La fuga di notizie riservate, strano ma vero, è un fenomeno che risale fino al 1700, quando c’erano ancora le colonie americane e Benjamin Franklin. Depistaggi, identità segrete e manovre politiche erano ammorbidite anche di questo elemento. Se pensiamo agli Stati Uniti d’America non possiamo dimenticare il caso Wikileaks di Julian Assange e il Datagate di Edward Snowden. Bene, in questi giorni tiene banco dal punto di vista mediatico e non solo, la chat di gruppo tra alti funzionari americani su un attacco pianificato nello Yemen, in cui per errore è stato inserito anche un giornalista. Di certo, una violazione della sicurezza sconcertante che mette in dubbio la condivisione di informazioni con Washington e la sicurezza delle operazioni militari congiunte anche in Europa. Ma forse anche un giornalista, in determinati casi dovrebbe riflettere e astenersi dal dare una notizia di questo genere, anche se, è una cosa difficile da pensare per via della deformazione professionale che spinge un qualsiasi professionista della carta stampata a raccontare tutto quello che può essere etichettata come una notizia. Ma andiamo al punto. È evidente che l’incidente è una grave infrazione della sicurezza che getta in cattiva luce sull’apparato americano che di informazioni top secret ne ha gestisce e come. Le informazioni sono fondamentali per qualsiasi Paese democratico e non, per la sicurezza nazionale e per l’intelligence perché consentono di identificare minacce, monitorare le crisi e prendere decisioni corrette. Il decisore politico ha la necessità di conoscere per comprendere e fare delle scelte…
Le informazioni sono essenziali perché consentono di identificare e monitorare le aree di crisi prima che si verifichino conflitti. Permettono di conoscere le intenzioni e le vulnerabilità del nemico. Supportano e indirizzano le decisioni del vertice decisionale. Consentono di agire come un sistema di allerta avanzato in caso di minacce alla sicurezza. Permettono inoltre di tutelare la sicurezza delle istituzioni, dei cittadini e delle imprese. I professionisti dell’intelligence raccolgono dati sensibili e li analizzano per determinare se esiste una minaccia reale, vengono sviluppate durante il ciclo informativo, un processo che comprende diverse fasi e devono essere in primis valutate per la loro credibilità, attendibilità e veridicità. Altro tassello importantissimo è quello della condivisione delle informazioni tra paesi. La cooperazione internazionale è fondamentale per combattere le minacce, come il terrorismo, la criminalità organizzata, e le minacce informatiche, sempre più aggressive e pericolose. I paesi spesso condividono informazioni di intelligence con alleati, ma questa condivisione avviene sotto precise condizioni per proteggere le fonti e le metodologie, oltre che per rispettare le leggi e le normative nazionali di ogni Stato.
Esistono anche delle “alleanze strategiche” per la condivisione delle informazioni. Essenzialmente sono tre: la Five Eyes è un’alleanza di intelligence che comprende Stati Uniti, Regno Unito, Canada, Australia e Nuova Zelanda. Questi paesi condividono informazioni di intelligence in modo regolare e coordinato. In Europa esiste la EU INTCEN che è un Centro di intelligence dell’Unione Europea, che facilita la condivisione di informazioni di intelligence tra gli Stati membri dell’UE. Rivelatasi importantissima soprattutto per il monitoraggio degli ex combattenti del cosiddetto Stato Islamico di ritorno nei paesi europei e dei cittadini europei che sono partiti affascinati da quel cancro chiamato jihadismo islamista. La famosissima NATO, che attraverso i suoi canali di intelligence, facilita lo scambio di informazioni tra i membri dell’Alleanza Atlantica per garantire la sicurezza collettiva. La condivisione delle informazioni di intelligence avviene sotto rigidi protocolli e regolamenti. Alcuni dei principali fattori da considerare sono: le giuste autorizzazione e consensi che i paesi o le agenzie di intelligence devono ottenere per condividere informazioni, a volte con condizioni specifiche riguardo alla loro distribuzione o all’uso. Delle fonti e delle metodologie perché com’è ovvio, è fondamentale proteggere le fonti di raccolta e le tecniche utilizzate per ottenere le informazioni. Una divulgazione non autorizzata potrebbe compromettere le operazioni sensibili e mettere a rischio la sicurezza degli addetti operativi coinvolti. Accordi bilaterali o multilaterali che vengono stabiliti in modo preventivo, poiché le informazioni possono essere condivise tra apparati di intelligence diversi fra loro. Ad esempio, un paese potrebbe essere disposto a condividere informazioni con un alleato solo se l’alleato rispetta determinate condizioni. Ma condividere un qualcosa di interesse comporta anche delle sfide e dei rischi come la compromissione delle fonti. Se delle informazioni vengono diffuse troppo ampiamente, le fonti sensibili (agenti, tecniche di sorveglianza) potrebbero essere scoperte e compromesse. Ci può essere un abuso per cui la condivisione di può essere sfruttata in modo improprio, ad esempio, per scopi politici interni o per danneggiare un paese o un alleato. Le informazioni possono essere incomplete o frammentate, il che può rendere difficile ottenere un quadro chiaro o accurato della situazione. L’evoluzione delle tecnologie emergenti ha cambiato il modo in cui le informazioni di intelligence vengono raccolte, elaborate e condivise. L’uso di intelligenza artificiale, analisi predittiva e big data consente di raccogliere e analizzare una quantità enorme di dati in tempo reale, ma porta anche nuove sfide in termini di privacy, sicurezza dei dati e protezione dalle minacce informatiche. Inoltre, la crescente interconnessione globale implica che la condivisione delle informazioni avvenga su piattaforme digitali sicure per garantire che le informazioni non vengano intercettate o manipolate durante il processo di scambio. Il modus operandi delle spie durante la Guerra Fredda era affascinante e si prestava ad interpretazioni cinematografiche, ma oggi è un aspetto largamente superato.
In conclusione, la condivisione delle informazioni è una parte essenziale della sicurezza globale, ma deve essere gestita con grande cautela. La cooperazione tra paesi è fondamentale per affrontare le minacce comunitarie, ma è altrettanto importante proteggere le fonti e le metodologie utilizzate per raccogliere le informazioni. Il bilanciamento tra trasparenza, efficacia e sicurezza è una sfida costante per i servizi di intelligence.
Vincenzo Priolo
Esperto Sicurezza e Analista






