Giovedi 20 febbraio dopo 501 giorni, Shiri Bibas e i suoi bambini Ariel, 4 anni e Kfir, 9 mesi tornano a casa in Isralele ma lo faranno dentro un sacco di plastica, perché Hamas li ha giustiziati probabilmente la mattina del 7 ottobre fuori dalla loro abitazione a Nir Oz, dove il padre Yarden—catturato quello stesso giorno e rilasciato solo pochi giorni fa—li aveva lasciati quando era corso a difendere il kibbutz. In una scarna nota il gruppo jihadista palestinese ha annunciato: « Ci saranno i corpi della famiglia Bibas».
Durante la nostra missione di solidarietà in Israele nel febbraio 2024, partendo da Tel Aviv abbiamo raggiunto Rambla, dove si trova l’obitorio centrale israeliano di Shura, poi Sderot dove c’è stato il maggior numero di rapiti, e il kibbutz di Kfar Aza dove sono iniziati i massacri per poi raggiungere Gerusalemme alla Knesset, il parlamento israeliano. In tutti questi luoghi, abbiamo visto decine di fotografie e video di questi due bellissimi bambini dai capelli rossi e la loro mamma e da allora non abbiamo mai smesso un solo giorno di pregare per la loro salvezza. Ci abbiamo sperato anche se sapevamo che era quasi impossibile che fossero sopravvissuti alla furia dei mostri di Hamas, ma abbiamo comunque pregato che fossero vivi. Invece, per loro, non c’è stata alcuna pietà. Fra i 250 ostaggi portati via con la forza durante l’attacco, nessuno è rimasto impresso nella mente della gente come i due fratellini e la loro madre. Le immagini televisive del loro rapimento, della mamma presa per i capelli e strattonata che li stringeva a sé anche se terrorizzata, hanno fatto il giro del mondo, diventando uno dei simboli più potenti dell’attacco di Hamas. Ora è tutto finito, Shiri Bibas e i suoi bambini Kfir e Ariel non torneranno mai piu’ dal loro papà e marito Yarden che dovrà convivere per sempre con tutto questo dolore.
La redazione di IUS101.it si stringe alla famiglia Bibas toccata da una ferocia senza uguali.
Francesco Arcieri Stefano Piazza
direttore e vice direttore IUS101






