Le opposizioni italiane continuano a ripetere lo stesso ritornello: Giorgia Meloni sarebbe «isolata» nello scenario internazionale. Una formula buona per i titoli, ma sempre meno convincente di fronte alla realtà. Il premier non solo è stabilmente presente nei vertici che contano, ma ha saputo ritagliarsi un ruolo da interlocutrice credibile nei due fronti caldi che oggi dominano l’agenda mondiale: la guerra in Ucraina e il conflitto in Medio Oriente. Da mesi Meloni è tra i leader europei più attivi nel sostegno a Kiev. Ha promosso la linea della fermezza contro Mosca, insistendo sulla necessità di un Occidente compatto e coeso. L’Italia partecipa al sostegno militare e finanziario, ma non si limita a seguire: Roma siede al tavolo ristretto che discute le prospettive di pace e di ricostruzione, e la presenza della premier al summit per la pace in Ucraina è la conferma del riconoscimento internazionale ottenuto.
Non è un dettaglio secondario. In più, la capacità di Meloni di dialogare con attori diversi, mantenendo un equilibrio tra atlantismo e pragmatismo europeo, ha contribuito a consolidare l’immagine dell’Italia come partner affidabile. Il secondo fronte che evidenzia la centralità di Meloni è quello del Medio Oriente. Dopo l’attacco di Hamas del 7 ottobre e la reazione militare di Israele, l’Italia si è inserita in un contesto estremamente complesso. Il premier ha mantenuto una linea netta: solidarietà con Israele per il diritto alla difesa, ma anche impegno a favorire una soluzione politica che eviti l’escalation regionale.
Meloni è stata tra i leader europei che hanno partecipato agli incontri internazionali sulla crisi umanitaria di Gaza, ha rafforzato il coordinamento con Egitto e Giordania e ha rilanciato il ruolo dell’Italia come ponte nel Mediterraneo. Proprio in questo scenario si innesta il «Piano Mattei», che non è solo un progetto energetico ma anche una visione strategica per ridare centralità a Roma nei rapporti con l’Africa e i Paesi arabi. La politica estera italiana, sotto la guida di Meloni, si sta muovendo lungo due direttrici: da un lato la fedeltà all’alleanza euro-atlantica, dall’altro l’ambizione di proporre una leadership mediterranea capace di stabilizzare l’area più vicina all’Italia. Un ruolo che non ha nulla di «isolato», ma al contrario indica un Paese che cerca di pesare nei processi decisionali globali.
In questo quadro, colpisce la distanza con le opposizioni. Il Partito Democratico, il Movimento 5 Stelle e le altre forze di minoranza appaiono incapaci di proporre una visione alternativa. Sul conflitto ucraino si limitano a oscillare tra un pacifismo di facciata e una critica generica agli aiuti militari, senza mai presentare una strategia credibile per fermare la guerra. Sul Medio Oriente, le voci dell’opposizione si disperdono in dichiarazioni contraddittorie, incapaci di andare oltre la retorica e fatto ancor piu’ grave, il sostegno a figure come Francesca Albanese che è ormai una sorta di Ministro degli Esteri di Hamas e i gruppi propal ormai adottati dalle opposizioni. Il risultato è una povertà di contenuti che si traduce in un attacco monotono: il premier sarebbe «isolato». Una formula che, a confronto con l’evidenza della sua presenza a Washington, Bruxelles, Berlino e nei Paesi arabi, rischia di trasformarsi in un boomerang politico. Il paradosso è evidente: mentre Meloni siede ai tavoli dove si discute di pace, sicurezza ed energia, le opposizioni si accapigliano su chi deve guidare una protesta o su come posizionarsi in vista delle europee. Giorgia Meloni è protagonista di vertici con i grandi della terra, mentre i suoi avversari non riescono a superare la logica dello slogan. In politica la percezione è spesso più importante dei numeri. E oggi la percezione, in Italia e all’estero, è quella di una leader capace di affermarsi in contesti complessi, contrapposta a un fronte di opposizione privo di idee, diviso e incapace di parlare al Paese. La narrazione dell’isolamento, insomma, serve solo a coprire l’assenza di una vera proposta politica. Ma più Giorgia Meloni consolida il suo ruolo internazionale, più questo argomento suona vuoto. E rischia di essere la prova, agli occhi degli italiani, che chi accusa non ha altro da dire.
Stefano Piazza
vicedirettore IUS101.it






