SETTEMBRE 2025
Ogni nuovo rapporto internazionale conferma uno scenario ormai consolidato: il Marocco costruisce, investe, dialoga e guadagna terreno, mentre l’Algeria resta impantanata in logiche isolate, accumula passi falsi e osserva impotente l’ascesa del vicino. Nel Sahel, questa differenza emerge in modo concreto e tangibile: Rabat consolida il suo ruolo strategico e Algeri vede il proprio peso diminuire, scivolando progressivamente ai margini delle dinamiche regionali. Uno degli esempi più evidenti è il mastodontico gasdotto Nigeria–Marocco, un’infrastruttura lunga 5.660 km, con un investimento stimato tra 25 miliardi di dollari e una capacità prevista tra 15 e 30 miliardi di metri cubi di gas all’anno. Il gasdotto collegherà Lagos a Tangeri e da qui proseguirà verso Cadice, attraversando tredici paesi africani e creando una rete energetica in grado di trasformare il Marocco in un hub strategico per l’intera regione. La decisione finale è attesa entro la fine del 2025, ma il progetto stesso ha già messo in evidenza la capacità di Rabat di progettare e realizzare iniziative ambiziose, mentre il progetto concorrente Nigeria–Algeria è stato accantonato perché considerato troppo rischioso nelle aree instabili. Nel dicembre 2023 il re Mohammed VI ha lanciato l’Iniziativa Atlantica, concepita per garantire ai paesi sahariani senza sbocchi sul mare — Mali, Niger, Burkina Faso e Ciad — un accesso diretto ai porti marocchini e all’Atlantico. Il piano non si limita alle infrastrutture: investe anche in agricoltura, energia solare, sanità e formazione, generando opportunità concrete per le economie locali. La Mauritania si è unita all’iniziativa, rafforzando i legami con Rabat e marginalizzando ulteriormente l’Algeria. Secondo diversi centri studi internazionali, questo avvicinamento sta già ridisegnando gli equilibri regionali, influenzando le scelte politiche dei paesi del Sahel e definendo nuovi assetti di cooperazione.
Il successo marocchino poggia su una diplomazia attiva e pragmatica. Nuove ambasciate, visite reali e accordi bilaterali con Mali, Niger e Mauritania hanno ampliato l’influenza del paese. Le imprese marocchine come Attijariwafa Bank, Maroc Telecom e OCP hanno esteso la loro presenza in Africa occidentale, mentre l’esperienza del Marocco nella lotta al terrorismo è riconosciuta e apprezzata dai paesi del G5 Sahel, che guardano a Rabat come modello di stabilità e cooperazione regionale. Al contrario, l’Algeria accumula difficoltà su più fronti. In aprile 2025 il suo esercito ha abbattuto un drone maliano, gesto percepito come ostile dall’Alleanza degli Stati del Sahel. Mali e Niger hanno reagito chiudendo lo spazio aereo algerino, escludendo il Mali dal CEMOC e sospendendo il gasdotto transahariano. La diplomazia algerina è sotto pressione anche per le espulsioni di massa di migranti: circa 20.000 nigerini nel 2024 e altri 2.753 tra aprile e maggio 2025, con denunce da parte di ONG e la conseguente convocazione dell’ambasciatore algerino a Niamey. A queste tensioni si aggiunge l’accusa di sostenere movimenti terroristici nel Sahel, che alimenta sospetti e rende Algeri un interlocutore poco affidabile per molti paesi della regione. Anche i segnali economici restano deboli: il commercio con la Mauritania, pur in crescita — 414 milioni di dollari nel 2023 contro i 50 del 2018 —, appare marginale rispetto ai progetti concreti del Marocco.
Un ulteriore elemento di confronto tra Marocco e Algeria riguarda la questione della migrazione. Il Marocco è stato uno dei primi paesi emergenti a adottare una politica nazionale migratoria che ha consentito la regolarizzazione di numerosi emigrati subsahariani. L’Algeria, invece, è stata oggetto di critiche da parte di Amnesty International e altre ONG riguardo al trattamento riservato agli emigrati e alle pratiche di espulsione. Importante anche sottolineare che questo isolamento non è circoscritto al Sahel: è un fenomeno geostrategico più ampio, dovuto alla perdita di influenza in diversi scenari regionali, come il Nord Africa, la Libia e il Medio Oriente. La perdita di alleati storici come l’Iran, la Siria o Hezbollah in Libano ha contribuito a rendere questo isolamento più profondo e strutturale, indebolendo ulteriormente la posizione dell’Algeria su più fronti.
Think tank internazionali concordano sul quadro complessivo: il Wilson Center parla di rigidità algerina contrapposta al pragmatismo marocchino, il Crisis Group evidenzia la perdita d’influenza di Algeri, il Carnegie Endowment sottolinea come Rabat utilizzi commercio ed energia come leve geopolitiche, mentre l’Algeria resta ancorata alla sua dipendenza da petrolio e gas. Il Middle East Institute conferma che paesi come Niger, Mali e Burkina Faso stanno ridisegnando le proprie alleanze, scegliendo partner più affidabili e proiettati verso lo sviluppo.
Questa dinamica si riflette chiaramente anche nelle città marocchine di frontiera con l’Africa, dove infrastrutture moderne e investimenti internazionali si traducono in realtà concrete. Tangeri ne è l’esempio più evidente. Situata sullo stretto di Gibilterra, la città è diventata un nodo strategico tra Africa ed Europa, dove sviluppo urbano, porti, ferrovie e stadi convivono in una visione coerente. Il porto Tanger Med, già il più grande del Nord Africa e del Mediterraneo, ha movimentato nel 2024 187 milioni di tonnellate di merci, confermandosi leader globale nella logistica. Con 25 terminal specializzati, oltre 3.000 ettari di zone economiche speciali e più di 1.400 imprese attive, ha generato circa 130.000 posti di lavoro e consolidato il ruolo della città come hub regionale.
A Tangeri, la strategia va oltre il porto. La ferrovia ad alta velocità, operativa dal 2018, ha ridotto drasticamente i tempi di viaggio tra Casablanca e Tangeri: in meno di due ore si coprono circa 500 km, rispetto alle oltre cinque necessarie in auto. L’estensione prevista fino a Marrakech entro il 2030 si inserisce nei preparativi per i Mondiali, integrando trasporti moderni e infrastrutture sportive di livello internazionale. Anche lo sport ha un ruolo simbolico e pratico nello sviluppo urbano. Il Grand Stade de Tanger, inaugurato nel 2011 con 45.000 posti, rinnovato nel 2020 e in fase di restyling per arrivare a 75.000 posti, incarna questa ambizione. Il progetto, aperto alla Coppa d’Africa a dicembre e pensato in vista dei Mondiali 2030, prevede interventi strutturali come l’abbassamento del campo, la rimozione della pista d’atletica e la creazione di Sky Box ispirati alla Mercedes Benz Arena di Atlanta. Con un investimento pubblico di 360 milioni di dollari e l’impiego di 200.000 operai, Tangeri si prepara a confermarsi come città capace di attrarre eventi e investimenti globali.
Il quadro complessivo è chiaro: nel Sahel, il Marocco avanza consolidando relazioni, investimenti e infrastrutture, mentre l’Algeria resta paralizzata. A Tangeri, questa dinamica si traduce in azioni concrete, dove porti, ferrovie ad alta velocità e stadi di livello mondiale diventano strumenti di una strategia più ampia. Qui, geopolitica, sviluppo urbano e visione globale si incontrano, creando ponti verso l’Africa, l’Europa e il resto del mondo, con una capacità di attrazione e integrazione che l’Algeria sembra oggi incapace di replicare.
Costantino Pistilli
giornalista






