L’empowerment femminile è quel processo complesso attraverso cui le donne prendono in mano le redini della propria vita professionale. Si tratta di avere la libertà di scegliere, di far sentire la propria voce e di partecipare attivamente in ogni aspetto della società, senza limiti imposti dal genere. È un percorso che permette a ogni donna di realizzare il proprio potenziale. Ma questo viaggio è spesso in salita. Le donne di tutto il mondo si trovano ancora di fronte a difficoltà reali: pregiudizi, stereotipi che chiudono le porte, divari salariali e scarsa presenza nei ruoli di potere. Molte culture relegano le donne a ruoli tradizionali, soffocando la loro autonomia e le loro competenze. E purtroppo, la violenza di genere resta una barriera spaventosa, privando milioni di donne di una vita sicura. Affermarsi richiede coraggio e tanta forza. In questo panorama così intricato, Anna Mahjar-Barducci offre una prospettiva preziosa. La sua storia è un incredibile intreccio di culture: nata in Italia da madre marocchina, ha vissuto tra Nord Africa, Pakistan e ora Gerusalemme. Questo suo mix culturale è una lente con cui Barducci osserva e comprende le affascinanti e complicate realtà del Medio Oriente. La sua carriera di ricercatrice al MEMRI e il suo impegno come fondatrice dell’Associazione Arabi Democratici Liberali sono interamente dedicati a comprendere le dinamiche di una regione che conosce profondamente. Barducci incarna perfettamente quella forza che si ritrova nelle donne mediorientali. La sua voce è un ponte tra mondi apparentemente distanti, che fa strada anche a quell’idea silenziosa che l’empowerment declinato al femminile, in contesti dove tradizione e cambiamento si incontrano, possa prendere il giusto spazio e rilevanza. Abbiamo approfondito l’argomento proprio con lei, Anna Mahjar-Barducci, direttrice di progetto del Middle East Media Research Institute (MEMRI), ha fondato l’Associazione Arabi Democratici Liberali.
Considerando la sua profonda conoscenza della regione mediorientale e il suo lavoro presso MEMRI, quali sono le forme di empowerment femminile importanti, ma meno visibili, che ha riscontrato in tali contesti? Come riescono le donne a raggiungerle nonostante le difficoltà?
«L’alfabetizzazione è cruciale per il raggiungimento dei diritti delle donne, poiché permette alla donna di partecipare attivamente alla vita politica, economica e sociale. In Occidente, diamo per scontata l’alfabetizzazione, ma in molte parti del mondo, incluso Nord Africa e Medio Oriente (regione MENA), la disparità tra i tassi di alfabetizzazione maschile e femminile è considerevole. Nessuno menziona mai che, nella regione MENA, Israele è uno fra i Paesi, dove la donna araba ha i livelli più alti di alfabetizzazione. Nel 2023, un rapporto pubblicato dal Ministero del Lavoro e degli Affari Sociali mostra che la percentuale di donne arabe israeliane con istruzione universitaria nella fascia di età 30-34 anni è raddoppiata nel giro di un decennio, attestandosi intorno al 25 percento. Il rapporto evidenzia inoltre che l’aumento del numero di donne arabe, che decidono di proseguire l’istruzione universitaria con una laurea o anche con un dottorato, include anche le donne che hanno superato i quaranta anni di età.
Solitamente, nelle società più laiche, come è anche quella israeliana, i diritti delle donne (di qualsiasi etnia e religione) sono elevati e ampiamente riconosciuti. In questi Paesi, la donna può partecipare liberamente alla vita politica e sociale del Paese, diventando indipendente economicamente»
Dal suo punto di osservazione privilegiato, come valuta l’impatto del mix culturale (le diverse tradizioni, lingue e fedi) sul percorso di empowerment femminile nel Medio Oriente? È un elemento di forza che genera nuove opportunità o una fonte di ulteriori problemi?
«Il Medio Oriente è una regione ricca di lingue, etnie e fedi diverse. Generalmente, i regimi che non rispettano i diritti delle minoranze, non rispettano nemmeno quelli delle donne. Questo è, per esempio, il caso della Republica islamica dell’Iran, che viola quotidianamente i diritti dei gruppi etnici (curdi, ahwazi, balochi, etc) all’interno del Paese, e pone restrizioni alle libertà delle donne. Un caso esplicativo è l’uccisione di Jina (Mahsa) Amini, diventata il simbolo delle proteste “donna, vita, libertà”, torturata e massacrata dal regime iraniano non soltanto perché aveva indossato l’hijab in modo “improprio”, ma perché era curda»
La sua Associazione Arabi Democratici Liberali si propone di promuovere valori specifici. In che modo gli ideali di democrazia e libertà che sostenete possono tradursi in azioni tangibili per l’avanzamento dei diritti e del ruolo delle donne nella regione?
«L’Associazione sostiene la laicità, come un pilastro indispensabile per l’avanzamento dei diritti e delle libertà personali. Ovviamente, la laicità da sola non basta. L’Associazione promuove infatti anche il libero mercato, la proprietà privata, lo Stato di Diritto e il governo limitato (attraverso una costituzione scritta che elenchi e limiti i poteri che il popolo delega al governo; come affermò Lord Acton, “Il potere tende a corrompere e il potere assoluto corrompe in modo assoluto”). L’Associazione crede che quelle elencate siano le condizioni per l’avanzamento dei diritti delle donne e di tutti gli individui non solo nella regione MENA, ma in tutto il mondo»
Lei stessa incarna un ponte tra culture. Quali sfide personali ha dovuto affrontare nella sua carriera e nella sua vita quotidiana come donna e studiosa per affermare la sua voce e la sua prospettiva in un campo così delicato come gli studi internazionali e mediorientali?
«Come tutti quanti, ho un’identità composita, che vivo nel suo insieme. Come dice lo scrittore franco-libanese Amin Maalouf: «L’identità di una persona non è una giustapposizione di appartenenze autonome, non è un patchwork, è invece un disegno sulla pelle tesa; se si tocca una sola appartenenza, è tutta la persona che vibra» Parte della mia identità è anche il pensiero liberale classico, che mi aiuta a guardare, decodificare, e giudicare il mondo. Questa mia posizione politica/filosofica non mi ha avvantaggiato, anzi sono stata spesso ostacolata»
Guardando al futuro, quali sono, a suo parere, le priorità assolute per sostenere e accelerare l’equità femminile in ambito di carriera in Medio Oriente? Ci sono modelli o approcci specifici che ritiene possano funzionare meglio in questo contesto così difficile?
«In passato, il Dipartimento di Stato americano ha cercato di promuovere l’empowerment femminile nella regione MENA attraverso il U.S.-Middle East Partnership Initiative (MEPI). Ho partecipato a vari dei loro convegni nel periodo dell’ammistrazione Bush, che lanciò l’iniziativa. Non credo però che il loro approccio abbia avuto successo. per Per sostenere e accelerare l’equità femminile, l’unico modello da seguire è la promozione dei seguenti tre fattori interconnessi fra loro: la salute della donna, l’istruzione e l’accesso al mercato»
Elisa Garfagna
giornalista






