SETTEMBRE 2026
Il rafforzamento delle forze armate tedesche suscita molta apprensione nelle capitali europee e riapre un interrogativo antico: quale peso militare può assumere Berlino senza compromettere gli equilibri continentali? A rendere il confronto più delicato è l’avanzata nei sondaggi di Alternative für Deutschland (AfD), formazione di estrema destra legata a Mosca, che vuole superare il senso di colpa nazionale per i crimini nazisti. Il ministro degli Esteri polacco Radoslaw Sikorski, da tempo favorevole a un maggiore contributo tedesco alla difesa, ha richiamato i rischi storici di una Germania riarmata sotto una guida radicale filorussa. Anche Jean-Luc Mélenchon, secondo nelle rilevazioni sui candidati alle presidenziali francesi del 2027, ha contestato l’ambizione di Berlino di costruire la principale forza convenzionale europea, annunciando che da presidente esprimerebbe la propria opposizione. Fino a pochi anni fa, le critiche andavano nella direzione opposta. La Germania veniva accusata di affidarsi alla protezione americana, francese e britannica senza sostenere costi proporzionati alla propria ricchezza. Donald Trump aveva insistito perché aumentasse gli investimenti. Ora il cancelliere Friedrich Merz ha destinato oltre 500 miliardi di dollari alle forze armate nel prossimo decennio, ma questa svolta solleva nuove riserve.
Come scrive il Wall Street Journal alcuni rappresentanti europei temono che Germania e Russia possano diventare le potenze militari dominanti del continente. Il problema andrebbe oltre un eventuale governo dell’AfD: per scongiurare uno scontro, Berlino potrebbe tornare a cercare un compromesso con il Cremlino. La prevalenza delle imprese tedesche nell’assegnazione delle commesse alimenta inoltre il sospetto che il programma risponda soprattutto a priorità nazionali. Riemerge così la questione tedesca, il dilemma ottocentesco sui limiti della potenza di una Germania unificata. Dopo le due guerre mondiali, prevalse la necessità di contenerne la forza. Nel dopoguerra, la Germania occidentale venne inserita nella NATO a guida statunitense; dopo la riunificazione, privilegiò la crescita economica e la prudenza negli interventi armati.
L’invasione russa dell’Ucraina ha spezzato questo orientamento, avviando il maggiore programma europeo di riarmo dalla caduta del Muro. Secondo il Kiel Institute for the World Economy, nell’ultimo anno Berlino ha sottoscritto contratti per la difesa di valore superiore a tre volte quello degli accordi britannici. Per Lukasz Jasinski, esperto dell’Istituto polacco per gli affari internazionali, la trasformazione influenzerà i vicini, l’UE e i rapporti transatlantici: la Germania è indispensabile alla sicurezza comune, ma il suo peso deve restare compatibile con gli equilibri europei. Le reazioni più dure arrivano dai populisti. Il presidente nazionalista polacco Karol Nawrocki ha sostenuto che l’ostilità tedesca verso il suo paese non fosse circoscritta al nazismo. Liana Fix, ricercatrice del Council on Foreign Relations, ritiene invece che gli elogi ricevuti nel 2022 abbiano convinto Berlino di poter procedere senza ostacoli. Un suo saggio su Foreign Affairs, dedicato ai pericoli di un’egemonia tedesca, ha incrinato questa convinzione e attirato l’attenzione di Merz, che l’ha incontrata a Washington.
Il recente successo dell’AfD nella Germania orientale, con il miglior risultato della sua storia, ha aggravato le inquietudini. Il movimento propone l’uscita dall’UE, la cancellazione delle sanzioni contro Mosca e il ripristino delle importazioni energetiche russe. Alcuni dirigenti mettono in discussione anche l’utilità della NATO. Varsavia teme inoltre il ritorno di rivendicazioni territoriali. Dopo il secondo conflitto mondiale, la Germania perse vaste regioni orientali e oltre dodici milioni di tedeschi furono espulsi dall’Europa dell’Est. Berlino rinunciò formalmente a quei territori nel 1990, ma alcuni esponenti dell’AfD hanno alimentato la nostalgia degli sfollati. Nel 2023 Alice Weidel definì l’est tedesco Germania centrale, formula interpretata da politici polacchi come un richiamo irredentista. Tino Chrupalla ha poi escluso minacce russe, indicando nella Polonia un possibile pericolo.
I cancellieri precedenti avevano cercato di tutelare il consenso degli alleati. Helmut Kohl offrì limiti alle forze armate per ottenere l’appoggio francese e britannico alla riunificazione. Successivamente, Angela Merkel impose condizioni di rigore alla Grecia in cambio degli aiuti e sostenne il secondo gasdotto Nord Stream nonostante gli avvertimenti ucraini e polacchi dopo l’annessione della Crimea. Secondo alcuni analisti Berlino potrebbe rassicurare i partner attraverso acquisti comuni, maggiore integrazione industriale e comandi condivisi nella NATO. Potrebbe inoltre accettare un debito europeo destinato alla difesa, come chiedono gli alleati con minori risorse. La Germania ha invece abbandonato programmi miliardari con Francia e Paesi Bassi, mentre solo una parte minima delle commesse raggiunge gli altri partner europei. Queste tensioni coincidono con i progetti americani di riduzione della presenza militare nel continente. Washington ha spesso mediato tra interessi divergenti e rivalità storiche. Secondo Rym Momtaz, di Carnegie Europe, Parigi teme di perdere il primato militare-industriale e ritiene che Berlino sottovaluti la necessità di agire su scala europea per scoraggiare aggressioni. Un dispaccio consultato dal Wall Street Journal accusa inoltre la Germania di confondere troppo spesso il proprio interesse con quello collettivo. Camille Grand, ex vicesegretario generale della NATO, considera esagerate alcune proteste: Berlino deve recuperare anni di investimenti insufficienti. Se dal 1990 avesse destinato alla difesa il 2% del PIL, avrebbe speso 400 miliardi di dollari in più. Riconosce però che l’ambizione di guidare gli alleati non sempre si accompagna alla cura dei rapporti con loro.
Stefano Piazza
vicedirettore Ius101.it






