SETTEMBRE 2026
L’automazione bellica diventa sempre più importante nella strategia di Putin. La Russia istituzionalizza ufficialmente le Forze per i Sistemi Senza Pilota con una nomina che segna il passaggio definitivo dalla guerra d’attrito convenzionale alla militarizzazione dell’Intelligenza Artificiale. Mosca e Kyiv stanno riscrivendo le regole della sicurezza globale, creando implicazioni destabilizzanti per l’intero equilibrio geopolitico. Questa nomina da parte di Vladimir Putin non è solo un rimpasto organizzativo. Dal punto di vista geopolitico e strategico, rappresenta un passaggio tecnico-burocratico che mette fine alla guerra del Novecento, elevando i sistemi automatizzati a “pilastro indipendente della difesa nazionale”. In questo modo si va oltre la dottrina tradizionale. La flessibilità delle forze nel calcolo militare del Cremlino porta le Forze dei Sistemi Senza Pilota a svilupparsi come una branca di combattimento autonoma. Putin ha scelto con cura di non inserirle nell’Esercito o nell’Aeronautica, rispondendo a una precisa necessità strategica con la centralizzazione del comando. Le unità droni sono ora concepite come asset fluidi e adattabili, capaci di integrarsi dinamicamente nei teatri terrestri, marittimi e aerospaziali. Geopoliticamente, questa decisione mira a risolvere le storiche rigidità della catena di comando russa offrendo una risposta concreta alla frammentazione dei reparti tecnologici emersa durante la guerra di logoramento in Ucraina. La rivalità con Kyiv, insieme all’ascesa del Centro per le tecnologie avanzate “Rubikon” (Centr perspektivnych bespilotnych tehnologij), fulcro operativo e scientifico della nuova strategia russa, rispecchia le dinamiche della “guerra evolutiva” in corso. È vero che Kyiv ha compreso per prima il valore asimmetrico dei sistemi senza pilota per compensare lo svantaggio nei volumi di fuoco tradizionali, ma oggi, Mosca risponde istituzionalizzando la stessa prassi su scala industriale e dottrinale. Questa trasformazione va interpretata attentamente. Rappresenta, dal punto di vista tecnologico globale, la risposta di Mosca ai programmi occidentali di integrazione dell’Intelligenza artificiale nei sistemi d’arma in teatro operativo. L’obiettivo non è solo addestrare operatori con una linea di comando chiara, ma sviluppare una guerra algoritmica in grado di resistere alle contromisure della guerra elettronica, riducendo la dipendenza dal fattore umano.
È importante sottolineare che ci saranno ulteriori implicazioni per la sicurezza globale, in particolare per la NATO e per i sostenitori della Difesa Europea. La creazione di un Corpo d’Armata russo totalmente dedicato ai droni introduce tre principali elementi di instabilità geopolitica:
– Attacchi strategici non nucleari con la conseguente capacità operativa di condurre raid di precisione a lungo raggio contro infrastrutture critiche ed energetiche europee a costi ridotti;
– Paralisi o danneggiamento dei sistemi C4ISR (Comando, Controllo, Comunicazioni, Computer, Intelligence, Sorveglianza e Ricognizione), infrastrutture tecnologiche e operative essenziali che appunto potrebbero essere compromesse con un possibile uso massiccio di sciami di droni economici integrati, che saturerebbero e accecherebbero i sistemi di difesa aerea occidentali;
– Accelerazione di una nuova corsa agli armamenti autonomi verso armi letali, eludendo i tentativi internazionali di regolamentazione dell’IA in ambito militare.
L’istituzione di questa nuova Forza militare russa per sistemi senza pilota conferma che il controllo dello spazio aereo tattico a bassa quota e l’automazione dei conflitti sono diventati i nuovi campi di battaglia della competizione tra grandi potenze.
Vincenzo Priolo
analista sicurezza






