L’Italia si trova ancora una volta a fronteggiare l’ombra pesante dell’antisemitismo. Il recentissimo evento di Bologna ha portato alla ribalta quanto pericolosamente questo fenomeno possa manifestarsi, sfociando in atti di violenza che non devono più nè possono essere ignorati. Durante una manifestazione a favore di Ramy Elgaml, un gruppo di manifestanti ha attaccato la sinagoga, un atto che ha suscitato condanna e indignazione da parte delle autorità e della società civile. La protesta si è trasformata in una guerriglia urbana, con incendi di cassonetti, costruzione di barricate e danni a vetrine di negozi di lusso. La sinagoga, simbolo religioso e culturale della comunità ebraica, è stata presa di mira, scatenando una serie di reazioni politiche. Il sindaco di Bologna, Matteo Lepore, ha espresso solidarietà con la comunità colpita, mentre Fratelli d’Italia ha criticato Lepore per aver esposto una bandiera palestinese, un gesto che, secondo loro, ha alimentato le tensioni.
Questo evento non è solo un episodio isolato; è un promemoria delle innumerevoli complessità sociali che si fanno spazio attorno all’antisemitismo in Italia. Gli episodi come quello di Bologna dimostrano quanto sia ancora lungo il cammino verso una società priva di antisemitismo, che rappresenta non solo una minaccia per la comunità ebraica, ma un attacco ai valori fondamentali di tolleranza e rispetto che tutti, al di là della propria appartenenza culturale e religiosa, dovrebbero condividere. Guardando indietro nella storia, la Kristallnacht, la Notte dei Cristalli del 1938, rappresenta un monito di come l’odio, se lasciato crescere, possa portare a conseguenze gravissime, provocando morte e devastazione. Sebbene le circostanze e le scale di riferimento siano differenti, entrambi gli eventi riflettono manifestazioni di odio antisemita. La Kristallnacht fu un pogrom terribile, orchestrato contro gli ebrei in Germania, segnando un’escalation di violenza che preannunciava l’orrore della Shoah. Il recente attacco a Bologna, pur non avendo la stessa portata, riflette il potenziale distruttivo dell’antisemitismo. La società civile non ebraica ha un ruolo importante se non determinante, in questo contesto. È essenziale che tutti i cittadini, indipendentemente dalla propria appartenenza, si uniscano per respingere qualsiasi forma di violenza e discriminazione. L’indifferenza o la minimizzazione delle prime avvisaglie di odio possono portare a conseguenze tragiche. Bisogna rispondere ora con fermezza a qualsiasi segnale di antisemitismo. Il dialogo con le comunità ebraiche del territorio e il costante impegno culturale per sconfiggere l’odio razziale, sono i primi strumenti per affrontare tale recrudescenza. Ogni cittadino è a tutti gli effetti responsabile nel difendere i valori di tolleranza e rispetto. E lo è nella misura in cui non condivide messaggi che promulghino l’odio verso gli ebrei. Infatti, ogni messaggio di odio contro le comunità ebraiche lanciato in questo anno e mezzo, dopo l’inizio del conflitto, ha avuto effetti devastanti come gli incidenti ad Amsterdam e l’attacco ai luoghi di culto ebraici in tutta Europa.
Siamo ancora in tempo per spezzare la catena dell’odio.
A questo proposito, abbiamo parlato con Il Segretario Generale del SAP, Stefano Paoloni, che ha espresso una chiara opinione sulla natura dei recenti disordini che hanno caratterizzato alcune manifestazioni. Secondo la sua opinione chi c’è dietro a questi disordini? Può esistere una specie di saldatura tra propal e centri sociali?
“La nostra percezione è che ci sia una vera e propria regia da parte degli antagonisti. Si tratta di gruppi ben organizzati e collegati tra loro che sono sempre presenti quando succedono gli incidenti durante le manifestazioni. Sono professionisti del disordine che, indipendentemente dal valore della manifestazione, cercano lo scontro in ogni modo e di mettere a rischio la sicurezza sia delle città che degli operatori. Anche per questo, è fondamentale prendere le distanze condannando violenze del genere in ogni modo possibile.”
I poliziotti come vivono questo momento di grandi tensioni sociali dove si trovano in prima linea per difendere l’ordine pubblico?
“C’è grande preoccupazione poiché non solo è aumentato il numero di manifestazioni in cui registriamo atti di violenza ma è aumentato anche il livello di aggressività. Non solo lancio di sassi o oggetti contundenti, ma anche bombe carta, cartelli stradali, spranghe e quant’altro sono diventati l’armamentario d’ordinanza di questi professionisti del disordine. Rileviamo anche che vengono messe in atto vere e proprie tecniche di aggressione preordinate che non fanno altro che alzare il livello di pericolosità dei nostri servizi. Per questo, da tempo, invochiamo l’approvazione di una normativa più efficace per contrastare questi fenomeni violenti e che garantisca maggiori tutele al personale. Il nostro appello, quindi, è che il DDL Sicurezza venga approvato il prima possibile così da garantire agli operatori delle forze dell’ordine maggiori tutele, anche nel caso di violenza e resistenza a pubblico ufficiale.”
Le immagini di Bologna fanno ritornare alla mente il 2001 ed il G8 di Genova che come ricordiamo finì in tragedia. Pensa che ci siano i presupposti per una escalation tale?
“Purtroppo, la sensazione è proprio questa. Per questo serve una ferma e unanime condanna nei confronti dei violenti e della violenza, nessuna patente giustificativa gli deve essere fornita. Tutte le idee sono legittime e deve essere garantito il diritto di manifestarle ma nel rispetto di una normale convivenza civile.”
Sicuramente non è la prima volta che si trova ad affrontare il tema dell’antisemitismo nella sua carriera. Da professionista e da uomo, come pensa si possa contenere e risolvere questo fenomeno?
“Il nostro dovere è quello di reprimere ogni forma di reato e, per quanto possibile, di prevenirla e il nostro intervento deve necessariamente essere previsto solo nel momento in cui il fenomeno deve essere contenuto. Credo che il tema dell’antisemitismo sia principalmente un tema culturale e, come tale, vada affrontato nel percorso di crescita e formazione, pertanto un ruolo fondamentale lo devono svolgere le scuole e le famiglie.”
Elisa Garfagna
giornalista






