MAGGIO 2026
Ad aprile 2026 le truppe russe hanno registrato, per la prima volta dall’offensiva ucraina nella regione di Kursk dell’agosto 2024, un bilancio territoriale negativo sul fronte ucraino. Secondo le valutazioni dell’ISW (Institute for the Study of War), Mosca avrebbe perso circa 116 chilometri quadrati, senza includere le aree dove reparti russi potrebbero essersi limitati a penetrare senza consolidare una presenza stabile. Il rallentamento non è episodico ma si inserisce in una tendenza avviata già dalla fine del 2025. Come evidenzia l’ISW, il calo del ritmo operativo è legato a diversi fattori: la pressione costante dei contrattacchi ucraini, gli attacchi a medio raggio, il blocco dell’accesso ai terminali Starlink per le forze russe e le restrizioni sull’uso di Telegram imposte dal Cremlino, che hanno aggravato criticità strutturali già esistenti. Anche le condizioni meteo hanno inciso. I dati citati dall’ISW indicano che l’inverno 2025-2026 è stato più freddo e soprattutto più piovoso rispetto all’anno precedente. Questo ha amplificato gli effetti della rasputitsa, la stagione del fango che accompagna il disgelo, rendendo più difficili le operazioni meccanizzate e rallentando le manovre offensive. In passato, con l’arrivo della stagione secca tra maggio e giugno, le forze russe erano riuscite a recuperare slancio: resta da capire se lo stesso scenario si ripeterà. Sul piano numerico, il confronto con il 2025 è netto. L’ISW stima che negli ultimi sei mesi le forze russe abbiano conquistato circa 1.443 chilometri quadrati, contro oltre 2.300 nello stesso periodo dell’anno precedente. Nei primi quattro mesi del 2026 l’avanzata media giornaliera si è fermata a circa 2,9 chilometri quadrati, rispetto ai quasi 10 del 2025. Tuttavia, sottolinea ancora l’ISW, il paragone è reso più complesso dal cambiamento delle tattiche. Dall’autunno 2025 Mosca ha aumentato il ricorso a operazioni di infiltrazione: piccoli gruppi avanzano oltre le linee senza mantenere un controllo pieno del territorio. Questo approccio permette di mostrare una presenza diffusa lungo il fronte, ma spesso si traduce in un controllo limitato, confinato alle cosiddette “zone grigie”. Le analisi indicano che tra novembre 2025 e aprile 2026 le aree interessate da infiltrazioni o occupazioni temporanee superano i 1.700 chilometri quadrati, ma solo una parte di queste può essere considerata realmente sotto il controllo russo. L’ISW evidenzia come queste operazioni vengano utilizzate anche per alimentare una narrativa di avanzata continua, pur in assenza di guadagni territoriali consolidati.
Lo stesso istituto sottolinea inoltre che la metodologia di classificazione delle infiltrazioni è più permissiva rispetto a quella utilizzata per le conquiste effettive. In molti casi, unità russe penetrano in un’area ma non riescono a mantenerla; tuttavia, in assenza di prove chiare di una riconquista ucraina, queste zone restano classificate come infiltrate. Sul fronte aereo emergono segnali contrastanti. Fonti russe parlano di un possibile incremento nell’uso di bombe plananti, con la capacità di effettuare fino a sei sganci per missione da parte dei cacciabombardieri Su-34. Alcuni analisti ipotizzano un aumento degli attacchi mensili fino a 15-16 mila, ma problemi strutturali – carenza di velivoli, limiti nella manutenzione e difficoltà nell’addestramento – rischiano di frenare questa espansione. Critiche interne segnalano inoltre una gestione inefficiente degli obiettivi, con munizioni utilizzate su target di scarso valore. In parallelo, il Cremlino accelera sul reclutamento internazionale. Secondo l’intelligence militare ucraina, Mosca punta ad arruolare almeno 18.500 combattenti stranieri entro il 2026. L’obiettivo è rafforzare le linee con personale proveniente soprattutto dall’Asia centrale – tra cui Kazakistan, Kirghizistan, Uzbekistan e Tagikistan – ma anche da Paesi in via di sviluppo in Africa e Asia, come Bangladesh, Ciad, Sudan e Burundi. I piani prevedono che i foreign fighter rappresentino tra lo 0,5% e il 3,5% delle forze impiegate nei vari settori del fronte. Una scelta che riflette le difficoltà nel sostenere uno sforzo militare prolungato e la necessità di compensare le perdite. Anche sul fronte interno la tensione resta elevata. Il Cremlino ha deciso di ridimensionare la parata del 9 maggio a Mosca per motivi di sicurezza, un segnale che conferma come la guerra continui a produrre effetti non solo sul campo, ma anche all’interno della Russia.
Stefano Piazza
vicedirettore IUS101.it






