Sanzionato dal Dipartimento del Tesoro statunitense come “collettore di Hamas”, segnalato alle autorità italiane dallo Shin Bet, indicato in recenti report come uomo di Hamas, e a cui numerosi istituti di credito hanno chiuso i conti, Mohammad Hannoun, architetto palestinese da lungo tempo attivo in territorio italiano, continua indisturbato con le proprie attività.
Stavolta, il soggetto in questione propone, tramite l’Associazione Benefica di Solidarietà con il Popolo Palestinese (ABSPP ODV) di cui è presidente, un progetto di gemellaggio tra le famiglie italiane e le famiglie di Gaza con l’obiettivo di fornire supporto economico tramite un impegno mensile di 200 euro da parte delle famiglie italiane, per una durata di 6 mesi. Questo contributo, si legge ancora, “viene utilizzato per soddisfare i bisogni primari delle famiglie gazawi, come alimentazione, medicine, istruzione e altre necessità essenziali”, come riportato in data 28 gennaio 2025 dall’Ansa. L’associazione ha riferito che è possibile contribuire direttamente presso i suoi uffici di Milano, Roma e Genova (dove risiede Hannoun), o facendo un bonifico all’Associazione Benefica La Cupola d’Oro. Insomma, se non si vuole procedere con un bonifico sul conto, aperto presso Poste Italiane in Lombardia, è possibile addirittura portare somme in contante presso le sedi.
Lo scorso 8 ottobre, il Dipartimento del Tesoro americano ha inserito Hannoun e altri due palestinesi attivi in Europa nella lista dei soggetti da sanzionare in quanto “uomini di Hamas”. Washington ha inoltre indicato Hannoun come collettore di denaro per l’organizzazione terrorista palestinese, come si legge nel comunicato del Dipartimento del Tesoro:
“Mohammad Hannoun (Hannoun) è un membro di Hamas con sede in Italia che ha fondato la Charity Association of Solidarity with the Palestinian People, o Associazione Benefica di Solidarietà con il Popolo Palestinese (ABSPP), un ente di beneficenza fittizio situato in Italia che apparentemente raccoglie fondi per scopi umanitari, ma in realtà aiuta a finanziare l’ala militare di Hamas. Come dirigente dell’ABSPP, Hannoun ha inviato denaro a organizzazioni controllate da Hamas almeno dal 2018. Ha sollecitato finanziamenti per Hamas con alti funzionari di Hamas e ha inviato almeno 4 milioni di dollari ad Hamas in un periodo di 10 anni”.
E ancora:
“Hannoun e ABSPP sono stati designati per aver materialmente assistito, sponsorizzato o fornito supporto finanziario, materiale o tecnologico, oppure beni o servizi a sostegno di Hamas”. In aggiunta, sempre ad ottobre 2024, la European Leadership Network (Elnet) ha pubblicato un dossier su Hamas in Europa dedicando la parte italiana proprio a Hannoun e soci (tra cui Suleiman Hijazi, Raed Dawoud e Raed al Salahat), nonchè esponendo i collegamenti tra Hannoun ed altri soggetti attivi negli altri Paesi europei e indicati come legati a Hamas; tra questi, anche alcuni che rientrano nelle recenti sanzioni di Washington. Lo scorso ottobre, Hannoun aveva spiegato all’ANSA che, dopo la decisione del dipartimento americano erano stati chiusi i suoi conti bancari e postali personali e quelli legati alle associazioni di cui è presidente, ma che l’Api era riuscita comunque a raccogliere 2 milioni di euro per aiuti umanitari alla popolazione palestinese.
Attenzione però, perché le problematiche vicende di Hannoun sono di vecchia data.
L’ABSPP aveva già riscontrato diversi problemi, come già illustrato a suo tempo dal Sussidiario: nel 2021, dopo diverse segnalazioni all’Antiriciclaggio, l’Unicredit sospese l’operatività sui conti dell’associazione per una serie di anomalie; dalla mancata iscrizione al registro dell’Agenzia delle Entrate alla massiccia movimentazione di contante, in alcuni casi a soggetti iscritti nelle black list dei database europei. Nel dicembre 2023 anche Poste Italiane chiudeva unilateralmente il proprio rapporto. Subito dopo erano PayPal ed altri operatori, tra cui Visa, Mastercard e American Express a bloccare le transazioni intestate a Hannoun e alla sua associazione. Le autorità israeliane avevano anche chiesto a quelle italiane di provvedere con il sequestro dei fondi di Hannoun in quanto indicati come ricompensa per le famiglie dei kamikaze. In seguito alla chiusura dei conti bancari, Hannoun aveva richiesto ai suoi sostenitori di consegnare direttamente denaro contante presso le rispettive sedi della sua associazione tant’è che una troupe dell’Inkiesta si era recata presso la sede romana a Centocelle per testare il nuovo “metodo Hannoun” e aveva lasciato un’offerta senza ottenere ricevuta, senza controllo. Evidentemente però tramite contanti non era stato possibile raccogliere grosse somme e allora ecco arrivare la nuova iniziativa di Hannoun presentata presso la parrocchia romana di San Lorenzo di Lucina e con un nuovo IBAN, quello di Modestino Preziosi, indicato dal palestinese su Facebook come “testimonial ed il garante del Convoglio Umanitario della Pace per Gaza”. Allo stesso tempo, a inizio 2024 spuntava una nuova associazione nota come Cupola d’Oro che con l’ABSPP e con l’Associazione Palestinesi in Italia (API, di cui Hannoun è presidente) condivide i medesimi indirizzi.
Attenzione, perché il nuovo sito dell’ABSPP (il vecchio sito risulta da tempo sospeso) indica come riferimento per i versamenti il medesimo conto corrente della Cupola d’Oro, che risulta aperto presso una filiale di Poste Italiane.
Inoltre, nel luglio 2023, il Ministero della Difesa israeliano aveva chiesto alle autorità italiane di sequestrare il denaro di Hannoun. Dall’inchiesta condotta dallo Shin Bet, l’agenzia di intelligence interna israeliana, è emersa una enorme quantità di denaro a disposizione dell’architetto che in passato era stato accusato da Israele, senza alcuna ripercussione penale, di aver nascosto il sostegno finanziario ai kamikaze palestinesi.
Come illustrato lo scorso novembre a Panorama dal giornalista investigativo Massimiliano Coccia, che da molti anni segue i movimenti di Hannoun, lo Shin Bet ha chiesto al governo italiano di intervenire nei confronti di Hannoun, ma Roma non ha mai agito, nemmeno il governo attuale. L’ex ministro della Difesa, Yoav Gallant, chiese il sequestro di oltre 700 mila dollari presenti sui conti di Hannoun e provenienti da conti di organizzazioni terroriste palestinesi, ma ciò non è mai stato effettuato.
Coccia ha poi aggiunto:
“…si è sempre andati avanti con un lavoro di tracciamento con fonti aperte rispetto al monitoraggio del web, rispetto ai vari conti che lui (Hannoun) apriva. Io facevo gli articoli e poi partivano le segnalazioni. Adesso, in un Paese normale, questa non sarebbe la norma e la prassi”. Hannoun è tra l’altro noto per tutta una serie di pesanti esternazioni verbali e sui social, tanto che lo scorso novembre ha anche ricevuto il daspo dalla questura di Milano per “istigazione all’odio e alla violenza” dopo aver elogiato i teppisti che hanno messo in atto la caccia all’ebreo durante la partita tra Ajax e Maccabi Tel Aviv disputatasi a inizio novembre 2024. Per quanto riguarda l’eccidio del 7 ottobre 2023, è bene rammentare che, soltanto tre giorni dopo, il 10 ottobre, Hannoun aveva dichiarato ai microfoni di Rai3 che l’attacco di Hamas era “legittima difesa”. Il 13 ottobre 2023, Hannoun aveva utilizzato il pulpito del Centro Islamico di Genova per attaccare i paesi che sostengono Israele: “Abbiamo visto l’atteggiamento dei nostri governi italiano, europeo, americano e di alcuni paesi arabi che si sono schierati a favore di Israele, che hanno cominciato a piangere per le vittime, che hanno raccontato anche la menzogna per incoraggiare, a paragonare Hamas alla pari con l’Isis” … Tutto questo, per attaccare la “resistenza palestinese”. A inizio gennaio 2024 Hannoun aveva anche glorificato su Facebook Yahya Ayyash e Saleh al-Arouri, due terroristi di Hamas morti.
Ecco la traduzione del post, scritto esclusivamente in arabo:“In questo giorno è avvenuto il vigliacco assassinio; Misericordia ai martiri; Il leggendario ingegnere martire, che segnò una svolta nella storia della resistenza palestinese; Yahya Ayyash Abu Al-Baraa. La Palestina oggi ha un disperato bisogno del vostro spirito patriottico e della vendetta per lo spirito del martire Sheikh Saleh Abu Muhammad. I martiri non muoiono”.
Nel marzo del 2024, durante una manifestazione in stazione Centrale a Milano, il soggetto in questione aveva affermato: “Concludo, con un applauso al popolo giordano, ai ribelli in Giordania che hanno obbligato il sistema di chiudere l’ambasciata israeliana. Invitiamo tutti i popoli arabi di fare lo stesso per cacciare via tutte le ambasciate israeliane, di chiudere e di trasformarle in centri per la resistenza. Un applauso alla resistenza dello Yemen, un applauso alla resistenza del Libano, dell’Iraq…”.
L’esternazione era stata ripresa anche in un filmato pubblicato su Facebook da Epal Media Center e sul profilo dello stesso Hannoun. Ad ottobre 2024, subito dopo le sanzioni attuate dal Dipartimento del Tesoro statunitense, il procuratore Nicola Piacente aveva dichiarato che la Procura di Genova avrebbe potuto aprire una nuova inchiesta su Hannoun se dagli Stati Uniti fosse arrivata documentazione utile per ulteriori indagini. Benissimo, ma una domanda sorge spontanea: perché le autorità italiane richiedono materiale investigativo dagli Stati Uniti, dal momento che Hannoun è attivo da decenni sul territorio italiano? Com’è possibile che un soggetto con i trascorsi finanziari di Hannoun, sanzionato dagli Stati Uniti come uomo e finanziatore di Hamas, possa continuare a promuovere raccolte fondi e addirittura chiedere che venga consegnato il denaro direttamente presso gli uffici dell’associazione? La faccenda ha dell’incredibile e i necessari chiarimenti spettano ora alle autorità italiane.
Giovanni Giacalone
analista ed esperto di terrorismo






