GIUGNO 2025
Nel sistema giudiziario italiano intervengono diverse figure professionali – diverse dai giudici e dagli avvocati – che contribuiscono spesso in modo determinante alla soluzione delle controversie negli ambiti più disparati. Si tratta di liberi professionisti iscritti nei relativi ordini professionali di appartenenza, in possesso di una comprovata competenza tecnica nella materia di interesse e di una specchiata moralità, iscritti nell’Albo tenuto dal Presidente del Tribunale. La competenza tecnica e scientifica di questi professionisti permette di analizzare prove, interpretare dati e fornire un supporto specialistico ai giudici, avvocati e parti coinvolte, assicurando che ogni controversia sia affrontata con il massimo rigore e precisione.
La figura del Consulente Tecnico d’Ufficio (CTU) è prevista dall’art. 61 del nostro codice di procedura civile e stabilisce che per l’espletamento dell’incarico ricevuto il consulente nominato dal giudice esegue delle vere e proprie indagini tecniche commissionate dallo stesso giudice, che si concretizzano nel deposito di elaborati peritali, stime e valutazioni utili ai fini del giudizio.
Recentemente, il d.m. 109 del 4 agosto 2023 – adottato dal Ministro della Giustizia di concerto con i ministri dell’economia e delle finanze e dello sviluppo economico – ha stabilito nuove categorie professionali nonché i requisiti per l’iscrizione all’albo, i contenuti e le modalità della comunicazione della formazione e dell’aggiornamento. I tecnici e i periti sono professionisti dotati di competenze specifiche in vari ambiti, come ingegneria, medicina, chimica, informatica e molti altri settori scientifici e tecnici. La loro preparazione consente di esaminare elementi complessi che potrebbero essere difficilmente comprensibili per chi non possiede una formazione specialistica, fornendo così al giudice quegli elementi che non potrebbe acquisire diversamente e molto spesso indispensabili per la decisione. La loro capacità di tradurre il linguaggio tecnico in concetti accessibili risulta essenziale per il buon esito del giudizio. Essi devono essere imparziali e fornire un giudizio indipendente e obiettivo, basato esclusivamente sui fatti e sull’evidenza scientifica disponibile. Non devono quindi lasciarsi influenzare dalle tesi sostenute dalle parti in causa. La loro integrità morale garantisce che il processo giudiziario si svolga in modo equo e trasparente. Essi sono quindi soggetti all’istituto della ricusazione come i giudici, in caso di violazione del fondamentale principio di autonomia e indipendenza. Essi apportano un contributo tecnico prezioso senza il quale il giudice si trova privo degli strumenti necessari e funzionali per la decisione, fornendo a volte la soluzione conclusiva del giudizio stesso.
Basandosi sul principio della ricerca della verità, il lavoro dei tecnici e dei periti contribuisce direttamente al raggiungimento di tale obiettivo portando alla luce dettagli e informazioni che potrebbero rimanere nascosti senza l’intervento di un esperto. Difatti ad essi sono attribuiti poteri di acquisizione di informazioni e documentazione presso tutti gli uffici competenti ed interessati dalla problematica tecnica affrontata nel giudizio. Ad essi è altresì attribuita la qualifica di pubblico ufficiale derivante direttamente dalla loro funzione di ausiliario del giudice nel processo civile, nonché dallo svolgimento di una specifica attività di carattere tecnico volta ad accertare i fatti rilevanti per la causa in esame. Sono altresì soggetti alle stesse norme penali applicabili ai pubblici ufficiali, come la corruzione, la concussione o l’abuso d’ufficio.
Una delle sfide principali che i tecnici e i periti affrontano è la necessità di comunicare in modo chiaro e comprensibile. Essi devono tradurre concetti altamente tecnici in termini accessibili, senza sacrificare la precisione. Il contesto giudiziario può essere stressante, soprattutto nei casi di alto profilo o con ripercussioni mediatiche, per tali ragioni sono professionisti abituati a lavorare sotto forti pressioni mantenendo calma e professionalità.
Il lavoro dei tecnici e dei periti nei procedimenti giudiziari è fondamentale per garantire che le decisioni siano basate su evidenze solide e analisi rigorose. La loro competenza, imparzialità e dedizione al principio della verità rappresentano un pilastro su cui poggia l’intero sistema giudiziario. Senza di loro, molte questioni tecniche rimarrebbero irrisolte, compromettendo così l’equità e la giustizia del processo. Il riconoscimento e il supporto al loro lavoro sono quindi essenziali per il buon funzionamento della giustizia. Un lavoro importante ed indispensabile che viene retribuito applicando il Decreto Ministeriale 30 maggio 2002 – vecchio di oltre vent’anni – che non risulta essere più adeguato al costo attuale della vita e che soprattutto non è affatto proporzionato al prezioso contributo fornito nell’ambito dei più diversi procedimenti giudiziari.
Cristiana Rossi
commercialista






