Al termine della conferenza stampa tenuta lo scorso 24 febbraio dal presidente dell’Inter, Giuseppe Marotta, dopo l’Assemblea dei soci e le novità nel Cda nerazzurro, c’è stato un momento di tensione. A catalizzare l’attenzione è stato Filippo Roma, storico inviato del programma Le Iene di Mediaset, che ha incalzato Marotta con una domanda su Amedeo Carassai, imprenditore che – come annunciato poco prima dell’evento – ha lasciato il Cda dell’Inter, dove ricopriva il ruolo di Consigliere.
L’inchiesta de Le Iene riguardava un presunto legame di Carassai con Microgame, azienda con sede a Benevento definita sul proprio sito ufficiale « leader italiano nel settore del Gaming Online» e, negli ultimi anni, fornitore di servizi per casinò e scommesse. Proprio questo aspetto è stato oggetto delle critiche sollevate da Filippo Roma solitamente ben informato , che ha messo in discussione l’opportunità della presenza di Carassai nel Cda nerazzurro. In realtà Amedeo Carassai (già consigliere indipendente e senza deleghe dell’Inter), come indicato dalla Gazzetta, sarebbe amministratore della società di investimento “Piomo SA” che nel luglio 2021 è diventata controllante, con una percentuale del 91,7 %, del capitale della Microgame.
Si tratta di una società leader nel “service providing” per gaming e scommesse, che fornisce esclusivamente l’infrastruttura informatica per accedere ai servizi. La società non sembra, pertanto, gestire direttamente scommesse online. Ma a prescindere da ciò, l’errore di fondo sta nel fatto che nè le NOIF (norme dell’ordinamento interno della FIGC) né il Codice di Giustizia Sportiva prevedono alcuna incompatibilità e/o decadenza rispetto ad un’eventuale partecipazione maggioritaria o meno in siti di scommesse online da parte dei dirigenti. Ed infatti, per le NOIF, le uniche cause di incompatibilità e/o di decadenza dalla carica di dirigente (figura che ricomprende anche gli amministratori delle società affiliate alla FIGC) sono quelle previste dall’art. 22 bis che sostanzialmente dice che un dirigente può essere escluso per legge se è stata dichiarato interdetto, inabilitato, fallito o se ha riportato determinate condanne penali previste da tale disposizione.
Nessuna norma federale vieta, quindi, ai dirigenti di essere soci di una società di gaming e scommesse. Il Codice di Giustizia sportiva, poi, vieta a tutti i soggetti che a vario titolo fanno parte della Federazione, di effettuare scommesse sulle partite organizzate dalla FIGC, dalla UEFA e dalla FIFA (art. 24). Ma chiaramente non è questo il caso. E cosi’ Le Iene sono finite in fuorigioco…
Michele la Francesca
avvocato






