LUGLIO 2025
Ogni giorno, secondo dati aggiornati pubblicati da Frontex nel luglio 2025, entrano nell’Unione Europea circa 420 migranti irregolari. Nei primi sei mesi dell’anno sono stati 75.900 gli attraversamenti non autorizzati rilevati alle frontiere esterne dell’UE. Un dato che conferma quanto già si percepisce quotidianamente, tra notizie di sbarchi, salvataggi e rotte sempre attive nel Mediterraneo centrale. Secondo Eurostat, nei primi tre mesi del 2025 sono stati effettuati 28.475 rimpatri, cioè una media di 316 al giorno. Se il ritmo è rimasto stabile anche nel secondo trimestre, si arriva a circa 57.000 rimpatri complessivi nei primi sei mesi dell’anno. I conti sono semplici: ogni giorno restano in Europa circa 100 persone in più, cioè oltre 18.000 in sei mesi e più di 38.000 in un anno. Guardando ai dati Eurostat, i Paesi che effettuano più rimpatri sono Francia (3.695), Germania (3.625) e Cipro (3.470), seguiti da Svezia (2.715) e Polonia (2.135).
L’Italia ne ha eseguiti 1.258 nel primo trimestre, meno di Austria (1.658) e Spagna (1.478), ma più della Grecia (1.050) e di Malta (240). È un segnale preciso: l’Italia è spesso terra di transito e non di arrivo. Chi sbarca tende a spostarsi verso Nord, e sono i Paesi del Nord Europa a concludere il processo con le espulsioni. Intanto, secondo i dati sempre forniti da Frontex, nei primi sei mesi del 2025 sono morte nel Mediterraneo almeno 760 persone. La media è di quattro al giorno. Numeri che raccontano la parte più cruda della migrazione irregolare: imbarcazioni sovraccariche, rotte rischiose, traffici gestiti da reti criminali e nessuna sicurezza per chi parte. Anche se nello stesso periodo gli ingressi irregolari complessivi sono calati del 20% rispetto al 2024, non tutte le rotte seguono lo stesso andamento.
Quella del Mediterraneo centrale, che va dalla Libia all’Italia, resta la più battuta, con 29.340 attraversamenti irregolari registrati nei primi sei mesi del 2025, pari a un aumento del 12% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Solo nel mese di giugno gli arrivi lungo questa rotta sono stati 6.321. Il principale punto di partenza è la Libia: da lì sono partite 20.800 persone dirette in Italia, l’80% in più rispetto al 2024. Le nazionalità prevalenti sono quelle di Bangladesh, Eritrea ed Egitto. Più a est, la situazione è diversa. La rotta del Mediterraneo orientale – tra Turchia, Grecia e Creta – ha registrato 19.607 arrivi nei primi sei mesi dell’anno, con un calo del 24% rispetto al 2024. Ma in quell’area si sta consolidando un nuovo corridoio migratorio, quello tra Libia e Creta, che oggi concentra la maggior parte degli attraversamenti sulla tratta orientale. Le persone che percorrono questo corridoio arrivano in gran parte da Afghanistan, Egitto e Sudan, spesso in fuga da guerre e crisi economiche.
Parallelamente, crescono gli ingressi regolari. Il nuovo Decreto Flussi approvato dal governo italiano prevede per il triennio 2026–2028 l’ingresso di 497.550 lavoratori stranieri: 164.850 nel 2026, 165.850 nel 2027 e 166.850 nel 2028. È il piano più ambizioso mai approvato, che supera anche il programma 2023–2025, già definito storico con i suoi 452.000 ingressi autorizzati. Fino al 2020, i decreti flussi autorizzavano ogni anno tra le 13.000 e le 30.850 unità, numeri lontani dalla domanda reale di manodopera in vari settori. Il risultato è che molti stranieri sono stati costretti a lavorare senza permessi, alimentando l’irregolarità. Ma anche oggi, nonostante l’ampliamento delle quote, resta un problema strutturale: secondo i dati del Ministero dell’Interno, solo il 16% delle domande accolte si trasforma effettivamente in un permesso di soggiorno. Il resto si perde tra pratiche bloccate, rinunce dei datori di lavoro e truffe ai danni dei migranti.
Costantino Pistilli
giornalista






