GIUGNO 2025
Un’inchiesta dell’emittente pubblica svedese SVT, condotta dal programma investigativo «Uppdrag granskning», ha acceso i riflettori su una nuova e inquietante strategia adottata dalle bande criminali presenti in diverse aree urbane del Paese. Secondo quanto emerso, queste organizzazioni stanno influenzando attivamente l’assegnazione scolastica dei bambini per rafforzare la propria presenza nei territori chiave del traffico di droga e facilitare il reclutamento di giovani all’interno delle proprie reti. Le bande, spesso composte da immigrati o da soggetti di seconda generazione provenienti da contesti marginalizzati, avrebbero trovato nelle scuole un nuovo strumento per consolidare il potere sul territorio. In alcune aree, i confini scolastici – ovvero le zone che determinano a quale istituto un bambino debba essere assegnato – sono stati letteralmente spartiti tra gruppi criminali, che decidono strategicamente dove mandare i figli o i giovani affiliati. L’obiettivo è duplice: da un lato mantenere il controllo sulle attività di spaccio locale, dall’altro disporre di un bacino costante di reclute da avvicinare fin dall’infanzia.
Le scuole diventano così non solo un luogo di apprendimento, ma anche un ambiente dove le gang rafforzano legami, osservano i potenziali adepti e costruiscono relazioni di potere tra pari. Le bande sanno che l’influenza sociale esercitata in giovane età è cruciale, e per questo sfruttano l’ambiente scolastico per coltivare appartenenze e creare fedeltà. In alcune zone, i dirigenti scolastici e gli insegnanti hanno riferito di sentirsi impotenti di fronte a dinamiche che sfuggono al controllo delle istituzioni educative, mentre cresce il timore che interi quartieri siano ormai sotto la morsa di queste strutture parallele di potere.
L’indagine svedese documenta inoltre come genitori affiliati o legati alle bande esercitino pressioni per ottenere deroghe o trasferimenti scolastici, spostando minori da un istituto all’altro secondo logiche criminali. La scelta della scuola non è più dettata da criteri educativi, ma da valutazioni strategiche sul controllo del territorio e sulla protezione degli interessi del gruppo. Il fenomeno, pur avendo radici locali, riflette una tendenza più ampia che riguarda molte metropoli europee, dove la criminalità organizzata si adatta e si evolve sfruttando le maglie larghe delle politiche sociali. La Svezia, in particolare, sta affrontando un’ondata crescente di violenza urbana, legata alla competizione tra gang per il predominio delle reti di droga. Sparatorie, esplosioni e omicidi mirati hanno raggiunto livelli preoccupanti negli ultimi anni, spingendo il governo a rafforzare le misure di sicurezza, ma senza riuscire finora a colpire le fondamenta del problema.
Dal 2012 al 2022, il numero delle vittime da arma da fuoco è più che triplicato, riferiscono i media locali. E anche gli attacchi esplosivi hanno subito un’impennata: si è passati da 149 episodi nel 2023 a ben 317 nel 2024, un trend che segnala una crescente pressione delle gang armate sul territorio. Secondo analisti e intelligence, l’Iran starebbe ora estendendo la sua guerra ombra al suolo europeo, sfruttando reti criminali locali per colpire Israele e i suoi interessi. Oltre a Svezia, anche Germania, Francia e Grecia hanno sventato complotti simili. Negli ultimi vent’anni, la Svezia ha visto incrinarsi uno dei suoi principi fondamentali: la centralità del benessere dei bambini. Un’ondata crescente di violenza tra bande ha messo a dura prova questa priorità. Nel solo 2023 si sono contate 363 sparatorie, con un bilancio di 53 morti, mentre entro novembre dello stesso anno erano già stati registrati oltre 100 attentati dinamitardi legati ai conflitti tra gang.
Secondo la polizia, le organizzazioni criminali reclutano anche bambini di appena 11 anni, trasformandoli in sicari. Il crimine organizzato in Svezia rappresenta oggi una vulnerabilità sfruttata da attori statali», ha detto Fredrik Hallström della SÄPO. Una minaccia che si fa sempre più ibrida, invisibile, e con volti sempre più giovani impegnati in azioni criminose e in atti di terrorismo con le istituzioni ebraiche. La manipolazione delle scuole da parte delle bande rappresenta un salto di qualità nel modo in cui la criminalità cerca di infiltrarsi nelle strutture della società civile. È un segnale allarmante, che richiede un intervento urgente non solo da parte delle forze dell’ordine, ma anche delle autorità scolastiche, dei servizi sociali e della politica. Se le scuole diventano terreno di conquista per la criminalità, la battaglia per il futuro delle nuove generazioni rischia di essere già compromessa.
Stefano Piazza
vicedirettore Ius101.it






