Nei giorni scorsi gli organi d’informazione hanno dato atto della presentazione di alcuni esposti alla Corte dei Conti della Lombardia ed anche alla Procura della Repubblica di Milano per valutare sia la sussistenza di un eventuale danno erariale, sia ipotesi di reato nella procedura di vendita dell’area di San Siro ad Inter e Milan attualmente in corso. Nello specifico, gli autori di codesti esposti sono la “Fondazione Jdentità Bianconera” (che lo ha inoltrato alla Corte dei Conti) ed il “Comitato Si Meazza” (che lo ha recapitato alla Procura della Repubblica preannunciando di inoltrarne un altro anche alla Corte dei Conti). In sostanza, tutto ruota intorno alla valutazione fatta dall’Agenzia delle Entrate sull’area che, secondo gli autori degli esposti, sarebbe stata sottostimata con conseguente danno economico per il Comune di Milano che ha commissionato tale stima (c.d “danno erariale”).
Ma questi esposti potranno rallentare o addirittura bloccare la procedura di vendita in corso? Prima di rispondere a tale domanda occorre precisare che è sbagliato parlare di esposti indirizzati alla Corte dei Conti perché l’organo che ha funzioni investigative, a cui va quindi indirizzato l’esposto, è la Procura che opera presso di essa. Detto questo, va subito osservato che, come ampiamente chiarito da varie sentenze emesse sul tema dalla Corte dei Conti, nei casi in cui la Procura riscontri (a seguito di un esposto di terzi o di sua iniziativa) un’ipotesi di potenziale danno erariale, la Corte in questione, anche se sollecitata dalla Procura presso di essa, non può in ogni caso emettere provvedimenti che impediscano in via preventiva il verificarsi del danno. Non ha, in particolare, il potere di ordinare alla Pubblica Amministrazione coinvolta di compiere o astenersi dal compiere un’azione amministrativa, allo scopo di prevenire il verificarsi di un danno che, al momento, risulta solo potenziale o ipotetico.
Questo perché la normativa della Corte dei Conti non consente a tale organo di interferire con l’azione amministrativa in ragione del principio della separazione dei poteri dello Stato. Inoltre, dato che la Procura della Corte dei Conti opera per conto e nell’interesse dell’amministrazione pubblica, non è pensabile che possa agire contro di essa in quanto la sua azione va diretta contro quei dipendenti pubblici che si siano resi responsabili di un danno all’ente per cui operano, che deve essere concreto ed attuale (così come sancito dall’art.51 del codice giustizia contabile).
Nel caso “San Siro”, pertanto, la Procura della Corte dei Conti potrà certamente fare le sue investigazioni ma non potrà rallentare o bloccare l’iter di vendita in corso nemmeno investendo del caso la Corte dei Conti (per chi volesse approfondire il tema cfr. Corte dei Conti – Sez. regionale Campania, Ordinanza n. 63/2016 che si conforma a Sezioni Unite della Corte di Cassazione – sez. un., 22 dicembre 2009, n. 27092). In sostanza, la Corte dei conti potrà entrare in scena solo a seguito della conclusione della vendita dello stadio, momento in cui l’eventuale danno si sarà nel caso concretizzato, formulando apposita richiesta risarcitoria nei confronti dei pubblici dipendenti (o amministratori pubblici) che l’avranno cagionato. Passando all’esposto inoltrato alla Procura della Repubblica, anche in tal caso vale il principio della separazione dei poteri dello Stato, per cui la Procura potrà intervenire solo nel caso in cui essa accertasse a stretto giro dei reati già commessi.
I media hanno parlato dell’ipotesi di reato di “invasione di terreni” e di possibili altri reati collegati alla stima peritale dell’area di San Siro effettuata dall’Agenzia delle Entrate (si potrebbe pensare, ad esempio, alla corruzione o alla truffa ai danni dello Stato). Tuttavia, l’iscrizione dell’esposto nel modello 45 (ovvero nel registro in cui vengono annotati fatti non penalmente rilevanti) lascia ragionevolmente pensare che non ci dovrebbero essere conseguenze ulteriori sotto il profilo penale. D’altronde, il “carotaggio” sull’area “incriminata” da parte delle società acquirenti (ritenuto da chi ha inoltrato l’esposto costituire reato di invasione di terreni) è stato realizzato dietro espresso consenso dell’amministrazione comunale titolare del terreno. Infine, l’importo a cui il Comune ha fissato la vendita di tutta l’area (197 milioni di euro) è stato determinato dall’Agenzia delle Entrate dietro apposita e circostanziata perizia e non da un soggetto privato. In definitiva, si può tranquillamente affermare che gli esposti di cui abbiamo detto non rallenteranno o peggio ancora bloccheranno l’iter burocratico in corso volto alla vendita dell’area di San Siro a Inter e Milan.
Michele La Francesca
avvocato






