APRILE 2026
Al G7 nel luglio del 2025 in Canada Ursula von der Leyen si presentò dicendo “Ho portato con me un magnete permanente. Non un magnete qualsiasi: si tratta di un magnete permanente in terre rare. È stato prodotto in Estonia utilizzando materie prime provenienti dall’Australia e sostenuto dal Just Transition Fund dell’Ue”. In quell’occasione Van Der Leyen ha sottolineato come Pechino utilizzi strategicamente la sua posizione dominante nel settore delle terre rare come leva nei negoziati commerciali.
Questi metalli sono essenziali per ogni tecnologia, non a caso sono stati definiti vitamine industriali, e le azioni della Cina servono come avvertimento o come merce di scambio nelle dispute con Stati Uniti ed Europa, rafforzando la sua influenza sulle tecnologie critiche. Il proprietario canadese dell’impianto estone, Neo Performance Materials, sostiene che le conoscenze acquisite nel corso degli anni in questa remota regione sono fondamentali per lo sviluppo di un’industria europea dei magneti, in particolare nel settore dei veicoli elettrici.
Ai margini di Sillamae, vicino al Mar Baltico e al confine russo, si trova una collina erbosa che nasconde la sua memoria del passato: qui, fino al 1989, si produceva segretamente l’uranio per l’industria nucleare sovietica. Oggi le strutture ospitano terminali di stoccaggio di petrolio e fertilizzanti, nonché l’unico grande impianto di lavorazione, al di fuori dell’Asia, per la separazione dei metalli delle terre rare. A pochi chilometri da Sillamae si trova Narva dove il fiume omonimo traccia il confine tra l’Unione europea e la Russia. Narva ospita il primo, ed unico, impianto su larga scala in Europa per la produzione di magneti permanenti in neodimio-ferro-boro essenziali per i motori delle auto elettriche, le turbine eoliche e per molte tecnologie del settore della difesa: i missili Tomahawk non esisterebbero senza questi magneti.
La fabbrica di Narva mira a coprire il 15% del fabbisogno europeo, rompendo di fatto il monopolio cinese.
La prospettiva di una “Repubblica di Narva”, richiamo ai tentativi separatisti russi del 1993, viene periodicamente agitato dalla propaganda russa per destabilizzare l’Estonia ma in questi ultimi mesi stiamo assistendo ad un’escalation delle attività russe per creare tensioni etniche o spinte secessioniste nella città a maggioranza russa. Sul canale Telegram “Narva Republic” riecheggiano appelli alla resistenza armata e al sabotaggio con una narrazione familiare: quella di una minoranza di lingua russa soggetta a presunta discriminazione, insieme ad affermazioni volte ad alimentare il timore di un attacco estone alla Russia. In realtà oggi su Narva convergono gli interessi di Mosca e Pechino, quasi un punto di contatto tra la dipendenze europee: quella energetica del passato, il gas russo, e quella del futuro, i magneti cinesi. La Cina esercita la pressione economica e il controllo delle materie prime, le terre rare, mentre la Russia esercita la pressione militare e cinetica ai confini dell’Europa.
Mentre la Cina agisce a monte, utilizzando i controlli sulle esportazioni per rendere difficile e costoso per l’Europa approvvigionarsi delle materie prime necessarie per far funzionare fabbriche come quella di Narva, la Russia agisce a valle, attraverso la pressione militare, le minacce di secessione (la “Repubblica di Narva”) e i sabotaggi cinetici per rendere l’area “ad alto rischio”. Se Narva diventasse una “zona grigia” o un focolaio di conflitto simile al Donbass del 2014, nessun investitore o cliente, come le case automobilistiche tedesche, si affiderebbe a una fabbrica situata in una zona di guerra: il sabotaggio della credibilità è efficace quanto un bombardamento.
Non si tratta solo di coincidenze geografiche, ma di quello che gli esperti definiscono una “convergenza di minacce ibride” su un bersaglio, Narva, che rappresenta l’attuale vulnerabilità dell’Europa: è una città a maggioranza russa in un paese NATO, ospita l’unica speranza europea di indipendenza nei magneti permanenti e si trova a pochi chilometri dal confine russo, rendendo i sabotaggi facili da attuare e difficili da attribuire. A marzo un drone russo ha colpito una ciminiera della centrale elettrica di Auvere, proprio vicino a Narva. Sebbene Mosca parli di “errore”, l’atto è avvenuto a pochi mesi dall’inaugurazione della fabbrica di magneti della Neo Performance Materials. Colpire l’infrastruttura energetica che alimenta il polo industriale di Narva è un modo diretto per minare la fattibilità economica dell’intero progetto europeo.
Inoltre sempre maggiori evidenze indicano come Russia e Cina stanno stringendo accordi per lo sfruttamento congiunto di metalli delle terre rare nell’Artico. La Russia mette a disposizione le materie prime e il territorio, la Cina fornisce la tecnologia di raffinazione. In quest’ottica, la fabbrica di Narva non è solo una concorrente commerciale, ma un ostacolo alla creazione di un monopolio eurasiatico sulle terre rare. Oggi Pechino sta fornendo linee di produzione complete per armamenti all’alleato di Putin, Lukashenko, a dimostrazione che Xi Jinping è disposto a usare i suoi partner regionali come “proxy” per esercitare pressione militare sull’Europa senza sporcarsi direttamente le mani. Quella che si configura oggi all’estremo confine dell’Unione europea è una guerra ibrida dove la Russia fornisce i “muscoli”, destabilizzando Narva, affinché la Cina possa mantenere il “cervello”: il controllo monopolistico della scommessa europea sull’energia verde.
Giovanni Brussato
ingegnere






