SETTEMBRE 2025
Israele ha accettato la proposta del governo italiano di scaricare gli aiuti nel porto di Cipro e poi trasferirli a Gaza. La flottiglia ha respinto la proposta italiana, dimostrando che il suo vero scopo è provocare e servire Hamas. Il direttore generale del Ministero degli Affari Esteri, Eden Bar Tal, ha affermato: «Israele ha accettato la proposta del governo italiano di scaricare gli aiuti nel porto di Cipro e poi trasferirli a Gaza. La flottiglia ha respinto la proposta italiana, dimostrando che il suo vero scopo è provocare e servire Hamas».
La Flottilla ha anche respinto l’appello del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella: «Il valore della vita umana sembra aver perso ogni significato a Gaza, dove viene gravemente calpestato con disumane sofferenze per la popolazione». Ma ecco la sua petizione, senza che questo slancio generoso metta a rischio le vite delle persone impegnate nella missione umanitaria: «Mi permetto di rivolgere un appello alle donne e agli uomini della Flottilla perché raccolgano la disponibilità offerta dal Patriarcato Latino di Gerusalemme – anch’esso impegnato con fermezza e coraggio nella vicinanza alla popolazione di Gaza – di svolgere il compito di consegnare in sicurezza quel che la solidarietà ha destinato a bambini, donne, uomini di Gaza».
Israele ha ripetutamente offerto diverse opzioni per lo scarico degli aiuti. Ha invitato le navi ad attraccare al porto turistico di Ashkelon e a scaricare lì gli aiuti, da dove sarebbero stati trasferiti tempestivamente e in modo coordinato alla Striscia di Gaza. Lo Stato ebraico ha anche offerto di scaricare gli aiuti della flottiglia in qualsiasi porto di un Paese vicino, al di fuori di Israele, da dove potrebbero essere trasferiti pacificamente a Gaza. Nonostante queste offerte, gli organizzatori della flottiglia hanno costantemente rifiutato, chiarendo che il loro obiettivo è provocare e servire Hamas, piuttosto che consegnare realmente aiuti umanitari. Israele ribadisce che nessuna nave sarà autorizzata ad entrare in una zona di combattimento attiva o a violare il blocco navale legale. Rimane una domanda: se si tratta davvero di aiuti e non di provocazione, perché la flottiglia ha rifiutato la proposta del governo italiano? La risposta è chiara: non si è mai trattato di aiuti, ma sempre di provocazione.
Il governo di Israele rimane disponibile a partecipare a qualsiasi accordo costruttivo che consenta il trasferimento legale e sicuro degli aiuti a Gaza. E adesso che cosa succederà? Secondo nostre fonti in Israele, una volta che imbarcazioni che battono bandiera palestinese (protostato in guerra con Israele) entreranno in acque israeliane, verranno intercettate, assaltate e gli occupanti saranno arrestati. Poi verranno condotti su una barca dotata di celle e trasportati nel porto israeliano più vicino. Qui verranno interrogati e sottoposti a fermo, mentre i parlamentari saranno espulsi in modo da evitare problemi con i Paesi di provenienza. Secondo le stesse fonti, le imbarcazioni verrebbero inoltre sequestrate: alcune potrebbero essere smantellate o definitivamente distrutte per ragioni di sicurezza, mentre altre potrebbero essere confiscate e successivamente trasferite o donate a ONG ritenute effettivamente impegnate nella solidarietà.
E gli altri? In Israele il sostegno diretto o indiretto (come nel caso della Flottilla) al terrorismo è considerato un crimine grave e viene punito con pene che vanno da alcuni anni di reclusione fino all’ergastolo. La cornice normativa è la Counter-Terrorism Law, approvata nel 2016 e più volte aggiornata. La legge stabilisce che chi fornisce servizi o risorse a un’organizzazione terroristica rischia fino a cinque anni di carcere, mentre per chi ne dirige le attività la pena può arrivare a venticinque anni. Anche la sola appartenenza a un gruppo designato come terrorista è punibile con cinque anni di prigione.Particolarmente controversa è la norma che sanziona l’«identificazione» con un’organizzazione terroristica: manifestazioni di sostegno, propaganda o dichiarazioni pubbliche possono costare fino a tre anni di reclusione. Dal 2023, inoltre, è stato introdotto un emendamento che criminalizza persino il «consumo sistematico» di contenuti online che glorifichino il terrorismo, con una pena massima di un anno. Forse la lettura di questa norma dovrebbe sconsigliare il proseguimento di questa assurda operazione di propaganda.
Stefano Piazza
Vicedirettore Ius101.it






