MAGGIO 2026
La straordinaria crescita del Como rappresenta senza dubbio una delle storie più sorprendenti del calcio italiano degli ultimi anni. Un club che fino a poco tempo fa gravitava lontano dai vertici del panorama nazionale si ritrova oggi, grazie ad un progetto ambizioso e ad investimenti importanti, sul palcoscenico più prestigioso del calcio europeo: la Champions League. Un traguardo storico che certifica la rapidissima evoluzione della società lariana e che testimonia la solidità di un modello costruito su programmazione, investimenti e valorizzazione di giovani talenti provenienti da diversi contesti internazionali.
Proprio questa forte impronta internazionale, tuttavia, porta inevitabilmente con sé anche alcune questioni regolamentari spesso poco conosciute dal grande pubblico, ma estremamente importanti nella pianificazione di una rosa destinata a competere in Europa. Tra queste vi è il tema delle liste UEFA e, in particolare, quello relativo ai cosiddetti giocatori “locally trained”, ossia i calciatori formati calcisticamente nel club oppure all’interno della federazione nazionale di appartenenza.
Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, il regolamento UEFA non impone alle squadre partecipanti alle competizioni europee di avere un determinato numero di giocatori italiani. Il punto centrale non è infatti la nazionalità del calciatore, bensì il suo percorso formativo. La normativa UEFA prevede che nella Lista A, composta da un massimo di 25 giocatori, almeno otto posti siano riservati a giocatori formati localmente. Di questi, fino a quattro possono essere “association-trained”, cioè cresciuti per almeno tre stagioni tra i 15 e i 21 anni in club affiliati alla stessa federazione nazionale, mentre gli altri dovrebbero essere “club-trained”, vale a dire formati direttamente nel vivaio della società.
Si tratta di una distinzione tutt’altro che marginale. Un calciatore straniero cresciuto in Italia può essere considerato “association-trained” esattamente come un giocatore italiano, mentre un calciatore italiano formatosi interamente all’estero potrebbe non soddisfare i requisiti UEFA. Per questo motivo, il fatto che il Como abbia costruito una rosa estremamente internazionale non rappresenta di per sé una violazione delle regole, ma potrebbe comunque generare alcune difficoltà nella compilazione della lista Champions.
Osservando la struttura attuale della rosa lariana emerge infatti come molti dei giovani talenti presenti siano arrivati recentemente da altri campionati o da altri club europei. Una caratteristica coerente con la filosofia internazionale della proprietà, ma che rischia di tradursi in una carenza di giocatori qualificabili come “club-trained” o “association-trained”. In una situazione del genere, la UEFA non escluderebbe certamente il club dalla competizione, ma applicherebbe una riduzione del numero massimo di giocatori registrabili nella Lista A. In altre parole, il Como potrebbe ritrovarsi a disposizione una lista più corta rispetto alle tradizionali 25 unità, magari da 22 o 23 giocatori, con inevitabili ripercussioni sulla profondità della rosa in una competizione lunga e logorante come la Champions League.
Vi è poi un ulteriore aspetto che riguarda la cosiddetta Lista B, dedicata ai giovani del settore giovanile. Tale lista consente di registrare un numero illimitato di calciatori senza occupare posti nella Lista A, ma soltanto a condizione che questi abbiano trascorso almeno due anni consecutivi nel club dopo il compimento dei 15 anni. Anche sotto questo profilo, la forte internazionalizzazione e il ricorso frequente a giovani acquistati dall’estero potrebbero limitare il numero di profili immediatamente utilizzabili dal Como.
Naturalmente, si tratta di problematiche tutt’altro che insormontabili. Molti grandi club europei convivono regolarmente con le regole UEFA sulle quote “homegrown” e adottano strategie specifiche per rispettarle. Una delle soluzioni più immediate potrebbe essere quella di inserire in rosa giocatori cresciuti calcisticamente nel sistema FIGC, indipendentemente dalla nazionalità. Parallelamente, il Como potrebbe investire ulteriormente sul proprio settore giovanile, trattenendo e valorizzando giovani talenti in modo da renderli eleggibili in futuro per la Lista B e per le quote “club-trained”.
In definitiva, il tema delle liste UEFA non rappresenta un ostacolo tale da compromettere il percorso europeo del Como, ma costituisce certamente un banco di prova importante nella costruzione di un club ormai proiettato verso una dimensione internazionale. La partecipazione stabile alle grandi competizioni europee, infatti, non passa soltanto dalla qualità tecnica della rosa o dalla forza economica della proprietà, ma anche dalla capacità di programmare nel rispetto di regolamenti sempre più complessi e strategici.
Michele La Francesca
avvocato






