MAGGIO 2025
C’era una volta un re… no, non è l’inizio di una favola, ma l’incipit di una storia misconosciuta, quella del Marocco e del suo rapporto profondamente intrecciato con la comunità ebraica. Una storia che va ben oltre il drammatico periodo della Seconda Guerra Mondiale, pur essendo questo un capitolo molto importante che segna una distinzione tra il Marocco e gli altri paesi. Le radici della presenza ebraica in Marocco affondano in epoche antiche, ben prima dell’avvento dell’Islam. Si narra di insediamenti risalenti all’epoca fenicia e romana, con un aumento della popolazione ebraica in seguito alle diaspora successive alla distruzione del Primo e del Secondo Tempio di Gerusalemme e all’espulsione degli ebrei dalla Spagna nel 1492. Questi rifugiati sefarditi portarono con sé la loro cultura, la loro conoscenza e le loro tradizioni, arricchendo il tessuto intellettuale ed anche economico del Marocco.
Per secoli, le comunità ebraiche prosperarono in diverse regioni del Marocco, dalle città imperiali come Fez, Marrakech e Meknes, ai villaggi berberi sulle montagne dell’Atlante e alle oasi del Sahara. Svilupparono una propria identità culturale e religiosa, pur mantenendo stretti legami con il contesto marocchino circostante. La lingua giudeo-araba, una variante dell’arabo con influenze ebraiche e talvolta berbere, divenne la loro lingua madre. Fiorirono sinagoghe, scuole talmudiche e tribunali rabbinici, testimoniando una vita comunitaria perfettamente inserita nel contesto sociopolitico marocchino.
Il rapporto tra musulmani ed ebrei in Marocco non fu sempre idilliaco e conobbe periodi di tensione come in molte altre parti del mondo. Tuttavia, per lunghi periodi, ci fu una coesistenza pacifica e un’interazione culturale vivace. Gli ebrei partecipavano attivamente alla vita economica, svolgendo ruoli importanti nel commercio, nell’artigianato, nella finanza e persino nella diplomazia! All’arrivo della Seconda Guerra Mondiale, come accennato, il Marocco, sotto il protettorato francese e poi sotto il regime di Vichy, si trovò a fronteggiare la minaccia delle leggi antisemite naziste. In quel momento, la figura del Sultano Mohammed V emerse per la sua umanità e il suo profondo rispetto per la comunità ebraica. La sua ferma opposizione alle richieste di consegnare gli ebrei marocchini, con la celebre affermazione “Non ci sono ebrei in Marocco, ci sono solo sudditi marocchini,” è un atto di coraggio che ci arriva forte ancora oggi. Sebbene la comunità ebraica dovette affrontare restrizioni e umiliazioni, la protezione offerta dal Sultano impedì una tragedia ben peggiore. Dopo l’indipendenza del Marocco, la comunità ebraica continuò a far parte del paese, ma le ondate di emigrazione verso Israele e altri paesi ridussero di molto il loro numero. Nonostante ciò, il legame storico e culturale tra il Marocco e la sua eredità ebraica rimane forte. Il Regno del Marocco ha sempre mantenuto un atteggiamento di rispetto e apertura verso la sua storia ebraica, con iniziative volte a preservare il patrimonio culturale ebraico, come il restauro di sinagoghe e cimiteri.
Oggi, in Israele, esiste una numerosa e influente comunità di ebrei di origine marocchina, i Maghribim. Hanno mantenuto le loro tradizioni, la loro cucina, la loro musica e il loro dialetto giudeo-arabo, arricchendo la già variegata cultura israeliana. I legami tra il Marocco e la sua diaspora in Israele sono sempre stati presenti, anche in assenza di relazioni diplomatiche formali per lungo tempo. La ripresa dei rapporti diplomatici tra Marocco e Israele nel 2020 ha aperto nuove prospettive per la cooperazione e lo scambio culturale tra i due paesi e i loro popoli, rafforzando ulteriormente un legame storico e umano che ha radici molto profonde che parlano di passato e di futuro. La storia del Marocco e della sua comunità ebraica è una testimonianza di coesistenza, di rispetto, di forza e di un patrimonio condiviso che merita di essere conosciuto e apprezzato in tutto il mondo, non soltanto in Medio Oriente.Questa è una testimonianza straordinaria della coesistenza tra musulmani e ebrei in Marocco, che dimostra un livello di comprensione e rispetto interreligioso davvero unico. Storicamente, quando nelle comunità ebraiche marocchine non si riusciva a raggiungere il minian (il quorum di dieci uomini ebrei adulti necessario per iniziare le preghiere in comunità), i vicini musulmani spesso si offrivano di aiutare per permettere l’apertura della sinagoga e l’inizio del culto. Questo fatto straordinario è parte di una lunga tradizione di mutuo rispetto e sostegno tra le comunità. Questa usanza testimonia la profonda consapevolezza da parte della popolazione musulmana marocchina del valore delle pratiche religiose ebraiche e la loro disponibilità a sostenere i propri vicini nella preservazione delle loro tradizioni.
Il Marocco è diventato il primo paese musulmano a inaugurare una sinagoga universitaria, chiamata Beit Allah, presso l’Università Mohammed VI Polytechnic (UM6P) vicino a Marrakech. La sinagoga è stata costruita accanto a una nuova moschea, separate solo da un muro, simboleggiando la continuità di questa tradizione di coesistenza e rispetto reciproco. Questi gesti di solidarietà interreligiosa sono profondamente radicati nella storia marocchina e rappresentano un esempio unico di come diverse comunità religiose possano non solo coesistere, ma sostenersi in modo partecipato e attivo l’un l’altra nel mantenimento delle rispettive pratiche religiose. “Il Marocco non è solo un paese, è un’idea di convivenza” – Re Mohammed VI. Speriamo che questo sia di lezione a molti altri paesi circostanti, ma non solo.
Elisa Garfagna
giornalista






