APRILE 2026
Il traffico di cocaina verso l’Europa non si limita a crescere: cambia struttura, si espande e diventa sempre più difficile da intercettare. L’ultimo report di Europol fotografa un sistema criminale capace di muovere decine di tonnellate di droga con modalità sempre più sofisticate, sfruttando tecnologia, mare aperto e punti ciechi delle autorità. I numeri raccontano meglio di qualsiasi analisi la portata del fenomeno. In una sola operazione internazionale sono state sequestrate 73 tonnellate di cocaina, una quantità che da sola dimostra la dimensione industriale del traffico globale. In un altro caso, un’indagine coordinata ha portato all’arresto di 50 persone e al sequestro di 4 tonnellate di droga.
Non si tratta di episodi isolati. Le rotte atlantiche sono diventate corridoi stabili, percorsi da mezzi sempre più evoluti. Tra questi, i semisommergibili rappresentano la frontiera più avanzata. Nel marzo 2025 uno di questi mezzi è stato intercettato vicino alle Azzorre con 6,5 tonnellate di cocaina, il più grande sequestro mai registrato nell’Unione europea con questo tipo di imbarcazione. Pochi mesi dopo, un altro semisommergibile ha trasportato oltre 3 tonnellate verso le coste della Galizia. Il dato più rilevante, però, non è solo la quantità, ma il metodo. Le organizzazioni criminali stanno progressivamente abbandonando i porti commerciali come punto di ingresso principale. Le grandi infrastrutture del Nord Europa restano importanti, ma non sono più centrali come in passato. La pressione delle forze dell’ordine ha spinto i cartelli a cambiare strategia, frammentando le rotte e moltiplicando i punti di accesso.
Il cuore del nuovo sistema è il mare aperto. Le cosiddette “navi madre” partono dall’America Latina e trasferiscono il carico a imbarcazioni più piccole in acque internazionali. In altri casi, la droga viene lasciata in mare e recuperata successivamente. Operazioni complesse che possono coinvolgere flotte di supporto: in un’indagine recente sono state utilizzate 11 imbarcazioni veloci per il recupero dei carichi.
Queste unità sono in grado di operare fino a 100 miglia nautiche dalla costa, rimanendo per lunghi periodi in mare aperto. Un raggio d’azione che rende estremamente difficile l’intercettazione e trasforma l’oceano in una zona grigia, dove il controllo è limitato e intermittente. Accanto alla rivoluzione logistica, si sviluppa una sofisticazione crescente nelle tecniche di occultamento. La cocaina non viene più solo nascosta nei container, ma integrata nei materiali. Può essere legata chimicamente a plastica, tessuti o prodotti alimentari, oppure inserita in macchinari industriali. In un caso, le autorità hanno scoperto 900 chilogrammi di droga nascosti all’interno di un frantoio per pietre, che ha dovuto essere completamente smontato per recuperare il carico.
Queste tecniche hanno una conseguenza diretta: spostano una parte del processo criminale in Europa. Per recuperare la cocaina dai materiali di copertura servono laboratori specializzati e competenze tecniche avanzate. Il traffico non finisce con l’arrivo della merce, ma continua sul territorio europeo, rafforzando la presenza delle organizzazioni criminali. In questo scenario, l’Italia si trova sempre più esposta. La diversificazione delle rotte e il ricorso a porti minori o a sbarchi diretti lungo le coste rendono il Mediterraneo un’area strategica. Non solo come punto di arrivo, ma anche come piattaforma di transito verso altri Paesi europei. La lunghezza delle coste italiane e la varietà degli approdi – dai grandi porti commerciali agli scali minori – rappresentano un vantaggio operativo per le reti criminali. Il rischio è duplice. Da un lato, l’Italia può diventare un punto di ingresso alternativo rispetto ai porti del Nord Europa. Dall’altro, può essere utilizzata come hub logistico per la redistribuzione della droga. In entrambi i casi, l’aumento dei flussi porta con sé una maggiore pressione criminale sul territorio.
A spingere questa evoluzione è un mercato in piena espansione. La produzione di cocaina in America Latina ha raggiunto livelli record, mentre la domanda in Europa resta elevata. Nonostante la diminuzione dei prezzi all’ingrosso nei principali hub, il traffico continua a garantire margini enormi, alimentando nuovi investimenti e attirando nuovi attori. Il risultato è un sistema sempre più competitivo e violento. L’ingresso di nuovi gruppi e la frammentazione delle rotte aumentano le occasioni di scontro, soprattutto nelle fasi di trasporto e distribuzione. In alcune aree europee, la presenza di carichi milionari ha già portato a un’escalation della violenza. Secondo Europol, il vero problema è rappresentato dai “punti ciechi”: il mare aperto, le transazioni finanziarie frammentate e le tecnologie emergenti. Sono questi gli spazi in cui le organizzazioni criminali riescono a operare con maggiore libertà, sfruttando i limiti dei sistemi di controllo.La risposta, inevitabilmente, deve cambiare. Non basta rafforzare i controlli nei porti. Serve un approccio integrato che includa sorveglianza marittima estesa, cooperazione internazionale e strumenti tecnologici avanzati. Ma la sfida resta complessa: le reti criminali si muovono con una velocità e una flessibilità che le istituzioni faticano a eguagliare. Il traffico di cocaina via mare è ormai un sistema globale, capace di adattarsi e innovare. Un sistema che muove tonnellate di droga, miliardi di euro e che, soprattutto, continua a sfruttare ogni zona d’ombra. Anche quelle che lambiscono sempre più da vicino l’Italia.
Stefano Piazza
vice direttore IUS101






