NOVEMBRE 2025
L’Ucraina non è soltanto il principale laboratorio della guerra contemporanea: è diventata anche il terreno di caccia per capitali occidentali alla ricerca della prossima rivoluzione militare. Secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, negli ultimi mesi gli investimenti esteri nel comparto dei droni e nelle tecnologie di difesa ucraine sono aumentati in modo significativo, spinti dalla convinzione che le soluzioni nate sotto il fuoco del conflitto possano conquistare un posto stabile nella futura economia della sicurezza globale. Le startup di Kiev, molte delle quali nate in officine improvvisate o nei reparti militari, stanno oggi vivendo una trasformazione profonda. Grazie all’afflusso di risorse e competenze, si sono evolute in aziende strutturate, capaci di dialogare con i colossi occidentali e di offrire prodotti competitivi anche sul mercato statunitense. «Non sono pionieri improvvisati che lavorano tra le macerie, ma professionisti che sanno esattamente cosa fanno», ha affermato Justin Zeefe, cofondatore del fondo d’investimento Green Flag Ventures, con sedi a Los Angeles e Kiev. Il fondo, nato nel 2023, ha già raccolto un capitale iniziale di 20 milioni di dollari, mentre l’interesse per nuovi round di investimento continua a crescere.
Gli investitori occidentali, che fino a poco tempo fa guardavano con cautela alle aziende della difesa ucraine, oggi le considerano realtà più solide. Molte di esse hanno superato la fase pionieristica, assicurandosi clienti internazionali e introducendo sistemi di governance capaci di rassicurare i mercati. Kiev, dal canto suo, ha allentato i vincoli sull’export militare, consentendo per la prima volta alle società del settore di esportare legalmente. L’Ucraina, sottolinea il Wall Street Journal, è divenuta il principale campo di prova mondiale per i droni militari fin dall’invasione russa del 2022.
Migliaia di velivoli senza pilota, spesso prodotti da startup locali, vengono testati ogni giorno in battaglia. I loro costi contenuti e la capacità di adattarsi rapidamente alle condizioni di guerra hanno attirato l’attenzione dei governi occidentali, che pagano cifre fino a sei volte superiori per prodotti analoghi di fabbricazione statunitense o europea. Un esempio è Swarmer, società di Kiev fondata nel 2023, che ha appena ottenuto 15 milioni di dollari in un round di finanziamento con la partecipazione di investitori americani. L’azienda sviluppa software di intelligenza artificiale in grado di coordinare attacchi simultanei di sciami di droni, tecnologia che l’esercito ucraino utilizza già contro obiettivi russi. Con i nuovi fondi, Swarmer aprirà uffici a Varsavia e ad Austin, in Texas. Altre società, come Teletactica, specializzata in comunicazioni tattiche, stanno seguendo la stessa traiettoria. Il cofondatore Yevhen Zhebko ha raccontato che nei primi due anni di guerra ottenere capitali era quasi impossibile: «Gli investitori si chiedevano soltanto se saremmo sopravvissuti». Oggi, grazie al sostegno di fondi come Green Flag, l’azienda esporta anche nei Paesi baltici. La la spinta non riguarda solo gli investitori individuali. Il fondo americano Ondas Capital ha annunciato un piano da 150 milioni di dollari per finanziare tecnologie da combattimento testate in Ucraina. Quattro società europee di venture capital si sono impegnate a stanziare altri 100 milioni, mentre una recente conferenza dedicata alla difesa a Kiev ha visto la partecipazione di oltre 5.000 investitori, quintuplicando la presenza rispetto all’anno precedente.
Tuttavia, l’afflusso di denaro non è privo di rischi. Il mercato dei droni ucraini è saturo: più di 300 produttori competono in un contesto segnato da corruzione e incertezza normativa. Gli investitori stranieri, consapevoli di queste fragilità, spesso chiedono che le holding vengano registrate in Paesi UE per garantire trasparenza e protezione giuridica. È il caso della statunitense MITS Capital, che ha fuso quattro aziende ucraine di difesa in un’unica entità con sede in Danimarca, battezzata MITS Industries. Anche i governi occidentali si stanno muovendo. Il Pentagono ha già stipulato contratti con alcune startup ucraine per droni a lungo raggio e sistemi anti-drone, mentre Londra e Copenaghen hanno firmato intese per localizzare la produzione sul proprio territorio. Le partnership puntano a creare un ecosistema transnazionale della difesa, in cui Kiev funge da laboratorio sperimentale e i Paesi alleati da hub industriali.
Non mancano gli esempi di successo: la società Frontline, partita due anni fa in un edificio abbandonato, oggi impiega oltre cento persone e ha ottenuto un investimento dalla tedesca Quantum Systems, che ha rilevato una quota del 10% del capitale. Il suo drone di punta, venduto a circa 3.000 dollari, costa meno di un sesto dei modelli occidentali con prestazioni simili. Dietro il boom si cela un nuovo tipo di corsa all’oro, dove la posta in gioco non è soltanto militare ma economica: chi vincerà la battaglia tecnologica in Ucraina potrà imporre gli standard globali della guerra del futuro.
Stefano Piazza
vicedirettore Ius101






