Il nuovo programma di difesa denominato «Golden Dome» promosso dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha suscitato forti reazioni da parte di tre nazioni che rappresentano una delle principali minacce per la sicurezza degli Stati Uniti: Cina, Russia e Corea del Nord. Questi Paesi sostengono che l’iniziativa americana per un sistema di difesa antimissile stia alimentando una nuova e pericolosa corsa agli armamenti. Trump ha dichiarato di voler rendere operativo, prima della fine del suo mandato, uno scudo difensivo chiamato «Golden Dome» basato su una combinazione di sistemi di intercettazione terrestri e satellitari con l’obiettivo di proteggere gli USA da attacchi ad alta tecnologia, inclusi missili ipersonici. Russia, Cina e Corea del Nord stanno intanto sviluppando armi avanzate in grado di aggirare le difese americane e sono sempre più attive in iniziative militari congiunte. I tre Paesi, secondo gli esperti, stanno intensificando la cooperazione nel campo della difesa. La Corea del Nord ha espresso una netta condanna al progetto, definendolo «il più ambizioso programma di riarmo della storia». Cina e Russia, in una dichiarazione comune diffusa all’inizio del mese, lo hanno descritto come «profondamente destabilizzante». La portavoce del Ministero degli Esteri russo Maria Zakharova ha detto ai giornalisti che il piano «mina le basi della stabilità strategica». I tre Paesi hanno inoltre criticato la proposta statunitense di installare sistemi di intercettazione nello spazio, denunciando il rischio concreto di «trasformare lo spazio in un’arena di conflitto». Diversi analisti sottolineano che un sistema di difesa così articolato potrebbe incentivare la diffusione di missili, comprese testate nucleari. Questo avviene mentre l’ultimo grande accordo sul controllo degli armamenti tra Russia e Stati Uniti è prossimo alla scadenza, spingendo Mosca verso un possibile rafforzamento del proprio arsenale strategico. Gli Stati Uniti affermano che il rafforzamento delle minacce globali rende imprescindibile un sistema difensivo più sofisticato, rigettando le accuse di voler militarizzare lo spazio. «Negli ultimi tempi abbiamo assistito a manovre orbitali da parte di satelliti cinesi che sembrano simulate per il combattimento nello spazio», ha dichiarato il generale Anthony Mastalir, delle Forze Spaziali statunitensi nell’Indo-Pacifico, durante una conferenza in Australia. «Queste manovre dimostrano che Pechino si sta preparando a confrontarsi con gli USA anche oltre l’atmosfera terrestre», ha poi aggiunto.
Golden Dome, la nuova strategia USA contro le minacce globali: svolta nella difesa missilistica
Secondo le autorità americane, le proprie capacità di difesa missilistica sono pensate per contrastare i cosiddetti «Stati canaglia», come la Corea del Nord, e non per confrontarsi direttamente con potenze nucleari. Tuttavia, il nuovo approccio sembra indicare la fine dell’era del controllo sugli armamenti e la perdita del concetto di deterrenza basata sulla distruzione reciproca assicurata. Tra le minacce principali emergono i missili ipersonici, capaci di viaggiare a velocità almeno cinque volte superiori a quella del suono e di manovrare in volo, rendendo difficile intercettarli. Nel confronto su questi armamenti, gli Stati Uniti risultano in ritardo. La Cina ha condotto un test nel 2021 in cui un missile ipersonico ha circumnavigato il pianeta a oltre 24.000 km/h prima di colpire il bersaglio. Il Pentagono, tuttavia, ha recentemente completato con successo il test di un prototipo di aereo ipersonico riutilizzabile. Quando nel 2018 Putin annunciò i sistemi ipersonici russi, mostrò un’animazione che raffigurava un missile in rotta verso la costa occidentale degli USA. «I sistemi antimissile non servono a nulla contro di loro», dichiarò. Tuttavia, secondo David Wright del Massachusetts Institute of Technology (MIT), le armi ipersoniche potrebbero essere vulnerabili nella fase iniziale del lancio, rendendole intercettabili da un sistema come il Golden Dome.
Molto più difficile, tuttavia, sarebbe neutralizzare un missile balistico intercontinentale russo: servirebbe un sistema di intercettori dislocato su vasta scala dato che secondo gli esperti, sarebbero necessari numerosi intercettori distribuiti per coprire l’intera estensione della Russia». La Corea del Nord dispone già di missili capaci di colpire il suolo americano, e il regime di Kim Jong-un mira a sviluppare armi ancora più potenti e rapide da lanciare. Il Paese sta lavorando a droni nucleari sottomarini e missili ipersonici, anche se secondo alcuni esperti questi sistemi non sono ancora operativi. Gli USA hanno attualmente decine di intercettori installati in Alaska e California, testati con successo anche per abbattere missili intercontinentali, oltre a sistemi Aegis installati in Europa. Utilizzano anche i Patriot per minacce ravvicinate e il sistema Thaad in regioni strategiche come la Corea del Sud e Guam.
Gli analisti affermano che completare il Golden Dome entro tre anni, come desiderato da Donald Trump, sarebbe un’impresa estremamente complessa. Un sistema del genere offrirebbe una protezione parziale, stimata intorno all’85%, ma potrebbe alimentare un senso di falsa sicurezza e incentivare una nuova corsa agli armamenti. Le componenti spaziali del Golden Dome destano preoccupazione: un sistema pensato per intercettare pochi missili potrebbe richiedere più di mille intercettori orbitali; per proteggersi da potenze come Russia o Cina, servirebbero decine di migliaia di satelliti. Mosca e Pechino temono che questi intercettori possano essere indistinguibili da armi offensive e ritengono che un’America più protetta possa essere tentata da azioni militari più aggressive. «Questo alimenta la possibilità che Russia e Cina sviluppino capacità anti-satellite e tecnologie per la guerra spaziale», ha spiegato Tong Zhao del Carnegie Endowment. La Cina, nel frattempo, sta rapidamente espandendo il proprio arsenale nucleare. Negli ultimi anni ha costruito centinaia di nuovi silos e piattaforme mobili per i missili balistici. Secondo Hans Kristensen della Federation of American Scientists, la Cina dispone di oltre 700 lanciatori terrestri per armi nucleari, di cui 462 in grado di colpire gli Stati Uniti. I suoi sottomarini lanciamissili stanno diventando più silenziosi ed efficaci, e sono in fase di sviluppo nuovi modelli come il Type 096. Nel 2019, Pechino ha rivelato un bombardiere modificato dotato di missile balistico aerolanciato potenzialmente nucleare.«Non siamo ancora tornati ai livelli della Guerra Fredda», ha osservato Kristensen. «Ma gli sviluppi attuali indicano chiaramente che ci stiamo avvicinando a un’escalation nucleare», ed è una pessima notizia.
Stefano Piazza
vice direttore Ius101.it






