GIUGNO 2026
L’organo di controllo che supervisiona la Corte penale internazionale ha raccomandato il licenziamento dell’ex procuratore capo Karim Khan dopo aver concluso un’indagine che ha accertato comportamenti inappropriati legati ad accuse di molestie sessuali. La notizia è stata riportata mercoledì scorso dall’agenzia Reuters. Secondo diverse fonti, Khan avrebbe chiesto alla donna che lo accusava di ritirare le contestazioni nei suoi confronti, sostenendo che ciò gli avrebbe consentito di proseguire con l’emissione dei mandati di arresto contro il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e altri esponenti di alto livello dello Stato ebraico. Israele, dal canto suo, ha chiesto alla Corte di archiviare il procedimento, sostenendo che le accuse rivolte a Khan ne minano la credibilità. Anche gli Stati Uniti sono intervenuti, imponendo sanzioni nei confronti dell’ex procuratore e di altri funzionari della CPI in risposta ai mandati di arresto emessi contro dirigenti israeliani. All’inizio del mese, Khan, cittadino britannico, è stato sospeso in via temporanea dall’esercizio della professione legale in Inghilterra e Galles dal Bar Standards Board, l’organismo che vigila sull’attività forense nei due Paesi. La decisione definitiva verrà presa al termine del procedimento disciplinare ancora in corso. La scorsa settimana l’ex procuratore è stato inoltre formalmente rimosso dal proprio incarico presso la Corte penale internazionale, dopo una sospensione temporanea già disposta in precedenza. La decisione finale sulla sua eventuale estromissione definitiva sarà presa dall’Assemblea degli Stati Parte, chiamata a votare il prossimo 24 luglio a New York.
Le accuse di molestie sessuali nei confronti di Khan risalgono a due anni fa e riguardano una collaboratrice della Corte. Nel maggio 2025 il magistrato aveva lasciato l’incarico mentre era in corso l’indagine sulla sua condotta. Il comitato esecutivo della CPI ha spiegato di aver basato le proprie conclusioni sui risultati dell’inchiesta condotta dall’Ufficio dei servizi di controllo interno delle Nazioni Unite (OIOS), sulle prove raccolte, sul parere espresso da un gruppo di esperti legali indipendenti e sulla documentazione presentata dalle parti coinvolte.
Khan era già finito al centro di forti polemiche internazionali dopo aver richiesto ed ottenuto mandati di arresto nei confronti di Benjamin Netanyahu e di altri esponenti israeliani. La scelta aveva provocato dure reazioni negli Stati Uniti, dove il presidente della Camera Mike Johnson aveva sollecitato l’adozione di sanzioni contro il procuratore. Successivamente, Khan è stato accusato da alcuni osservatori di aver accelerato l’emissione dei mandati per distogliere l’attenzione dalle accuse personali che lo coinvolgevano, oltre che di aver subito presunte influenze da parte del Qatar e di società private britanniche attive nel settore dell’intelligence. Un ulteriore elemento di controversia riguarda il principio di complementarità previsto dallo Statuto di Roma, secondo cui la Corte penale internazionale dovrebbe intervenire soltanto quando gli Stati interessati non sono disposti o non sono in grado di condurre autonomamente indagini credibili. Israele sostiene che tale principio non sia stato rispettato. Nel maggio 2024, poco prima di autorizzare i mandati di arresto, Khan aveva programmato una visita in Israele per esaminare direttamente le prove disponibili, ma il viaggio venne annullato all’ultimo momento. Poco dopo arrivò la decisione di procedere comunque con i mandati, una scelta che continua ad alimentare interrogativi sulle motivazioni che portarono a quel cambio di rotta.
Stefano Piazza
vicedirettore Ius101.it






