Germania: un calcio al rigore. Ed alla coerenza
Nel nostro Paese il termine “ribaltone” ha una chiara connotazione: governi dove le alleanze sono state modificate a tavolino a dispetto della volontà degli elettori. Probabilmente per gli elettori tedeschi è un’accezione ancora in via definizione ma il cui uso potrebbe presto diventare più frequente che nel nostro Paese.
Le feroci critiche espresse in campagna elettorale da Merz, candidato cancelliere della CDU/CSU, contro la politica verde della “Coalizione semaforo” formalizzate nel documento del PPE inviato ad Ursula von der Leyen, lasciavano intendere una netta presa di distanza dalle politiche del governo in carica .
I risultati delle elezioni hanno premiato la CDU/CSU con un margine di circa 8 punti sull’estrema destra di Alternativ fur Deutschland (AfD). Forse se gli elettori tedeschi avessero conosciuto nel dettaglio i propositi del futuro Cancelliere, noto per aver sempre predicato rigore fiscale e zero debiti, avrebbero dato il loro consenso ad altre forze politiche.
Comprensibile lo stupore degli elettori tedeschi di fronte al fulmineo passaggio di Merz dalla storica riluttanza all’indebitamento ad un piano “whatever it takes” da 500 miliardi di euro per difesa, infrastrutture e transizione ecologica.
Uno stupore che si è presto trasformato in indignazione perché lo sfregio alla democrazia non è tanto nel piano “whatever it takes”, il cui rimborso resterà comunque a carico delle future generazioni tedesche, ma dal fatto che la necessaria modifica costituzionale per allentare il freno alla spesa statale verrà realizzata dal Parlamento uscente, sconfitto alle elezioni, ed alla vigilia dell’insediamento del nuovo Parlamento dove Merz non avrebbe avuto i numeri per realizzarla.
Il neo Cancelliere ha annunciato la drastica svolta sulla spesa, in accordo con i socialdemocratici e futuri partner di coalizione, qualche giorno dopo la vittoria alle elezioni “ribaltando” i propositi espressi in campagna elettorale dove aveva promesso alla sua base elettorale, che si aspettava rigore e austerità, che non avrebbe toccato le restrizioni alla spesa pubblica.
La contrarietà degli elettori si è subito manifestata, con AFD tornata ai massimi storici e la CDU che appare in caduta libera: con solo due punti percentuali di distacco tra i due maggiori partiti nei sondaggi ed il clamoroso sorpasso all’orizzonte.
L’emorragia dei partiti di centro, con elettori in diaspora verso la destra dopo l’incredibile “ribaltone” escogitato da Merz per indebitare i tedeschi contro la loro volontà, è impietosamente manifesta nei numeri: se distacco alle elezioni era stato di poco meno di 8 punti percentuali, nel volgere di qualche settimana è sceso a 3 punti raggiungendo, e superando, quello che era stato il massimo consenso raggiunto nei sondaggi dalla AfD, all’indomani della decisione del Governo Semaforo di rendere immediatamente obbligatorie le pompe di calore in tutte le case tedesche.
La spudoratezza del piano messo in atto, qualunque sia il suo esito, anche fosse bloccato dal Bundesrat o dalla Corte Costituzionale, è resa insopportabile dal risultato del negoziato, durissimo, tra CDU, SPD e Verdi dove questi ultimi, pesantemente sconfitti alle elezioni, ne sono usciti premiati ottenendo ulteriori 100 miliardi di euro, da buttare in quel pozzo senza fondo, noto ai più come Energiewende, che ne ha già fagocitati circa 500.
E se, oggi, la mossa di Merz di allentare i limiti alla spesa pubblica è stata accolta con favore a livello internazionale, i primi problemi si manifesteranno tra un paio d’anni quando i costi del finanziamento sui mercati dei capitali diventeranno più onerosi per la Germania ed il costo del debito assorbirà una parte maggiore delle risorse di bilancio. Allora saranno chiamati i cittadini tedeschi a cofinanziare il piano: non è un caso che il nuovo Cancelliere stia già parlando di “mobilitazione del risparmio tedesco”.
Gli esiti delle politiche tedesche avranno ripercussioni in tutta l’area euro poiché il debito tedesco costituisce il punto di riferimento per il mercato dell’intera Ue. L’annuncio del piano ha fatto salire i rendimenti dei Bund tedeschi a 10 anni a quasi il 3% questo mese, con inevitabili conseguenze in particolare sulle finanze delle economie dell’Ue più fortemente indebitate, come la nostra, che potrebbero vedere influenzata la loro capacità di finanziamento del debito sovrano in un momento in cui aprono nuovi fronti di spesa per la difesa.
Proprio la difesa offre l’opportunità di riflettere su come siano cambiati i temi della discussione della Commissione europea. Siamo passati senza soluzione di continuità dall’European Green Deal al ReArm Europe fino ai “porcospini d’acciaio”, dalla retorica ecologistica delle “energie verdi” a una militarizzazione strisciante che solleva un velo sulle sfumature di verde della classe dirigente di Bruxelles: dal green al “verde oliva”, più noto come verde militare.
Giovanni Brussato
ingegnere minerario






