MAGGIO 2026
Lo scorso 30 aprile nel quartiere londinese di Golders Green, area a forte presenza ebraica nel nord della capitale britannica, due cittadini di religione ebraica sono stati feriti con un coltello in un episodio che le forze dell’ordine hanno qualificato come terrorismo. Le indagini sul movente restano in corso, ma l’episodio si colloca in una sequenza più ampia di aggressioni antisemite e di operazioni ostili a bassa intensità emerse dopo il conflitto contro l’Iran condotto da Stati Uniti e Israele e, più in generale, dopo l’impennata di antisemitismo e islamofobia registrata in Occidente in seguito agli attacchi di Hamas del 7 ottobre 2023.
Il confronto con Teheran, insieme al progressivo raffreddamento dei rapporti transatlantici, ha ridefinito il quadro della sicurezza non solo nel Regno Unito ma nell’intera Europa occidentale. Secondo analisi attribuite a The Soufan Group, questo contesto ha favorito la diffusione di attività ibride riconducibili all’Iran su scala continentale, aggravando un panorama di minacce già complesso. In diversi Paesi – tra cui Regno Unito, Francia, Belgio, Germania, Paesi Bassi e Norvegia – strutture legate alla comunità ebraica sono state oggetto di azioni dimostrative a basso costo, spesso attribuite a soggetti marginali o giovani reclutati online, verosimilmente attraverso canali riconducibili all’intelligence iraniana. Queste dinamiche rientrano in un modello operativo ormai consolidato: l’impiego di intermediari locali sacrificabili, talvolta definiti «agenti usa e getta», che consente allo Stato sponsor di mantenere una plausibile negazione del proprio coinvolgimento. Nell’ottobre scorso, il direttore generale dell’MI5 Ken McCallum ha dichiarato che l’agenzia aveva monitorato oltre venti piani potenzialmente letali sostenuti dall’Iran nell’arco di dodici mesi. Più recentemente, le autorità britanniche hanno fermato un gruppo sospettato di pianificare incendi contro obiettivi ebraici; diversi analisti ipotizzano un sostegno iraniano, pur in assenza di prove definitive.
Dopo l’attacco di Golders Green, la sigla Harakat Ashab al-Yamin al-Islamia ha rivendicato l’azione, senza conferme ufficiali. Il gruppo, ritenuto da alcuni esperti una struttura di facciata collegata a Teheran, ha già attribuito a sé numerosi episodi a partire da marzo, inclusi un attentato con ordigno artigianale davanti a una sinagoga a Liegi e aggressioni contro istituti ebraici nei Paesi Bassi. Anche se tali rivendicazioni appaiono opportunistiche, riflettono una strategia più ampia volta ad alimentare tensioni sociali e religiose e a diffondere insicurezza. Di fronte al susseguirsi di attacchi contro obiettivi sensibili, il primo ministro britannico Keir Starmer ha espresso allarme per l’aumento di operazioni per procura nel Paese, attribuendole al sostegno di «diversi Stati». Il Ministero dell’Interno ha quindi elevato il livello di allerta a «grave», citando una crescente minaccia sia jihadista sia di estrema destra.
Le modalità operative riconducibili all’Iran mostrano tuttavia forti analogie con schemi già sperimentati dalla Russia. Mosca utilizza da tempo strumenti a basso costo, replicabili e difficilmente attribuibili per destabilizzare gli avversari. Studi riconducibili a The Soufan Group evidenziano come, tra il 2023 e il 2024, gli episodi legati a operazioni per procura di matrice russa siano cresciuti in modo significativo in diversi Paesi europei, tra cui Francia, Germania e Regno Unito. In alcuni casi, individui reclutati – spesso stranieri – sono stati coinvolti in atti vandalici contro luoghi di culto, sfruttando tensioni sociali già esistenti.
Allo stesso tempo, le attività ostili si estendono anche al dominio cibernetico. Russia, Iran e Cina sono ritenute capaci di generare instabilità attraverso attacchi informatici e campagne di disinformazione. In Europa, infrastrutture critiche – comprese centrali energetiche – sono state oggetto di incursioni digitali attribuite a gruppi russi, mentre l’Unione Europea ha recentemente introdotto sanzioni contro entità cinesi e iraniane per operazioni simili. Sul piano militare, Mosca continua a testare i limiti della risposta occidentale attraverso attività di ricognizione e provocazioni nelle aree NATO, incluse violazioni marittime. Anche in questo ambito, secondo The Soufan Group, l’obiettivo è duplice: raccogliere informazioni e verificare il livello di tolleranza degli avversari. L’Europa si trova quindi esposta a una pressione combinata: da un lato la minaccia russa, già radicata; dall’altro l’espansione delle operazioni ibride iraniane. Entrambi gli attori fanno leva su strumenti simili – proxy locali, reti criminali, attacchi cyber e manipolazione sociale – con costi contenuti e impatti elevati. Alla luce di questo scenario, le analisi di The Soufan Group sottolineano la necessità di una risposta rapida e coordinata. Rafforzare la resilienza interna, migliorare la trasparenza nell’attribuzione delle responsabilità e preparare le opinioni pubbliche ai metodi utilizzati nelle operazioni ibride rappresentano, secondo gli esperti, strumenti essenziali per contenere una minaccia destinata a intensificarsi.
Stefano Piazza
vicedirettore IUS101






