Un argomento che sta tenendo banco in queste ore è il voto del Parlamento europeo che ha approvato una risoluzione non vincolante sul “Libro bianco della Difesa” che la Commissione europea presenta oggi 19 marzo e che contiene il piano ReArm Europe spiegato dalla Presidente della Commissione, Ursula von der Leyen. Il testo è passato con 419 voti a favore, 204 voti contrari e 46 astensioni. Ma nel nostro stivale italico si prospetta anche, di riflesso, l’ipotetico aumento del personale delle nostre Forze Armate, circa 40 mila nuove unità per tenere fede agli impegni assunti a livello internazionale e per esigenze di forza maggiore che spaziano, come la guerra in Ucraina, l’instabilità cronica del Medioriente e il contrasto al terrorismo internazionale di matrice jihadista. Grazie al cielo, i carri russi T-14 e T-90 non hanno ancora varcato le porte di Trieste e sicuramente ciò non accadrà mai. Lasciamo la fantascienza ai registi di Hollywood. Anche questo aspetto ha generato fratture nella politica interna con chiare ripercussioni a livello europeo. Ma la replica del ministro Crosetto non si è fatta attendere che su X ha scritto: “La consistenza delle Forze Armate è fissata da una legge. Non ho problemi a dire, come ho già detto più volte che quel modello ormai è inadeguato e va cambiato. Lo si farà in Parlamento. Ma, a mio avviso, all’interno di un provvedimento molto più ampio che un semplice aumento di organici, che affronti tutti i temi connessi alla difesa e sicurezza di una nazione”.
Ma la politica cos’ha fatto in questi ultimi vent’anni?
Il Precariato Militare in ambito Difesa (Esercito, Marina Militare, Aeronautica Militare, Arma dei Carabinieri, Corpo delle Capitanerie di Porto – Guardia Costiera, e Corpo della Guardia di Finanza), è seguitato alla complessa riorganizzazione delle FFAA sul modello professionale, ed in particolare al disposto normativo afferente alla stessa “professionalizzazione” (cfr: LEGGE 14 novembre 2000, n. 331, DECRETO LEGISLATIVO 8 maggio 2001, n. 215, LEGGE 23 agosto 2004, n. 226). Da quando nel 2004 al posto della leva obbligatoria è stata introdotta la figura del militare di professione solo 50mila giovani sono stati assunti in pianta stabile, uno su cinque tra quelli reclutati. Gli altri licenziati, professionisti chiamati per le missioni all’estero a 1.200 euro netti al mese, sono stati «congedati senza demerito» anche dopo 10 anni di servizio. Per di più, paradossalmente, le relative risorse finanziarie delle amministrazioni per la “formazione e la specializzazione” del personale precario (ufficiali e truppa), sono state in tutti questi anni di fatto abilmente cestinate. Ai tanti illustri generali, oggi transitati nella riserva per limiti di età, e che sono divenuti nel frattempo opinionisti e analisti, o non ha mai particolarmente interessato l’annosa questione oppure avevano cose molto più importanti a cui pensare. Chissà!
in questa vicenda rientrano a pieno titolo alcuni funzionari militari come il ruolo Ufficiali, formati essenzialmente da tre categorie: Ufficiali di Complemento, che ai tempi della Leva svolgevano il loro servizio militare con i gradi da Sottotenente dove alcuni hanno avuto la fortuna di essere prorogati per altri due anni. Vi sono poi gli Ufficiali in Ferma Prefissata, in servizio per anche loro per circa tre anni. Infine, la Riserva Selezionata, figure professionali civili che interessano alla Forza Armata per la loro preparazione, e a cui viene attribuito un grado gerarchico e che rimangono in servizio per un limitato lasso di tempo. Ma loro militari di professione non sono, sono a tempo determinato, a scadenza. La Forza Armata di appartenenza li chiama, li istruisce, li riqualifica, spesso attribuisce loro incarichi di responsabilità, a volte superiori al grado effettivamente rivestito. Poi, una calda stretta di mano, e, dopo pochi mesi, li congeda.
Non sarebbe il caso creare un nuovo modello come ad esempio una Guardia Nazionale?
Una Guardia Nazionale Italiana per valorizzare i precari storici e contrastare le minacce interne ed esterne. Dopo la proclamazione del Regno d’Italia ciò fu fatto, vista l’impossibilità dell’esercito sabaudo di presidiare tutto il mezzogiorno d’Italia e la necessità di creare un nuovo esercito nazionale, il 4 agosto del 1861 si decise di uniformare e creare una forza unica che venne concepita principalmente per contrastare e reprimere il brigantaggio e il banditismo nell’Italia meridionale.
Tornando ai giorni nostri, il brigantaggio di un tempo potrebbe essere accostato all’esigenza del contrasto alle varie mafie italiane presenti a macchia d’olio in tutte le regioni. Mentre il banditismo con l’instabile sicurezza urbana odierna percepita e non delle nostre città. Una Guardia Nazionale italiana potrebbe essere chiamata a svolgere inoltre incarichi attivi direttamente dei presidenti di Regione, così come il modello americano, per rispondere alle emergenze di protezione civile.
Vincenzo Priolo
esperto sicurezza
TUTTE LE NOTIZIE SU EUROPA






