Nell’ultima puntata di Striscia la Notizia l’inviato del programma di Canale 5 individua un covo di spacciatori, organizza un blitz, li insegue tra i boschi, armato di telecamera, in sella a un destriero semi elettrico. Dopo averli rincorsi sulle note di Black Betty dei Ram Jam, torna al campo base e mostra le confezioni di diverse droghe (hashish, cocaina, eroina), un machete, il resto del covo e prima di avvisare le Forze dell’Ordine, si autoincensa per lo spiccato senso del dovere, assoluto spirito di sacrificio ed indiscusso coraggio. Ed in parte è vero. Gutta cavat lapidem. A questo giornalista va dato merito di condurre guerra alla narcomorte: da anni persegue spacciatori – piccoli spacciatori- per poi chiamare le autorità e consegnare gli stupefacenti rinvenuti. A volte lo stesso/i pusher. Il risultato? Scene spettacolari, inseguimenti, aggressioni e qualche rissa. Ma tutto questo ha davvero un senso? Oppure si tratta solo di uno show che, oltre a mettere in pericolo lui e chi lo accompagna, rischia di interferire con le operazioni delle Forze dell’Ordine?
Chi segue il benemerito programma di Antonio Ricci sa a cosa mi riferisco. Bene la guerra alla droga; bravo Brumotti a illuminare zone oscure; male il puntuale confronto e quel mezzo rimprovero alle Forze dell’Ordine. Seguendolo da anni mi dà l’impressione che il messaggio che vuole dare sia: ho fatto più io delle Forze dell’Ordine per fermare lo spaccio -”almeno per un giorno”, questo lo aggiunge spesso lui- in zone dove lo si fa a cielo aperto, zone notoriamente conosciute. Presunzione che terminata la “missione” dell’ultimo servizio gli fa dire: “Voi mi vedete ridere e scherzare ma queste sono persone pericolosissime. Armate di machete a volte di pistole”. Ecco: persone pericolosissime. Eppure quando la linea passa allo studio rincarano incenso e incoraggiamento a Brumotti – e ci sta- ma non le critiche alle Forze dell’ Ordine: “Un uomo e una bici possono fare molto, ma non tutto. Credo che serve una mano dalle Autorità preposte “. Il tutto accompagnato da un’espressione carica di aspettativa, come a dire: fate di più. Alle Autorità competenti, appunto. Quasi un rimprovero mascherato da appello. Ma la realtà è ben diversa.
Le telecamere e i riflettori possono attirare attenzione, certo, ma per bloccare il narcotraffico servono competenza, mezzi e operazioni mirate. Ed è proprio su questo che le suddette “Autorità competenti” hanno lavorato, ottenendo risultati concreti. Nel 2023, le operazioni antidroga in Italia sono state oltre 20.000, segnando un aumento rispetto all’anno precedente. Anche la quantità di sostanze sequestrate è cresciuta, superando le 88 tonnellate, con un incremento significativo soprattutto per hashish e droghe sintetiche. A livello geografico, il fenomeno non è uniforme. Oltre la metà della droga sequestrata proviene da Sud e Isole, mentre il Nord raccoglie circa un terzo dei sequestri totali. Il Centro segue con percentuali inferiori, mentre una piccola parte della merce viene intercettata direttamente in acque internazionali, segno che i traffici marittimi restano un nodo cruciale. Un dato interessante riguarda la Sardegna, che si è distinta come la regione con il maggior numero di sequestri, superando le 23 tonnellate di droga intercettata.
Numeri che raccontano una lotta costante, fatta di operazioni mirate e di un lavoro capillare sul territorio e forniti dal Ministero dell’Interno – Direzione Centrale per i Servizi Antidroga (DCSA), si riferiscono al 2022 e al 2023. Per il biennio 2024-2025 non ci sono ancora dati ufficiali completi, ma le prime operazioni lasciano intendere che la battaglia contro il narcotraffico prosegue senza sosta:
– Operazione SAMBA (dicembre 2024): arrestati 23 narcotrafficanti tra Italia e Brasile, coordinata dai Carabinieri del ROS e dalla Polizia Federale brasiliana.
– Operazione a Gioia Tauro (febbraio 2025): sequestrati 137 kg di cocaina in un’operazione congiunta tra la Polizia di Stato di Reggio Calabria, Vibo Valentia e il Servizio Centrale Operativo.
A complicare il quadro, però, ci sono sfide ancora più insidiose. Le “Autorità competenti” non devono solo contrastare il traffico di droga, ma anche affrontare minacce esterne sempre più sofisticate. L’ultimo rapporto Europol, The DNA of organiZed crime is changing – and so is the threat to Europe, evidenzia come la criminalità organizzata non sia più solo un problema interno: gruppi criminali operano su scala transnazionale, spesso al servizio di Stati esteri, con attività che vanno dall’infiltrazione economica alla destabilizzazione politica. Le cosiddette “minacce ibride” combinano criminalità e operazioni di influenza, rendendo ancora più complesso il lavoro di chi deve garantire sicurezza e ordine pubblico che si adatta continuamente a una criminalità sempre più interconnessa e tecnologicamente avanzata. Mentre un Rapporto Europol del 2024 ci raccontava che l’Unione Europea ospita 821 reti criminali attive, con oltre 25.000 individui coinvolti in traffico di droga, frodi, tratta di esseri umani e riciclaggio. Strutture flessibili, radicate nei territori, con connessioni internazionali.
Queste reti operano senza confini, con il 76% di esse attive in almeno due o più Paesi e il 68% composto da membri di nazionalità diverse. Meglio dedicarsi dunque a dare consigli su come fare tanta plin plin, piuttosto che dispensare consigli a chi si occupa di contrastare -morendo anche- pericolosissime persone che fanno tanti bum bum.
Ogni incursione nelle piazze di spaccio rappresenta un potenziale pericolo non solo per Brumotti, ma anche per chi lavora con lui, per i cittadini che si trovano nei paraggi e persino per le Forze dell’Ordine che potrebbero ritrovarsi a dover intervenire per salvarlo da situazioni fuori controllo. Senza contare che una troupe televisiva che si presenta in una zona di spaccio avvisa indirettamente i criminali, mettendoli in allerta e magari rovinando indagini in corso. E poi: chi dice che le Forze dell’Ordine non stiano già monitorando quelle piazze di spaccio? Indagini lunghe e complesse spesso portano a sequestri importanti, con arresti che smantellano intere reti di distribuzione. Le operazioni di Carabinieri, Polizia e Guardia di Finanza sono continue e capillari, senza bisogno di telecamere o show televisivi. Le attività di Brumotti, invece, rischiano di compromettere queste operazioni, allertando i pusher e facendo saltare eventuali blitz. Non è un caso che spesso, dopo un suo servizio, i criminali si spostino in altre zone, rendendo ancora più difficile il lavoro delle Forze dell’Ordine. Le Autorità competenti.
Costantino Pistilli
giornalista






