GIUGNO 2025
La norma introdotta dalla Comunità Europea restituisce dignità al pianeta
Nell’ambito della revisione della Direttiva sui reati ambientali (Direttiva 2008/99/CE, modificata nel 2024) eseguita dall’Unione Europea è stata introdotta la norma europea sul reato di ecocidio.
Approvata con 499 voti favorevoli, 100 contrari e 23 astensioni, la regola non parla propriamente di “ecocidio”, ma introduce un nuovo reato penale ambientale molto simile a questo concetto; si intende, infatti, riferendosi a questo reato, un illecito a spese di ecosistemi marini e terrestri, alla loro flora e fauna e l’impatto che ne deriva. Nella fattispecie, rientreranno tra questi crimini il commercio illegale di legname, l’esaurimento delle risorse idriche e le gravi violazioni della legislazione in materia di sostanze chimiche e chi commetterà misfatti contro la natura, finalmente, rischia fino a 10 anni di reclusione.
Era ora che ci si adoperasse per proteggere la nostra “casa”, sì perché il termine ecocidio deriva dal greco oikos (casa) e -cidio (uccisione) e significa letteralmente “uccisione della casa”, cioè del nostro ambiente naturale che invece spesso viene percepito come un luogo a sé stante e che non appartenente al genere umano e alla sua esistenza ed evoluzione. La utilizziamo ogni giorno, viviamo la nostra vita all’interno dei suoi spazi e proprio per questo le dovremmo gratitudine, ma soprattutto rispetto. Al contrario, tuttavia, la nostra dimora è stata sfruttata senza sosta e senza limiti che rimanderebbero ad un codice etico, ma anche vituperata in superficie, in profondità e in ogni sua espressione causando il suo lento ma inesorabile disfacimento. Dalle piccole offese che ogni singolo individuo può arrecare alle grandi ingiurie, commesse da multinazionali, aziende e strutture imponenti, Gaia ha ricevuto e sta ricevendo un orribile trattamento, al di là di ogni possibile previsione. Con questa giusta e attesa revisione legislativa verranno puniti “atti intenzionali o gravemente negligenti che causano distruzione su larga scala, duratura o particolarmente grave dell’ambiente naturale” attraverso diverse sanzioni: le persone fisiche (individui) potranno essere condannate fino a 10 anni di reclusione per i crimini ambientali più gravi; le imprese, invece, in caso di reato, verranno colpite da sanzioni pecuniarie molto elevate (fino al 5% del fatturato annuo globale o a importi fissi elevati); viene previsto, inoltre, il divieto di accesso a fondi pubblici e l’esclusione da appalti per le aziende responsabili. Esiste per questo reato ecologico anche una estensione che prevede oltre 20 fattispecie tra cui l’inquinamento dell’aria, dell’acqua o del suolo, la deforestazione illegale, il danneggiamento di ecosistemi marini, il commercio illegale di specie protette, il traffico di rifiuti pericolosi. Gli Stati membri avranno a disposizione 2 anni per adeguarsi alle nuove regole a partire dal periodo della sua approvazione definitiva, marzo 2024.
L’inserimento di questa norma rappresenta un cambiamento culturale determinante che conferisce all’ambiente lo status di bene comune da proteggere e rispettare. Inoltre l’ecosistema ora è un soggetto di diritto un riflesso della continua evoluzione della coscienza collettiva. Si passa così da una visione antropocentrica ad una ecocentrica, un passaggio anche simbolico di società e di comunità che posseggono uno sguardo ampio e proiettato al benessere dell’ecosistema e conseguentemente anche a quello dell’uomo. Perché come diceva Ernest Hemingway “La terra è un bel posto e vale la pena lottare per lei”.
Maria La Barbera
giornalista






