SETTEMBRE 2025
Indubbiamente Marsiglia ha fascino, fascino criminale ma non solo. Nel nostro immaginario italico Marsiglia è sempre stata presente nei film d’azione e con attori tipo Jean Paul Belmondo, Alain Delon e Lino Ventura. Marsiglia ha prodotto pure una seria antimafia, in primis Georges Nguyen Van Loc, commissario di Polizia, creatore delle teste di cuoio, amico di Giovanni Falcone, detto “Les Chinois”. Cresciuto nelle stesse scuole dei criminali. Divenuto famoso pure come attore in cui impersonava sé stesso nella serie francese “Van Loc: un grand flic de Marseille”. La città francese ha avuto pure un’illustre vittima di mafia: il Giudice Pierre Michelle ucciso il 21 ottobre 1981.
Marsiglia ha un porto internazionale ben posizionato geopoliticamente ed in asse con Livorno e Genova e questo aiuta i clan tradizionali che fanno affari coi gruppi italiani. Gruppi italiani che storicamente hanno sempre avuto un rapporto collaborativo oggi o conflittuale ieri, con i clan marsigliesi, dalle sigarette alla eroina ed oggi alla cocaina.
Marsiglia ha dato vita alla mafia francese detta “le milieu” e miscelata con i corsi ed italiani il cui ultimo leader maximo è stato Francis Vanverberghe detto “Francis le Belge” ucciso a Parigi nel 2000, ma i cui eredi ancora son presenti in forze e devono convivere e confrontarsi con i nuovi soggetti narcos delle banlieue periferiche tanto foriere di incassi milionari quanto instabili e piene di kalashnikov. La Marsiglia di oggi è pericolosa.
A Marsiglia quindi si spara e si è sempre sparato, oggi più che mai. Nel 2023 i morti ammazzati in scontri ed agguati ammontano a circa 49. Più del 2022. Nel 2024 gli omicidi continuano anche se si registra un calo di circa il 50%. I killer e le vittime son sempre più giovani, spesso minorenni. Ma quale situazione abbiamo quindi oggi e i gruppi criminali che agiscono chi sono? In questo momento il caos è favorito dalla presenza in contemporanea di più soggetti criminali negli ultimi venti anni. In primis esiste ancora ciò che resta del banditismo corso marsigliese dedito agli affari tradizionali ed ai rapporti con i narcos sudamericani ma che han lasciato la piazza dello spaccio ad altri gruppi violenti ed in guerra per il controllo del territorio. Il periodo 2005-2016 è stato caratterizzato dallo scontro con decine di morti tra i “blacks” provenienti, spesso ma non solo, dalle Isole Comore ed i “gitans”.
Il periodo successivo vede, con un tasso di violenza altissimo, lo scontro tra i cosiddetti “Yoda” e la “DZ mafia”, con quest’ultima che si ispira alla “moccro maffia” belga ed olandese. Ne vedremo delle belle, perché la storia criminale ci insegna che nel traffico di droga non esistono dei vuoti di potere. Al momento il clan “DZ mafia” risulta per gli inquirenti il clan che è prevalso nella guerra dopo gli omicidi del 2023 e la stabilizzazione del 2024. Indebolito un clan ne viene fuori un altro oppure ne ritorna un vecchio. È apparso pure il gruppo molto giovane dei “new blacks” sempre di origine comoriana con un tasso di violenza alto. Emerge inoltre sporadicamente un conflitto tra i “blacks” ed i “Oliviers A”. Gruppi quasi dimenticati ma sempre attivi. Le organizzazioni criminali e mafiose di Marsiglia si presentano come la risultanza della stratificazione di organizzazioni più recenti a quelle tradizionali. Si è venuta a creare pertanto una sorta di ibridismo precario, che può sfociare in due direzioni:
– una instabilità violenta, determinata dal tentativo di controllare soprattutto il mercato del narcotraffico interno, del gioco d’azzardo, delle estorsioni, delle truffe in genere e delle attività di riciclaggio;
– una ricerca di stabilità che, per quanto precaria e fragile, consenta di evitare quella eccessiva esposizione che il ricorso alla violenza comporta, causando un intervento repressivo da parte delle istituzioni pubbliche. La lotta alle mafie a Marsiglia ha quindi bisogno di un piano concertato e integrato, stabile ed efficace, in grado di prevenire e disarticolare sul piano sociale, finanziario, militare e collusivo sia le strutture mafiose sia il contesto professionale che convive con esse. Il carcere duro previsto da pochi mesi in apposite sezioni specializzate sul modello del 41bis italiano è il primo vero passo avanti significativo nel contrasto ai clan. Il fatto poi che vi siano significative proteste contro è il segno che è stata imboccata una strada difficile, ma giusta.
Salvatore Calleri
presidente della Fondazione Antonino Caponnetto






