Le mafie si evolvono e si adattano. In uno scenario complesso come quello odierno sia da un punto di vista geopolitico, che strettamente economico, le analisi criminali devono essere orientate a capire quali possono essere gli scenari possibili per arrivare ad un contrasto preventivo, quello che in gergo si chiama “lotta alla mafia del giorno prima”. Una domanda che ci dobbiamo porre è quale forma stanno scegliendo le organizzazioni criminali e quali sono le forme mafiose e/o criminali organizzate che vanno tenute in considerazione. Una forma criminale da tenere in stretta considerazione è quella di origine cinese. Si può parlare di mafia cinese grazie ad una sentenza della sesta sezione penale della Cassazione del 30 maggio 2001 che ha stabilito che il reato di cui all’art. 416 bis c.p., è configurabile anche con riguardo ad organizzazioni che, senza controllare tutti coloro che vivono o lavorano in un certo territorio, rivolgono le proprie mire a danno dei componenti di una certa collettività quindi anche stranieri immigrati o fatti immigrare clandestinamente a condizione che si avvalgano di metodi tipicamente mafiosi e delle conseguenti condizioni di assoggettamento e omertà (nella specie, il delitto di associazione di tipo mafioso è stato applicato a un piccolo gruppo di cittadini cinesi che gestiva un traffico di clandestini verso l’Italia).
Questa sentenza è importante perché è la prima che ha esteso ad una organizzazione criminale estera il 416bis. Questa sentenza colpiva una organizzazione criminale cinese che operava nel triangolo Firenze-Prato-Osmannoro. Tale zona oggi è al centro di numerose altre inchieste ed è considerata l’epicentro economico sociale delle triadi a livello internazionale. Una zona in cui vige l’omertà interna alla comunità e quella esterna di chi non vuole riconoscere l’esistenza del problema mafia. Non è un caso che a partire dal 2014 vi sono tracce di una guerra di mafia denominata “guerra delle grucce” poi estesasi alla logistica che ha un indotto di centinaia di milioni di euro. Guerra che ha portato a tentati omicidi, bombe incendiarie in Italia ed in Spagna oltreché ad arresti, ben sei negli ultimi mesi per il tentato omicidio avvenuto nel luglio scorso. Da notare che i 6 sono stati arrestati in Calabria, Sicilia ed in Veneto. L’ultimo tra questi un ex militare cinese mentre si trovava a Padova. Un caso interessante perché potrebbe farci trovare di fronte ad una triade. Il modus operandi delle triadi è quello di usare per le intimidazioni persone non locali e quindi non facilmente riconoscibili. Avvenne pure nel famoso episodio di Empoli nei primi anni 2000, quando un maestro di kung fu cinese intervenne in difesa di un negozio di parrucchiere e si trovò di fronte aggressori di fuori regione, uccidendone due. Per dovere di cronaca è bene ricordare che il maestro (che non aveva legami con la criminalità) venne assolto per legittima difesa. Le triadi sono quindi organizzazioni indipendenti e spesso in concorrenza tra loro con un forte verticismo interno.
È auspicabile che alle triadi ben presenti in Italia con una forte presenza nel triangolo sopracitato di Firenze-Prato-Osmannoro trovi di nuovo applicazione l’art. 416 bis relativo all’associazione a delinquere di stampo mafioso. Non è purtroppo detto che ciò verrà applicato a tutte le forme criminali straniere esistenti nel territorio del triangolo, però socialmente le triadi sono già una forma di mafia. Incitano il terrore necessario e causano omertà. La società e gli analisti spesso anticipano le sentenze. È avvenuto a suo tempo per cosa nostra, tutti sapevano che esisteva da decenni ma solo nel 1992 con il maxi processo istruito da Caponnetto con il suo pool ne arrivò la conferma giuridica. Per questo è importante tenere alta la guardia e per questo è importante che la Commissione Parlamentare Antimafia lo scorso 4 aprile sia venuta a Prato, epicentro della guerra delle grucce che non va in alcun modo sottovalutata. È mia convinzione che per un contrasto efficace occorra creare una sezione distaccata della DDA a Prato coprendo le carenze di organico e va altresì adeguata la norma sulle collaborazioni e le testimonianze dei cittadini stranieri come richiesto dal Procuratore di Prato Tescaroli. Questi oltre ad essere provvedimenti utili rappresentano un esempio di una lotta alla mafia fatta in modo pragmatico e “del giorno prima” di cui il Paese ha bisogno.
Salvatore Calleri
presidente della Fondazione Antonino Caponnetto






