MAGGIO 2026
Nei social media il consenso non si misura più: si costruisce. E spesso si costruisce su basi fragili. Secondo un’analisi su 8,7 milioni di profili social condotta da HypeAuditor, il 41% presenta attività fraudolenta.
E il 58% delle frodi è oggi generato da bot basati su intelligenza artificiale, sempre più sofisticati e difficili da individuare.
Il risultato è un sistema in cui la distinzione tra utenti reali e simulati diventa opaca. Il costo economico? Secondo le stime, oltre 4,1 miliardi di dollari vengono sprecati in pubblicità destinata ad account falsi.
Non si tratta più di un fenomeno marginale. Il dato economico è il primo elemento di rottura: investimenti pubblicitari che si disperdono in un ecosistema in parte artificiale, alterando metriche, performance e strategie di marketing.
I follower non sono solo pubblico, ma diventano segni di consenso. E in quanto segni, possono essere costruiti.
Il fenomeno non è nuovo:
- già nel 2012 The Economist parlava di follower acquistabili come leva di visibilità;
- altri dati analizzati nel 2018 per La Repubblica mostravano che solo una piccola parte degli account è realmente attiva;
- indagini riprese da Il Sole 24 Ore nel 2019 (DataMediaHub) evidenziavano già allora come i “follower fake” possano addirittura superare quelli reali.Oggi, con l’AI, il salto è qualitativo: non si tratta più solo di quantità, ma di simulazione credibile.
Tra account inattivi, bot e profili fake, ciò che appare come massa critica non è altro che un dispositivo di legittimazione:
- più follower → più autorevolezza percepita;
- più autorevolezza → più visibilità;
- più visibilità → più consenso apparente.
Un circuito che si autoalimenta.
Come evidenziato da molti studi accademici sulle fake people, la presenza simulata è ormai parte integrante dell’ecosistema digitale, non un’anomalia.
In questo scenario, il numero produce quello che in semiotica viene definito “effetto di realtà”: qualcosa appare vero perché funziona come se lo fosse.






