SETTEMBRE 2025
La fotografia scattata dall’ultima relazione della Banca d’Italia non lascia spazio a dubbi: il fenomeno del finanziamento al terrorismo non solo persiste, ma si evolve con una rapidità che sorprende persino gli inquirenti. Nel 2024 le segnalazioni di operazioni sospette legate a questo tipo di attività sono aumentate del 14,5%, raggiungendo quota 340. Un dato che, preso singolarmente, potrebbe apparire limitato se confrontato con le oltre 145.000 segnalazioni complessive ricevute nello stesso anno – peraltro in calo del 3,3% – ma che assume un peso significativo se letto in prospettiva. Non si tratta infatti di una variazione casuale, ma della spia di un fenomeno che cambia pelle, adattandosi a nuove tecnologie e sfruttando vulnerabilità che si aprono via via nel sistema economico e normativo. Il denaro che alimenta il terrorismo oggi raramente transita nei canali bancari tradizionali. A dominare sono invece circuiti paralleli, opachi e difficilmente intercettabili: criptovalute, piattaforme di gioco d’azzardo online prive di autorizzazioni, frodi informatiche, furti di identità digitale. Canali che garantiscono trasferimenti rapidi e sicuri per chi li utilizza, ma che diventano quasi invisibili per chi deve tracciarli. A ciò si aggiunge un elemento inquietante emerso dalle indagini: la capacità di gruppi criminali e di soggetti a rischio di infiltrarsi persino nei fondi pubblici del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Società fittizie, documenti manipolati, progetti fantasma: strumenti che hanno consentito di drenare risorse pensate per la ricostruzione economica nazionale, piegandole invece a finalità ben diverse.
Il quadro si complica ulteriormente con la variabile svizzera. La Confederazione è da sempre un crocevia cruciale per i capitali in movimento verso l’Europa e il Medio Oriente. Negli ultimi anni Berna ha introdotto norme severe in materia di antiriciclaggio e rafforzato i controlli su banche e fiduciari. Tuttavia, nonostante questi progressi, restano zone d’ombra che le reti estremiste possono sfruttare. Strumenti come trust e società private, pur legali, possono diventare casse di risonanza perfette per occultare flussi sospetti. Non a caso, la FINMA – l’autorità federale di vigilanza sui mercati finanziari – ha intensificato la cooperazione con l’Unità di Informazione Finanziaria italiana.
L’attenzione si concentra soprattutto lungo il confine tra Lombardia e Canton Ticino, area densamente popolata da operatori finanziari, spesso disposti a muoversi in territori di frontiera tra lecito e illecito. La sua posizione logistica, a cavallo tra due sistemi giuridici, ne fa un punto ideale per i trasferimenti in contanti o per la gestione di fondi attraverso canali informali. Non mancano infatti i riscontri operativi: più volte la Guardia di Finanza, in collaborazione con le dogane elvetiche, ha intercettato movimenti sospetti di denaro collegati al sistema dell’hawala, una rete di trasferimento informale che consente di inviare somme ingenti oltreconfine senza alcun bisogno di banche o bonifici. Per contrastare un nemico così mutevole, le autorità italiane hanno scelto di investire nella tecnologia. La UIF ha messo in campo QUASAR, una piattaforma capace di analizzare milioni di transazioni al secondo e di individuare pattern anomali in tempo reale. A questo strumento si affiancano nuove schede di valutazione pensate per aumentare la precisione delle segnalazioni inviate da banche e intermediari. Ma il terreno di gioco è scivoloso: le stesse organizzazioni terroristiche stanno sperimentando l’intelligenza artificiale, utilizzandola per creare documenti falsi e identità digitali così sofisticate da riuscire a superare i sistemi di verifica automatica. Ogni progresso tecnologico, insomma, rischia di diventare un’arma a doppio taglio. La risposta non può che poggiare su un solido coordinamento istituzionale. Tra il 2023 e il 2025 la Guardia di Finanza ha validato quasi 48.000 segnalazioni di operazioni sospette, mentre la Direzione Nazionale Antimafia e Antiterrorismo ne ha confermate circa 10.000. La Direzione Investigativa Antimafia ha poi integrato i dati finanziari con le indagini sul campo, costruendo mappe dettagliate delle connessioni tra economia legale e flussi criminali. Sul piano internazionale, i protocolli di scambio tra UIF e FINMA si sono rivelati decisivi per smascherare i movimenti illeciti che attraversano il confine italo-svizzero, una frontiera che non è più solo geografica, ma simbolica: rappresenta il punto di contatto tra la finanza legale e quella sommersa.
Le modalità di finanziamento del terrorismo si rinnovano continuamente. Alle classiche donazioni mascherate da iniziative caritatevoli o al crowdfunding ideologico, si affiancano schemi molto più sofisticati che sfruttano piattaforme fintech, valute digitali e prestanome. La globalizzazione dei mercati e la digitalizzazione dei flussi finanziari moltiplicano i varchi da presidiare, rendendo quasi impossibile chiuderli tutti. È proprio in questo contesto che assume valore l’allarme lanciato dalla Banca d’Italia: non è una questione circoscritta ai confini nazionali, ma riguarda l’intero sistema finanziario europeo. La sfida per i prossimi anni sarà duplice. Da un lato, potenziare la vigilanza interna e rafforzare gli strumenti di analisi. Dall’altro, consolidare la cooperazione internazionale, perché nessun Paese può affrontare da solo una minaccia così complessa e interconnessa. Se l’Italia e la Svizzera non riusciranno a rendere ancora più stretti i controlli, il rischio concreto è che i capitali destinati a sostenere il terrorismo continuino a penetrare indisturbati nel cuore dell’Europa finanziaria. Il fronte, oggi, non è più soltanto quello dei deserti mediorientali o delle roccaforti jihadiste. Si trova nei server delle banche, nei conti offshore, nei circuiti digitali che attraversano invisibili le nostre città. Perché il denaro, quando diventa carburante per la violenza, non conosce confini né bandiere. E se le maglie della sorveglianza resteranno troppo larghe, a guadagnarci non saranno solo le reti criminali, ma soprattutto quelle organizzazioni che puntano a destabilizzare la sicurezza globale partendo proprio dal cuore dell’economia. Di questo argomento si occuperà la prossima edizione del Salone della Giustizia in un panel intitolato “Follow The Money” che vedrà la presenza di: Giuseppe Amato, procuratore generale di Roma – Lamberto Giannini, prefetto di Roma – Ivano Gabrielli, direttore della Polizia Postale – Nunzia Ciardi, vice direttore cyber sicurezza nazionale.
Stefano Piazza
vice direttore IUS101






