Nei giorni scorsi i media hanno parlato di un possibile ritorno di Andrea Agnelli alla Juventus nel suo vecchio ruolo di presidente del club bianconero o addirittura come suo proprietario (alcune indiscrezioni lo collocherebbero a capo di una cordata per rilevare da Exor la società torinese). Questo perché Andrea Agnelli sarebbe rimasto fortemente legato alla squadra della Continassa e in questi mesi avrebbe coltivato in segreto un ritorno in grande stile con un ruolo di primo piano nel club da lui amato. Al di là della veridicità della notizia in questione e dei presunti “desiderata” dell’ex presidente bianconero (nonché di alcuni suoi nostalgici sostenitori), va detto che un suo ritorno, sia come presidente, sia come proprietario, potrebbe essere temporaneamente ostacolato e perfino stoppato da un eventuale esito negativo del procedimento penale in corso a Roma che lo vede imputato, unitamente ad altri ex dirigenti juventini, di alcuni reati societari e tributari (precisamente: falso nelle comunicazioni sociali, manipolazione del mercato, ostacolo all’esercizio delle autorità di pubblica vigilanza e dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture per operazioni inesistenti).
Un’eventuale condanna per i suindicati reati a lui contestati comporterebbe, infatti, non soltanto l’applicazione di una pena detentiva, ma anche una sanzione ulteriore che gli impedirebbe di esercitare cariche dirigenziali per le quali è previsto un potere di rappresentanza del club. Tale sanzione ulteriore, definita dal Codice penale “pena accessoria dell’interdizione dagli uffici direttivi delle persone giuridiche e delle imprese”, può estendersi, a seconda dei reati per i quali verrebbe applicata e dell’entità dell’eventuale detenzione comminata, fino ad un massimo di tre anni. In sostanza, un’eventuale condanna potrebbe impedire ad Agnelli, per un periodo di tempo che può arrivare fino a tre anni, di tornare alla sua vecchia carica di presidente del club bianconero. Inoltre, se la condanna alla reclusione fosse superiore ad un anno (cosa che nel caso non sarebbe affatto da escludere visto che per i reati contestati sono previste pene fino a un massimo di otto anni) non potrebbe nemmeno rilevare da Exor il club bianconero (anche indirettamente tramite una cordata).
Ciò perché tra i requisiti di onorabilità richiesti dalle NOIF (norme organizzative interne della FIGC) ai soggetti che intendano acquisire (anche indirettamente) partecipazioni di almeno il 10% di società calcistiche affiliate alla FIGC, vi è quello di non aver riportato una condanna passata in giudicato superiore ad un anno per reati con pena massima di almeno cinque anni (articolo 20 bis). Pare evidente, in definitiva, come il ritorno di Andrea Agnelli alla Juventus nelle vesti di presidente o di nuovo proprietario, sia strettamente legato all’esito del procedimento penale attualmente in corso a Roma, la cui prossima udienza, prevista per il giorno 15 aprile, potrebbe essere decisiva per l’attesa decisione che il Giudice per l’Udienza Preliminare dovrà prendere in ordine alla richiesta di rinvio a giudizio a suo tempo avanzata dal Pubblico Ministero.
Michele La Francesca
avvocato






