Come noto, il prossimo 27 gennaio, dinanzi al G.U.P. del Tribunale Penale di Roma, si celebrerà la seconda udienza del procedimento penale relativo all’inchiesta “Prisma”. Tale Giudice dovrà quindi stabilire se rinviare a giudizio o meno alcuni ex dirigenti della Juventus (tra cui spiccano i nomi dell’ex presidente Andrea Agnelli, dell’ex vice Pavel Nedved e degli ex dirigenti Fabio Paratici e Maurizio Arrivabene) che secondo la pubblica accusa si sarebbero macchiati, a seconda dei casi, dei reati di falso nelle comunicazioni sociali, manipolazione del mercato, ostacolo all’esercizio delle autorità di pubblica vigilanza (Consob, nella fattispecie) e dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture per operazioni inesistenti. Anche la stessa Juventus prende parte al procedimento penale in corso visto che i reati contestati a tali ex dirigenti rientrano tra quelli per i quali la legge 231/01 prevede una responsabilità “in proprio” della società (c.d. “responsabilità amministrativa”). Proprio riguardo alla responsabilità amministrativa, va evidenziato che la sanzione interdittiva del “divieto di pubblicizzare beni o servizi”, che potrebbe nel caso esserle applicata (laddove venisse accertato il delitto di dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti), costituisce un problema da non sottovalutare per il club bianconero.
Ed infatti, in caso di condanna per il reato in questione, la società bianconera vedrebbe, nel caso, decadere i contratti di sponsorizzazione in corso al momento della sentenza senza poterne stipulare di nuovi per un periodo che potrebbe arrivare fino ad un massimo di due anni. Detto ciò, vediamo brevemente quali possono essere le strategie difensive che può mettere in campo il club bianconero per fronteggiare questa temibile sanzione. Innanzitutto, sebbene la legge 231/01 preveda in astratto la possibilità per la società di accedere al “patteggiamento” (concordando, nel caso, solo una sanzione pecuniaria) tale soluzione non è però nella fattispecie praticabile, sia perché le pene massime previste per taluni dei reati contestati non lo consentono, sia per via delle sanzioni interdittive di cui abbiamo riferito. Esclusa la possibilità del “patteggiamento”, le strategie difensive del club dovranno quindi mirare ad ottenere dal Giudice dell’udienza preliminare la sentenza di non luogo a procedere (quindi il proscioglimento immediato il club, evitando in tal modo la celebrazione del processo vero e proprio). E qui due possono essere le linee difensive.
La prima è quella di sposare in pieno le ragioni dei propri ex dirigenti, sostenendo la correttezza della loro condotta e quindi l’insussistenza dei fatti loro contestati. È chiaro, infatti, che nel caso di proscioglimento dei già menzionati, decadrebbe automaticamente anche la responsabilità amministrativa del club (con buona pace delle sanzioni interdittive).
La seconda è invece quella di puntare sulla bontà del modello di organizzazione gestionale (c.d. “MOG”). A tal proposito, la legge 231/01 prevede che la società debba essere prosciolta se prova:
– che i suoi organi dirigenti hanno adottato ed efficacemente attuato, prima della commissione dei fatti contestati, modelli di organizzazione e di gestione (“MOG”) idonei a prevenire reati della specie di quello verificatosi;
– che inoltre le persone (dirigenti) che hanno commesso il reato lo hanno fatto eludendo fraudolentemente i menzionati modelli di organizzazione e di gestione.
Tuttavia, appare evidente che adottare una simile strategia difensiva condurrebbe ad uno scontro tra il club e gli ex dirigenti; scontro che, fin dall’inizio della vicenda, la società bianconera (e per essa il suo azionista di riferimento) ha però inteso assolutamente escludere, avendo assunto una posizione del tutto solidaristica rispetto ai suddetti.
Prova ne è che la società non ha avviato l’azione di responsabilità sociale (ovvero una richiesta di risarcimento danni) nei loro riguardi. In definitiva, la strategia processuale appare già tracciata, con il club bianconero che si affiancherà ai propri ex dirigenti nel tentativo di far emergere la correttezza del loro operato.
Michele La Francesca
avvocato






