LUGLIO 2025
Il 19 luglio di ogni anno mi affiorano dei ricordi di dolore ed al contempo di rabbia e voglia di lottare. La mia generazione ha vissuto l’attentato a Borsellino in modo tragico e doloroso.
Ero ancora abbastanza giovane e impegnato in politica. Avevo conosciuto da poco tempo Antonino Caponnetto, vero e proprio maestro di vita per la mia generazione. Magistrato a cui si deve il maxi processo che ha portato alle prime condanne definitive per oltre 400 boss mafiosi. Prima di lui mai era avvenuto nulla di simile.
Era un periodo tremendo per il nostro paese in guerra contro la mafia. Si, in guerra. Da poco c’era stata la strage di Capaci. Un immenso dolore collettivo. Giovanni Falcone, il primo ad assaggiare la delegittimazione prima della uccisione. La mafia isola e poi uccide. Il trasferimento a Roma, il tradimento della causa di cui veniva accusato… Con buona parte di una stampa e di alcuni antimafiosi finti che oggi fanno a gara per ricordarlo e per attaccare chi realmente combatte la mafia. Giorni tremendi quindi. Giorni al sentore di tritolo.
Il 19 luglio 1992 avevo appena terminato un seminario in Calabria. Caponnetto era ripartito per Firenze. Al seminario avevo notato che all’improvviso era aumentato il livello di protezione. Ho visto persino dei militari ed i loro autoblindo. Sensazione strana.
Sul traghetto, ero diretto con gli altri amici a Palermo: arriva la notizia dell’uccisione della strage di via D’Amelio. Arrivo a Messina. Prendo il treno per Palermo. La Sicilia appariva ai miei occhi, e probabilmente era vero, come divisa tra gli indifferenti abituali e gli sconvolti arrabbiati. Divisa in due. A Palermo ho partecipato a tutte le manifestazioni di protesta. Tutte. Da quella spontanea davanti a Palazzo delle Aquile a quella dei funerali di massa in Cattedrale. Paolo Borsellino non l’ho mai conosciuto. Non ne ho avuto il tempo.
Detto questo, per rendere operativo e non retorico il ricordo di Borsellino e della sua scorta, senza fuffa social-mediatica dovremmo sempre ricordarci della polemica sui professionisti della antimafia che danneggiò, amareggiò ed isolò prima Falcone e poi Borsellino.
Ricordarci anche di rimanere freddi di fronte alle varie indagini o riaperture delle stesse. Bisogna riaprirle tutte se serve, perché la ricerca della verità è importante e non bisogna mai scegliere una tesi a priori. Al contempo è necessario stare attenti ai depistaggi delle menti raffinatissime. La verità è ancora lontana, ma d’altronde siamo un Paese dalle mezze verità, come giustamente dicono in una loro canzone Gianna Nannini e Fabri Fibra.
Continuare a difendere le norme antimafia in generale ed opporsi al ridimensionamento del 41bis voluto dai tanti pro-mafia 4.0, che sono in mezzo a noi, tanti, a volte insospettabili.
Prendere una posizione decisa di fronte ai tanti mascheratori che a loro volta colpiscono chi realmente combatte la mafia seguendo uno schema preciso: ti isolo, ti attacco, ti uccido.
Queste regole valgono tutte ancora oggi e le uccisioni son di due tipi: fisiche o virtuali.
Se l’uccisione virtuale è resa difficile insieme alla delegittimazione si passa all’uccisione fisica.
Bisogna ricordarsi sempre che la lotta alla mafia è trasversale e prescinde dal concetto di sinistra e destra. I buoni, i cattivi, i pro mafia, gli anti mafia esistono in tutti gli schieramenti politici. Non dimenticare mai che l’antimafia sociale, che nasce a fine 800 in Italia, ben prima della antimafia istituzionale arrivata con 90 anni di ritardo, ha compiuto danni enormi alla mafia. Il fondersi delle due antimafia sociale ed istituzionale ha rappresentato un pericolo per la sussistenza delle organizzazioni mafiose che hanno reagito con il conflitto armato, ma senza riuscire nel suo intento.
Per ricordare Borsellino e la sua scorta, niente retorica, niente fuffa social, ma una doverosa compostezza rigorosa, sia istituzionale che di popolo, che una bella persona come lui merita. Citando liberamente E. Burke mi piace concludere dicendo che: il male, la mafia, prevarranno solo se i buoni rinunceranno all’azione.
Salvatore Calleri
presidente della Fondazione Antonino Caponnetto






