Il ventesimo Rapporto sulla Comunicazione del Censis ci fa scoprire un panorama della comunicazione in continua evoluzione, dove la televisione mantiene il suo primato, ma i media digitali guadagnano terreno. Nel 2024, il 94,1% degli italiani guarda la televisione, con una crescita della web TV (58,4%) e della mobile TV (35,0%). La radio si conferma un mezzo che resiste, con il 79,1% di ascoltatori, grazie anche alla sua capacità di adattarsi alle nuove tecnologie. Internet e i social network sono centrali nella vita degli italiani: il 90,1% utilizza internet e l’85,3% è attivo sui social media. Instagram è la piattaforma preferita dai giovani (78,1%), seguita da YouTube (77,6%) e TikTok (64,2%). La carta stampata continua il suo declino, con un calo importante dei lettori di quotidiani cartacei (21,7%) e libri (40,2%).

Le famiglie spendono sempre più risorse per acquistare dispositivi digitali, con un aumento per l’acquisto di apparecchiature informatiche. Il rapporto evidenzia anche una divisione degli italiani sulla libertà di espressione sui social media e una diffusa sensazione di essere influenzati dagli algoritmi.

Ne parliamo con Chicco Giuliani, conduttore radiofonico, dj-producer, podcaster e giornalista pubblicista. È docente di conduzione radiofonica a Radiospeaker. it e negli ultimi anni, fino a dicembre 2024, lo avete ascoltato su Radio Deejay.

Chicco, considerando la resilienza della radio evidenziata dal rapporto Censis, come vedi il futuro di questo mezzo di comunicazione nell’ era digitale? Quali strategie pensi siano fondamentali per mantenere e ampliare il pubblico radiofonico?

«Secondo l’ultimo rapporto Censis sulla comunicazione, la radio è effettivamente ritenuta un “evergreen”, con i radioascoltatori italiani che rappresentano il 79,1% della popolazione: è stata definita così perché, alla luce di questi ultimi dati, si conferma un mezzo stabile, rassicurante e sempre attuale nonostante la continua crescita di tutto il mondo digitale. Ma cresce anche la radio. Questo succede perché parliamo di un medium da sempre “malleabile”, dico io, cioè in grado di adattarsi ai tempi, alle tecnologie che avanzano e ai formati, nonostante gli anni sulle spalle; questa è sempre stata la forza della radio, nonostante più e più volte sia stata data per spacciata e lo sta dimostrando proprio in questi ultimi anni, in cui interagisce splendidamente con altri mondi. Le strategie vincenti stanno evidentemente nella capacità di adattamento alle nuove tecnologie: ci si rinnova giorno per giorno attraverso la cosiddetta crossmedialità o ibridazione che dir si voglia, rispetto ai social e a tutti gli atri canali. I nuovi media non mi spaventano, una certa affannata rincorsa a voler “snaturare” la radio a beneficio di altri mezzi, si. La radio, per vincere questa sfida, deve mantenere la propria identità e la propria missione, pur interagendo col digitale. Deve farlo a livello  tecnologico, certo, ma anche a livello di linguaggio e di qualità dei contenuti. L’unica via è la ricchezza di contenuti, vanno sviluppati meglio e in maggiore quantità: chi va al microfono, oggi come non mai, ha una grande responsabilità»

Il rapporto del Censis sottolinea la forte presenza dei giovani sui social media, in particolare Instagram, YouTube e TikTok. Come credi che la radio possa intercettare e coinvolgere questa fascia di pubblico? 

«La radio fa la radio, i social fanno i social, non dimentichiamolo, è una questione di target e di obiettivi. Inseguire a tutti i costi giovani e giovanissimi che stanno al telefono h24 su Youtube, Twitch e TikTok provando, come radio, a scimmiottare i social stessi è a mio avviso un errore, stiamo prendendo un abbaglio. Ognuno ha la propria funzione e la propria missione: più sei definito e fai il tuo, più sei potente. Diverso è, invece, considerare la crossmedialità della radio, dunque lo sbarco su altre piattaforme, l’ibridazione e la condivisione di contenuti radiofonici attraverso i social media, come punto di forza “aggiunto” e come volano per provare a coinvolgere anche nuove fasce di pubblico. Questo mi  piace, è la trasversalità vincente della radio»

L’ibridazione dei media è un tema centrale nel rapporto. Come speaker radiofonico, quali sono le tue esperienze e riflessioni sull’integrazione tra radio tradizionale e digitale?

«A livello tecnologico e di fruizione, l’integrazione ormai è totale, nel senso che tutti o quasi ascoltiamo la radio anche e/o soprattutto dal telefono, dal pc, dalla tv, ecc. ecc. Io lo faccio praticamente sempre, vuoi anche solo per una questione di comodità, pur essendo in casa pieno di radio (intesa proprio come oggetto, come elettrodomestico). Il Censis ci dice  che sono stabili tutti i sistemi di ascolto, con la radio tradizionale che subisce un piccolo rialzo (+1,3%). Stesso aumento per la radio mobile che arriva al 25,4%, mentre l’autoradio resta la modalità più seguita dagli italiani (68,9%). Se ci pensi, anche alla luce di questi dati attualissimi, la radio è dappertutto e così vive una nuova giovinezza. Con qualunque dispositivo tu scelga di ascoltarla, la radio però è ancora soprattutto “suono”: io se fossi un direttore o un editore, lavorerei innanzitutto su questo elemento fondamentale, il resto viene dopo. E poi, non dimentichiamoci del punto di forza distintivo della radio: il tempo reale, la diretta, il “qui e ora”. Per sua stessa natura la radio arriva prima di tutto e tutti, accendi il microfono e in un attimo sei ovunque ma il digitale può fornirci comunque spunti interessanti»

Il rapporto evidenzia una divisione degli italiani sulla libertà di espressione sui social media. Pensi che la radio sia un mezzo dove la libertà di espressione venga valorizzata?

«Penso di si. Nonostante tutto e nonostante i tempi bui che stiamo attraversando, in generale credo che la radio rimanga ancora un mezzo “libero ed espressivo”. Uno dei pochi ultimi baluardi di libertà in questa assurda epoca di bavagli che cerca di farti sentire sempre sbagliato e sempre in fallo, soprattutto se ti occupi di comunicazione. Io in radio, ovunque abbia lavorato in questi anni, ho sempre cercato di esercitare la libertà di espressione come diritto imprescindibile di chi fa questo mestiere. Non sempre è semplice, ma bisogna lottare per questo, è un diritto e un dovere allo stesso tempo se sei un conduttore radiofonico degno di questo nome»

Come pensi che la radio possa evolvere per mantenere la sua centralità nel panorama dei media italiano?

«Al di là di tutta l’integrazione tecnologica di cui abbiamo già abbondantemente parlato, ti rispondo sottolineando ancora un concetto evidenziato anche prima, pur rischiando di ripetermi: lavorando sulla qualità dei propri contenuti. Ciò che si racconta al microfono fa sempre la differenza, nel bene e nel male. E al microfono bisogna arrivarci sempre preparati, brillanti, empatici e creativi. Non ci sono storie, oggi più che mai».

Elisa Garfagna

giornalista

 

 

 


TUTTE LE NOTIZIE SU ECONOMIA