MAGGIO 2026
Hamas continua a seguire una strategia che combina resistenza armata, consolidamento politico e attesa degli sviluppi regionali, soprattutto sul fronte dello scontro tra Iran, Stati Uniti e Israele. Secondo valutazioni di fonti della sicurezza israeliana, il movimento islamista starebbe sfruttando questa fase per ricostruire le proprie capacità militari, rafforzare il controllo sulla Striscia e prepararsi a un nuovo confronto con Israele. Secondo l’analista israeliano Yoni Ben Menachem, Hamas starebbe adottando una tattica simile a quella utilizzata dall’Iran nei negoziati internazionali: prendere tempo, imporre condizioni preliminari e attendere che il quadro geopolitico regionale evolva a proprio favore. In questa visione, le armi vengono considerate una garanzia indispensabile per la sopravvivenza politica e militare dell’organizzazione.
Le pressioni esercitate dai mediatori internazionali e dal cosiddetto “Consiglio per la Pace” non hanno infatti modificato la posizione del movimento. Hamas continua a rifiutare qualsiasi ipotesi di disarmo, bocciando il piano sostenuto dall’ex diplomatico ONU Nikolay Mladenov, che subordinava la ricostruzione di Gaza e il ritiro israeliano alla smilitarizzazione della Striscia. La leadership dell’organizzazione ha inoltre chiarito ai mediatori che non prenderà in considerazione la consegna delle armi senza il ritiro totale delle forze israeliane da tutte le aree della Striscia, incluse quelle lungo la cosiddetta “linea gialla”. Per Hamas, qualsiasi presenza militare israeliana permanente rappresenta una minaccia diretta alla propria capacità di ricostruire il potenziale operativo.
Questa posizione sarebbe stata ribadita durante la visita al Cairo della delegazione guidata da Khalil al-Hayya, conclusasi il 3 aprile 2026. Secondo media vicini ad Hamas, la delegazione avrebbe chiesto la cessazione delle presunte “violazioni israeliane”, l’applicazione completa del cessate il fuoco e chiarimenti sull’espansione delle aree controllate dall’Idf. Nel frattempo, sul terreno, Hamas starebbe approfittando della situazione per rafforzare ulteriormente il proprio controllo interno. Fonti israeliane riferiscono di un’intensificazione delle attività contro oppositori, presunti collaboratori e milizie considerate vicine a Israele. Parallelamente, il movimento avrebbe aumentato la presenza delle forze di sicurezza e della polizia, mantenendo attivi ministeri, mercati e sistemi di distribuzione degli aiuti.
Secondo le stesse valutazioni, Hamas utilizzerebbe parte degli aiuti umanitari in ingresso nella Striscia per finanziare la propria struttura. I beni verrebbero in parte sequestrati o rivenduti nei mercati locali, con i proventi destinati al reclutamento di nuovi combattenti e alla ricostruzione delle infrastrutture militari. L’organizzazione continua inoltre a rafforzare il proprio apparato armato attraverso traffici di armi, in parte provenienti dall’Egitto, e lo sviluppo di sistemi prodotti localmente. A questo si aggiungono programmi accelerati di reclutamento e addestramento, oltre alla ricostruzione delle infrastrutture danneggiate durante i combattimenti. Nonostante il negoziato in corso, Hamas continua anche a mantenere attiva la pressione militare contro Israele con ordigni esplosivi, armi anticarro e tattiche di guerriglia urbana, con l’obiettivo di logorare la presenza dell’Idf e preservare l’immagine del movimento come forza combattente ancora operativa.
Israele, dal canto suo, prosegue le operazioni nelle aree considerate sensibili della Striscia per individuare depositi di armi, distruggere infrastrutture terroristiche e colpire miliziani accusati di violare il cessate il fuoco.
Sul piano politico interno, Hamas avrebbe inoltre rinviato le elezioni per la nuova leadership del Politburo fino alla fine del 2026. Alla base della decisione vi sarebbero tensioni tra la corrente vicina ai Fratelli Musulmani internazionali, rappresentata da Khaled Mashal, e quella più legata all’Iran, incarnata da Khalil al-Hayya. Per Yoni Ben Menachem, il rinvio delle elezioni interne dimostra quanto il movimento resti influenzato dagli equilibri regionali e dall’asse con Teheran. Secondo l’analista, Hamas preferisce attendere una maggiore chiarezza sul confronto tra Iran e Israele prima di ridefinire la propria leadership e le future alleanze strategiche. Le valutazioni della sicurezza israeliana indicano che, finché l’attenzione di Israele e degli Stati Uniti resterà concentrata sull’Iran e sul fronte settentrionale con Hezbollah, Hamas continuerà a consolidare il proprio potere a Gaza, nonostante il crescente malcontento popolare legato al collasso dei servizi e all’aumento del costo della vita. Secondo gli analisti israeliani, anche dopo l’eventuale conclusione dello scontro con Teheran, Israele dovrà affrontare una lunga sfida politico-militare nella Striscia. Hamas, come Hezbollah in Libano, viene considerata una struttura jihadista radicata e difficilmente smantellabile con la sola pressione militare.
Stefano Piazza
vicedirettore IUS101.it






