FEBBRAIO 2026
C’è un passaggio nella più recente evoluzione finanziaria del Milan che non riguarda il campo né la governance visibile del club, ma la struttura societaria che sta sopra la società rossonera. Non è stato annunciato con un comunicato né accompagnato da una disclosure dedicata, ma affiora dalla Relazione finanziaria annuale al 30 giugno 2025 e apre una domanda che, ad oggi, non ha ancora una risposta: quale fondo è entrato nella catena di controllo riconducibile a RedBird Capital Partners? Nel documento il club dà conto di una comunicazione della Procura federale della FIGC relativa alla trasmissione tardiva dell’informativa su una variazione partecipativa avvenuta a monte. Un elemento che potrebbe apparire formale ma che, in realtà, ha un preciso significato sostanziale. L’obbligo di comunicazione previsto dalle NOIF scatta infatti quando viene raggiunta la soglia del 10% nella filiera che conduce al controllo di una società sportiva: la contestazione presuppone quindi il raggiungimento di tale livello e, di conseguenza, l’ingresso di un socio qualificato.
A chiarire la natura dell’operazione è intervenuto il presidente Paolo Scaroni, che nell’autunno 2025 ha parlato esplicitamente dell’ingresso di un nuovo fondo nella struttura a monte, precisando come si tratti di un’operazione che rafforza RedBird e che non produce effetti sul controllo e sulla gestione del Milan. Un passaggio che delimita con chiarezza il perimetro della vicenda: non un cambiamento nella proprietà del club, ma un’evoluzione nella catena partecipativa della holding che lo controlla. L’operazione si inserisce in una fase finanziariamente decisiva. Nei mesi successivi viene infatti perfezionato il rifinanziamento che porta all’estinzione del vendor loan con Elliott Management e alla sua sostituzione con un nuovo finanziamento concesso da Comvest Credit Partners. Una sequenza coerente con le operazioni tipiche del private equity: il rafforzamento della componente equity nella holding e, a seguire, la riorganizzazione della leva finanziaria a condizioni più sostenibili e con un orizzonte temporale più lungo.
In questa chiave l’ingresso di un fondo con una partecipazione almeno pari al 10% appare funzionale proprio alla chiusura del nuovo accordo sul debito. Allo stesso tempo, operazioni di questo tipo prevedono normalmente un sistema di garanzie a tutela del finanziatore. In assenza di una disclosure ufficiale sui dettagli contrattuali, lo schema ricorrente è quello del pegno sulle partecipazioni delle società veicolo che stanno sopra la società sportiva: il controllo resta in capo a RedBird, mentre il creditore ottiene una protezione reale sull’asset in caso di inadempimento. Il quadro che ne deriva non racconta una discontinuità nella proprietà del Milan. RedBird continua a esprimere la governance e a detenere il controllo del club, mentre l’ingresso del nuovo fondo si colloca esclusivamente a livello della holding, con l’obiettivo di rafforzarne la struttura finanziaria e rendere più efficiente il profilo del debito. Resta però un profilo informativo non ancora reso pubblico destinato ad alimentare l’attenzione degli osservatori: il nome dell’investitore. La mancata disclosure può essere legata ad accordi di riservatezza, all’utilizzo di veicoli societari o alla tempistica dell’operazione, e non è escluso che la piena emersione avvenga solo alla conclusione del procedimento federale aperto per la comunicazione tardiva. Fino ad allora gli effetti finanziari generali dell’operazione sono leggibili, ma incompleti nel loro elemento più significativo: l’identità del fondo entrato nella filiera di controllo del Milan.
Michele La Francesca
avvocato






