GIUGNO 2026
“Le dichiarazioni di Donald Trump sono totalmente inventate, sono francamente allibita”. Con queste parole Giorgia Meloni ha replicato all’affondo del presidente americano che, commentando il loro incontro al G7 di Evian, aveva dichiarato: “Mi ha implorato di fare una foto con lei, mi ha fatto pena”. La risposta della premier è stata netta: “Non so perché il presidente degli Stati Uniti si comporti così con i propri alleati, non è per il resto la prima volta che accade. Ma una cosa se la deve ricordare: io e l’Italia non imploriamo mai”.
Al di là della polemica personale, le parole di Trump raccontano molto del momento che stanno vivendo gli Stati Uniti. Perché non si tratta di un episodio isolato. Da anni il presidente americano sembra riservare agli alleati occidentali una durezza che raramente mostra verso i grandi avversari strategici dell’America.
Mentre trova il tempo per insultare il capo del governo italiano, Trump continua infatti a mostrarsi sorprendentemente accomodante nei confronti di Vladimir Putin. La guerra in Ucraina prosegue senza che Washington eserciti quella pressione politica e strategica che molti alleati europei si aspettavano. Il risultato è che il Cremlino continua a perseguire i propri obiettivi mentre l’Occidente appare sempre più diviso.
Non meno controversa è stata la gestione del dossier iraniano. L’accordo raggiunto con Teheran viene presentato dalla Casa Bianca come un successo diplomatico, ma per molti osservatori rappresenta una concessione umiliante a uno dei regimi più repressivi del pianeta. Migliaia di oppositori iraniani che avevano sperato in un sostegno americano alla loro lotta per la libertà si ritrovano oggi davanti a un’intesa che sembra privilegiare la stabilità del regime rispetto alle aspirazioni del popolo iraniano.
Anche Israele guarda con crescente inquietudine alle scelte dell’amministrazione americana. Lo Stato ebraico ha visto Washington firmare un accordo con il principale sponsor regionale di Hamas, Hezbollah e delle milizie sciite che da anni destabilizzano il Medio Oriente. Per molti israeliani si tratta di un tradimento politico difficilmente comprensibile.
Le stesse perplessità emergono nelle capitali del Golfo Persico. Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e altri partner strategici degli Stati Uniti sono stati bersaglio negli ultimi anni di attacchi missilistici e con droni lanciati dall’Iran e dai suoi proxy regionali. Oggi vedono la Casa Bianca impegnata a normalizzare i rapporti con Teheran senza pretendere un cambiamento sostanziale del comportamento della Repubblica islamica. Un messaggio che molti interpretano come un enorme segnale di debolezza.
Ma c’è un altro protagonista che sembra beneficiare dell’approccio trumpiano: la Cina. Nonostante le continue dichiarazioni muscolari, Trump ha spesso evitato di assumere posizioni realmente conflittuali nei confronti di Pechino quando queste avrebbero comportato costi economici o politici significativi. Mentre gli alleati vengono pubblicamente rimproverati e umiliati, il principale rivale strategico degli Stati Uniti continua a espandere la propria influenza economica, tecnologica e militare su scala globale.
Il paradosso è evidente. Trump appare inflessibile con gli amici e sorprendentemente indulgente con gli avversari. Attacca Meloni, critica l’Europa, crea tensioni con partner storici dell’America, ma allo stesso tempo offre a Putin, all’Iran e persino alla Cina spazi di manovra che pochi presidenti americani avrebbero accettato.
La vicenda di Evian assume così un significato che va ben oltre una fotografia. Diventa il simbolo di una leadership che sembra aver smarrito il senso delle priorità strategiche. Invece di rafforzare il fronte occidentale in una fase storica estremamente delicata, Trump continua a colpire coloro che dovrebbero essere i più stretti alleati degli Stati Uniti.
Resta infine una domanda che sempre più osservatori iniziano a porsi. Le continue dichiarazioni contraddittorie, gli attacchi improvvisi agli alleati, le ricostruzioni spesso sorprendenti di eventi pubblici sono soltanto il frutto di una precisa strategia politica oppure riflettono anche il peso di un’età che inevitabilmente avanza? È una domanda legittima per chiunque occupi una delle cariche più importanti del pianeta.
Qualunque sia la risposta, una cosa appare certa. Donald Trump non coincide con gli Stati Uniti d’America. Gli italiani continueranno ad amare l’America, ad ammirarne la democrazia, la cultura, l’innovazione e soprattutto il suo popolo. I rapporti tra italiani e americani hanno attraversato guerre, crisi internazionali e tensioni politiche ben più gravi di questa. E sopravvivranno anche a Donald Trump. Dopo il Covid, prima o poi passerà anche il virus Trump.
Stefano Piazza
vice direttore IUS101






