La ventesima edizione di Ballando con le Stelle, il noto show di danza trasmesso su Rai 1, si è aperta con una performance molto attesa: quella di Marcella Bella, cantante storica della musica italiana, che a 73 anni si è lanciata con entusiasmo in un passo di salsa accanto al maestro Chiquito. Un debutto che aveva tutto per essere celebrato, con applausi e standing ovation da parte del pubblico. Eppure, ciò che avrebbe dovuto essere un momento di gioia e valorizzazione artistica, si è trasformato rapidamente in un caso politico e mediatico dai toni forti e sgradevoli, dando il via a una polemica che ha colpito una delle trasmissioni più vetuste e in evidente perdita di ascolti del servizio pubblico radiotelevisivo. La questione si incentra sui commenti irrispettosi e sessisti pronunciati da alcuni membri della giuria, in particolare Selvaggia Lucarelli e Fabio Canino, che con battute al limite del dileggio hanno offeso l’artista non tanto per la sua performance quanto per la sua età e il suo aspetto. Una frase come «Non è che se una donna di una certa età arriva viva a fine ballo bisogna applaudire per forza così» e commenti sul presunto «essere smutandata» sono stati percepiti come gravi mancanze di rispetto, oltre che offensivi e immeritevoli di un programma che dovrebbe rappresentare un modello di inclusione e rispetto per tutti. A questa condotta inaccettabile si è aggiunto un clima di derisione e ironia pesante da parte della giuria durante la trasmissione, che in realtà dovrebbe promuovere valori positivi e creatività artistica. Marcella Bella stessa ha reagito pubblicamente, dichiarando di essere stata toccata nella sua capacità artistica ma, ancor di più, nella sua dignità di donna. L’indignazione è stata raccolta e amplificata anche a livelli istituzionali. Susanna Donatella Campione, senatrice di Fratelli d’Italia e componente della Commissione bicamerale contro la violenza sulle donne, ha preso ufficialmente posizione denunciando come i commenti sessisti della giuria abbiano superato ogni limite di decenza. Nel suo comunicato, la senatrice ha espresso «solidarietà totale a Marcella Bella per i commenti sessisti ricevuti in diretta» e ha definito le frasi rivolte all’artista «squallide e mortificanti, con allusioni offensive a carattere intimo». Ha inoltre sottolineato che tali battute, usate apparentemente per colpire l’attenzione del pubblico e aumentare l’audience con frasi ad effetto, sono diventate un vero e proprio dileggio. Questo episodio, purtroppo, ci fa vedere con i nostri occhi una deriva preoccupante dei programmi televisivi del servizio pubblico che, anziché promuovere la cultura del rispetto e della valorizzazione delle diversità, sembra soprassedere a valori importanti per dare spazio a forme di spettacolarizzazione basate sull’offesa e la marginalizzazione. Quando un programma, come Ballando con le Stelle, diretto da Milly Carlucci e trasmesso dalla RAI, sceglie la strada dell’insulto verso una concorrente, si tradisce il ruolo di servizio pubblico e si offende la dignità delle persone e degli telespettatori. Oltretutto condotte simili reiterate nel tempo, hanno fatto progressivamente perdere ascolti ed interesse. È davvero incredibile pensare che, nel 2025, una trasmissione pubblica possa permettersi di normalizzare il linguaggio dell’emarginazione e del corpo-oggetto, forzando la sensibilità di milioni di telespettatori. L’uso di battute offensive e sessiste, soprattutto verso una donna come Marcella Bella, che rappresenta un patrimonio artistico nazionale di cui dovremmo andare fieri, non può trovare giustificazione di nessun tipo. Non si tratta di una questione di bon ton televisivo, ma di un principio fondamentale: la RAI, in quanto canale pubblico, ha il dovere di garantire contenuti rispettosi e culturalmente elevati. La trasmissione danneggia l’immagine dell’azienda e rischia di alimentare stereotipi perversi e una cultura del non rispetto che dovrebbe invece essere combattuta su tutti i fronti incessantemente. Si auspica quindi che ci sia un gesto formale di scuse da parte di tutti i giurati coinvolti ed una riflessione profonda che dia il via ad un cambiamento nel modo di condurre programmi così seguiti e influenti. Gli spettatori meritano programmi migliori, rispettosi delle persone in tutte le loro fasce di età e in tutte le forme in cui decidano di apparire. Una trasmissione del canale pubblico non dovrebbe mai diventare palcoscenico di offese perché il rispetto per la persona e la sua dignità devono essere valori imprescindibili, indipendentemente dall’età, dal genere o dalla fama. La RAI è chiamata a recuperare e riaffermare questi valori, per offrire un servizio all’altezza della sua missione culturale. Questa vicenda non deve passare sotto silenzio: insultare ed emarginare una persona nel tentativo di ottenere visibilità è un comportamento che va stigmatizzato e respinto con assoluta certezza, soprattutto quando si parla della televisione pubblica, che dovrebbe rappresentare l’intera comunità nazionale. Un programma anche se di intrattenimento e leggero non deve mai dimenticare che anche nel divertimento si può educare e lanciare messaggi positivi.
Elisa Garfagna
giornalista






