La mattina del 7 ottobre 2023 l’Iran, Hamas, la Jihad islamica, gli Hezbollah, gli Huthi, le milizie sciite filoiraniane, il regime siriano di Bashar al-Assad e tutti gli odiatori di Israele sparsi in tutto il mondo erano convinti di essersi sbarazzati del «nemico sionista» E cosi’ mentre i jihadisti di Hamas stupravano, ammazzavano e decapitavano donne e bambini e mentre sparavano all’impazzata contro dei civili inermi, in una suite di un lussuosissimo resort a Doha ( Qatar) l’allora capo di Hamas il pingue Ismail Hanyeh rideva a crepapelle guardando le immagini trasmesse da al-Jazeera per poi ringraziare Allah. Una scena turpe e disgustosa che ha sconvolto milioni di persone in tutto il mondo compresi quei milioni di musulmani che hanno visto festeggiare la morte di oltre 1.200 persone innocenti e che con Hamas e il loro mandante l’Iran, non hanno mai voluto avere nulla a che fare.
Il giorno piu’ nero
È stato il giorno più nero per il popolo di Israele e gli ebrei di tutto il mondo, un fiasco colossale per il Governo israeliano e una totale debacle per le strutture di sicurezza. Ma è stato un giorno di immenso dolore anche per coloro che amano Israele pur non essendo ebrei e per chi vuole un mondo libero dove non ci si debba inchinare alla shari’a (la legge islamica), e dove ogni individuo ad esempio può vivere la propria sessualità senza essere buttato dal tetto di un palazzo, come succede agli omosessuali nella Gaza governata da Hamas, e più in generale nei Paesi arabi dove vige la sharia. A questo proposito vedere anche nel nostro Paese le organizzazioni LGBTQ marciare insieme ai propal al grido «Dal fiume al mare, la Palestina sarà libera», è semplicemente rivoltante.
Chi ha fatto male i conti
Chi ha festeggiato il 7 ottobre 2023 però ha fatto male i propri conti, come Vladimir Putin non a caso sostenitore del cosidetto “asse della resistenza”, che era convinto che in quattro giorni l’Ucraina si sarebbe dissolta sotto i colpi del suo esercito che è risultato poi essere del tutto inefficiente, corrotto fino al midollo e guidato da generali spesso alcolizzati che hanno consentito ogni barbarie ai loro soldati. Israele ha reagito iniziando la guerra nella Striscia di Gaza e il risultato e che oggi Hamas dal punto di vista militare non esiste più, sono stati ammazzati il capo politico Ismail Hanyeh, i capi militari Mohammed Deif e Yahya Sinwar, così come sono morti centinaia di capi e capetti del gruppo jihadista sunnita oltre a migliaia di miliziani e molti civili (non abbiamo ancora il numero), usati come scudi umani.Qui occorre ricordare che Israele sta conducendo da un anno una caccia segreta a tutti i responsabili delle stragi del 7 ottobre 2023 che vengono eliminati ogni giorno ovunque si trovino. Si tratta operazioni silenziose condotte dal Mossad che hanno ulteriormente indebolito Hamas. Nota dolente gli ostaggi, alcuni dei quali ancora nelle mani di Hamas.
La guerra a Hezbollah
Gli Hezbollah, nell’ultimo anno, hanno lanciato contro Israele più di 10.000 missili, che hanno provocato ingenti danni nel nord del Paese e quasi 70.000 sfollati. Poi, gli israeliani hanno pensato che fosse ora di rispondere seriamente ai jihadisti libanesi, mentre nelle piazze europee “gli utili idioti” chiedevano e continuano a farlo, la «morte dei sionisti e la fine del genocidio», peraltro inesistente. E così sono morti più di 4.000 membri di Hezbollah, centinaia i feriti, molti dei quali orribilmente mutilati dallo scoppio dei cercapersone e delle radio. Tra loro ci sono migliaia di semplici miliziani e l’intero gruppo dirigente. Il gruppo dirigente del movimento jihadista sciita è stato spazzato via, a cominciare dal leader supremo Hassan Nasrallah, ucciso in un bombardamento a Beirut insieme a decine di suoi collaboratori. Quella notte sono andati in fumo anche più di un miliardo di dollari in banconote e oro, che forse Nasrallah voleva far spostare.Per giorni, il gruppo ha faticato a nominare un successore, dopo che anche l’erede designato di Nasrallah, il cugino Hashem Safi al-Din, è stato ucciso dagli israeliani in un bombardamento. Dopo di lui, la scelta, anche per mancanza di persone, è caduta su Naim Qassem, che non ha certo il carisma di Nasrallah. Quest’ultimo si fa vedere pochissimo in giro e, quando lo fa, rivolge lo sguardo al cielo, non certo verso Allah, ma per paura dei missili israeliani.
Gli Huthi e la Siria
Gli Huthi continuano a sparare i loro razzi ma Israele e gli Usa con Donald Trump chiuderanno presto la partita e in maniera definitiva. Un altro nemico di Israele ha fatto una brutta fine: Assad è dovuto scappare di notte dalla Siria oggi in mano ad un jihadista (ovviamente un Fratello musulmano) che fino a mercoledì si faceva chiamare Abu Mohammad al-Jolani e che da ieri ha scelto il suo vero nome ovvero Ahmed al-Shareh. Vista la situazione gli israeliani hanno oltrepassato i confini siriani per la prima volta dal 1973 dispiegando le proprie truppe nella zona cuscinetto demilitarizzata e nell’area controllata da Damasco sulle alture del Golan. Questa regione, annessa da Israele nel 1981, è considerata territorio occupato dalla maggior parte della comunità internazionale ma il Golan riveste un’importanza strategica. Benjamin Netanyahu ha giustificato l’operazione definendola necessaria «per impedire che forze ostili si stabiliscano proprio a ridosso del nostro confine». Allo stesso tempo, Netanyahu ha sottolineato che il crollo del regime siriano potrebbe rappresentare un’opportunità per aprire nuove prospettive. E tutto questo senza sparare un colpo.
L’Iran ora trema
I mullah di Teheran sono coloro che hanno scatenato la guerra contro Israele armando e finanziando i loro proxy della regione ma non si sono limitato a questo perché hanno anche attaccatto direttamente lo Stato ebraico (due volte) senza fare danni. Israele ha risposto in entrambe le occasioni facendo danni gravissimi a strutture militari e logistiche iraniane. Teheran ha affermato che avrebbe risposto ma ad oggi lo ha fatto diffondendo solo una serie di video fatti con l’intelligenza artificiale nei quali si vedono Gerusalemme e Tel Aviv distrutte che è un po’ poco per spaventare gli israeliani che hanno dimostrato totale superiorità a livello militare e di intelligence. A questo proposito basta ricordare che Ismail Hanyeh leader di Hamas, è stato ammazzato con due bombe sotto il suo letto il 31 luglio 2024 a Teheran in una struttura dei Guardiani della Rivoluzione iraniana. Il 7 ottobre 2023 l’Iran controllava con la Russia la Siria e tutti i traffici di armi e droga, il sud del Libano con Hezbollah ed era una potenza regionale molto temuta. Oggi la Siria è sostanzialmente nelle mani della Turchia che ha armato i jihadisti di Hayat Tahrir al-Sham che prima di tutto odiano l’Iran. Adesso a Teheran si attende e si teme l’arrivo alla Casa Bianca di Donald Trump amico sincero di Israele che ha già promesso ulteriori e durissime sanzioni in ossequio «alla massima pressione 2.0» strategia che mira a mettere in ginocchio la già traballante economia del Paese in modo da non consentirgli più di finanziare il terrorismo internazionale. Per il popolo iraniano prima vittima dei mullah, tutto questo potrebbe diventare inaccettabile al punto di rivoltarsi definitivamente contro il regime teocratico che li opprime dal 1979. Coloro che volevano la morte di Israele hanno fatto male i loro conti e a piu’ di un anno dal 7 ottobre 2023 attaccare lo Stato ebraico si è rivelato un boomerang. «Come ho promesso, stiamo trasformando il volto del Medioriente» ha affermato il premier israeliano Benjamin Netanyahu in conferenza stampa a Gerusalemme. Poi il premier ha aggiunto: « Fin dagli attacchi di Hamas del 7 ottobre, Israele ha lavorato in modo sistematico, misurato e organizzato per smantellare l’asse iraniano, A Gaza,Israele sta ora agendo per smantellare i resti delle capacità militari di Hamas e tutte le sue capacità di governo e per riportare indietro tutti gli ostaggi». Mentre a proposito del Libano, il premier ha sottolineato che il leader di Hezbollah «Hassan Nasrallah era l’asse del male. La sua eliminazione è stata una svolta nel crollo dell’asse e Israele lo sta smantellando passo dopo passo. Chiunque collabori con noi raccoglie grandi benefici. Chiunque ci attacchi, perde e molto».
Stefano Piazza
giornalista






