NOVEMBRE 2025
Recentemente in Italia si è iniziato a parlare di mafia turca grazie ad alcuni episodi di cronaca. Una mafia molto interessante per gli analisti, ma di cui si sa poco. Già nella seduta dell’8 aprile 1997 Alessandro Pansa, allora direttore del Servizio centrale operativo della Polizia di Stato, audito dalla commissione parlamentare antimafia dichiarava: “Dal momento che il tema dell’audizione è stato indicato come «nuove mafie», vorrei suggerire di definirle invece «altre mafie». Alcune di quelle esistenti nel nostro paese sono sicuramente più antiche della nostra – è il caso della mafia cinese – mentre altre, come la mafia turca, sono presenti in Italia da almeno un ventennio. Non si tratta certo di una novità. La vera novità ed il vero pericolo sono rappresentati dalla loro presenza congiunta e capacità operativa sul nostro territorio”. “Ancora, – sempre Pansa si registra la presenza in Italia di un’altra forma di criminalità organizzata, la cosiddetta mafia turca. Si tratta di strutture criminali con una matrice molto legata alla componente etnica e a quelle familiari che operano in Turchia nei settori del traffico delle armi e soprattutto di quello degli stupefacenti. La presenza di rapporti tra la criminalità turca e la criminalità organizzata italiana risale ai primi anni Settanta, quando la criminalità organizzata siciliana era interessata al trasporto e alla raffinazione di stupefacenti e la fornitura della morfina base, che veniva trasformata in eroina, era assicurata proprio attraverso i contatti con la mafia turca. In tutti gli anni Ottanta e fino ad oggi la mafia turca è presente essenzialmente nel Nord Italia; la piazza di riferimento maggiore è la Lombardia, dove i contatti con la criminalità calabrese continuano e portano sicuramente uno strettissimo collegamento nel rifornimento del mercato lombardo – ma anche di tutta Italia – ed europeo dell’eroina proveniente dall’Afghanistan, dall’Iran e dal Pakistan”.
Interveniva sempre nella stessa occasione il vice presidente Vendola che chiedeva a Pansa: “Un caso analogo non è anche quello della mafia turca? Lei ha fatto il ritratto di questa realtà, anche se sotto forma di schizzo, più criminologico. In Turchia abbiamo avuto un Ministro dell’interno costretto a dimettersi perché il vice capo della polizia è morto in un incidente stradale sulla stessa macchina in cui viaggiava il capo della mafia turca, un ministro degli esteri sospettato di essere un referente del narcotraffico ed indagato da alcune procure europee, l’esercito – come lei stesso scrive nella sua relazione – impegnato soprattutto alla frontiera nella repressione del popolo curdo – rivelatosi uno dei principali fattori di smistamento di eroina proveniente dalla parte orientale verso l’Europa, la vicenda dei «lupi grigi» con le notizie fornite anche ultimamente da parte di Celik a proposito dell’attentato al Papa. Non siamo anche in questo caso dinanzi alla configurazione di una situazione che va molto oltre il fenomeno meramente criminale?”.
Pansa rispondeva: “Per quanto riguarda la Turchia e il parallelo tra criminalità organizzata russa e Stato russo, tra criminalità organizzata turca e Stato turco, vi può essere qualche somiglianza, ma c’è una differenza di base: i collegamenti tra la criminalità organizzata turca e le forze politiche e istituzionali del paese sono dati dal fatto che la criminalità turca ha una grossa connotazione ideologica che riguarda sia le etnie, sia la politica. Per questi motivi vi sono e vi sono stati nel tempo grossi collegamenti tra criminalità e istituzioni in Turchia. Allo stato attuale non sono in grado di descriverlo compiutamente, ma non credo vi sia una collusione istituzionale nel suo complesso, bensì cointeressenze in alcuni momenti ed in alcune realtà per quanto riguarda la criminalità organizzata turca che, soprattutto attraverso il traffico degli stupefacenti, riesce ad approvvigionarsi di beni e di denaro per sostenere la lotta politica interna”. Oggi, quindi, non ci si deve stupire che esponenti della nuova criminalità turca siano ben presenti in Italia vista la presenza storica della mafia turca. Sia per rifugiarsi che per continuare a tenere i contatti. In particolare, l’Italia è teatro dello scontro tra due nuovi gruppi dei Dalton e dei Casper, un tempo alleati ed oggi in contrasto. Gruppi entrambi di nuova generazione e non si può non notare che il nome Dalton deriva dai cartoni animati dedicati alla celebre famiglia criminale americana di fine 800.
La città al centro di tale scontro risulta Viterbo dove il 22 maggio 2024 è stato arrestato il presunto leader dei Dalton Baris Boyun ed il 25 agosto 2025 Ismail Atiz presunto leader dei Casper. Nel settembre 2025, sempre a Viterbo, altri due arresti di Baris Kaya e Abdullah Atik, poco più che ventenni sconosciuti in Italia ed ascrivibili alla criminalità organizzata in Turchia. Cosa facevano e di quale gruppo fanno parte è attualmente oggetto di indagine. La presenza della criminalità turca in Italia non assume le forme radicate delle mafie autoctone o di gruppi balcanici e albanesi, ma resta un attore centrale nei grandi traffici internazionali che coinvolgono anche il nostro Paese. I numeri raccolti da Europol, UNODC e dalle forze dell’ordine italiane mostrano un fenomeno meno visibile ma altamente strategico, soprattutto nella filiera dell’eroina. Secondo l’Ufficio delle Nazioni Unite per la droga e il crimine (UNODC), tra il 70% e l’80% dell’eroina diretta in Europa transita dalla Turchia, hub logistico essenziale per lo stupefacente proveniente dall’Afghanistan.
Le organizzazioni turche controllano inoltre circa il 35% del traffico lungo la rotta balcanica, svolgendo un ruolo determinante nella distribuzione all’ingrosso verso i mercati europei. L’Italia non rappresenta una base operativa stabile, ma un mercato di sbocco: negli ultimi cinque anni le indagini hanno rilevato 20–25 operazioni collegate a fornitori turchi. Una quota significativa dell’eroina disponibile nel nostro Paese — stimata intorno al 40% — ha origine in circuiti criminali con base in Anatolia. In ogni caso necessario quindi trattare il tema della mafia turca che si sta addirittura confrontando in una guerra, di questo e di tanto altro si parlerà a Firenze il prossimo 13 dicembre al vertice antimafia della Fondazione Caponnetto nella parte dedicata alle mafie estere.
Salvatore Calleri
presidente della Fondazione Antonino Caponnetto




