LUGLIO 2026
L’amministrazione guidata da Donald Trump ha notificato mandati di comparizione a diversi giornalisti del «New York Times» dopo la pubblicazione degli articoli dedicati alle presunte vulnerabilità del nuovo Air Force One. A riferirlo è stato lo stesso quotidiano, spiegando che i reporter sono stati convocati per testimoniare la settimana scorsa davanti a un gran giurì federale di Manhattan. Secondo il «New York Times», alcuni agenti federali si sono presentati direttamente nelle abitazioni dei cronisti per consegnare i provvedimenti. «La presenza di agenti federali davanti alla porta di casa dei giornalisti dovrebbe allarmare chiunque creda nella Costituzione degli Stati Uniti e nella libertà di stampa che essa garantisce», ha dichiarato David McCraw, legale del quotidiano.Il nuovo Boeing 747-8 ricevuto da Trump in dono dal Qatar è entrato in servizio la scorsa settimana. Il velivolo avrebbe un valore di circa 400 milioni di dollari e, secondo la CNN, inizialmente era destinato a essere acquistato attraverso una normale procedura. Proprio le sue caratteristiche hanno però alimentato interrogativi sulle differenze rispetto allo storico Air Force One utilizzato dai presidenti americani. Secondo il quotidiano newyorkese, il nuovo aereo non sarebbe ancora equipaggiato con l’intero pacchetto di sistemi difensivi presente sul precedente velivolo presidenziale. I dettagli più sensibili rimangono classificati, ma è noto che l’Air Force One tradizionale non è un semplice mezzo di trasporto: è progettato per consentire al presidente degli Stati Uniti di continuare a governare anche durante una guerra, un attacco terroristico o un’emergenza nazionale. L’aereo dispone infatti di sofisticati sistemi di comunicazione criptata che permettono collegamenti costanti con la Casa Bianca, il Pentagono, il comando delle forze armate e le agenzie di intelligence. È inoltre equipaggiato con reti satellitari, apparati radio ridondanti e infrastrutture informatiche protette, così da garantire la continuità del comando anche nel caso in cui le reti civili risultassero inutilizzabili.
Tra gli elementi più importanti figurano le contromisure elettroniche contro i missili. Il precedente Air Force One sarebbe dotato di sensori capaci di individuare un attacco in arrivo e di apparati progettati per disturbare i sistemi di puntamento dei missili. A questi si aggiungono i «chaff», sottili strisce metalliche riflettenti che, una volta rilasciate, possono creare falsi bersagli radar, e altri sistemi di autodifesa normalmente installati sugli aerei militari destinati alle missioni più sensibili. Le caratteristiche tecniche rimangono riservate, ma gli esperti ritengono che la loro integrazione rappresenti una delle componenti più costose dell’intero programma. Anche la struttura del velivolo è progettata per garantire la massima continuità operativa. Molti impianti sono duplicati, così che un eventuale guasto non comprometta le funzioni essenziali. A bordo trovano posto una sala conferenze, uffici presidenziali, un centro medico attrezzato per affrontare emergenze sanitarie e spazi destinati allo staff e agli uomini del Secret Service. L’aereo dispone inoltre di autonomia sufficiente per affrontare missioni molto lunghe grazie alla possibilità di essere rifornito in volo. L’Air Force One non viene però protetto soltanto dalla tecnologia installata a bordo. Ogni missione è preceduta da un’imponente attività di sicurezza che coinvolge Secret Service, Aeronautica militare e intelligence. Gli aeroporti vengono ispezionati in anticipo, il personale autorizzato ad avvicinarsi al velivolo viene sottoposto a controlli approfonditi e vengono predisposte procedure alternative per ogni possibile emergenza. Anche la rotta e gli aeroporti di riserva vengono pianificati nei minimi dettagli. Secondo gli esperti citati dalla stampa americana, installare un sistema di autodifesa equivalente a quello del precedente Air Force One può richiedere fino a due anni di lavoro e investimenti vicini al miliardo di dollari.
La conversione del Boeing 747-8 donato dal Qatar, invece, sarebbe stata completata in meno di dodici mesi in un impianto del Texas specializzato in programmi ad alta riservatezza. Un tempo che, secondo le ricostruzioni, potrebbe non essere stato sufficiente per integrare tutte le apparecchiature presenti sul velivolo storico. Sarebbe proprio questa la ragione che avrebbe spinto il Secret Service a suggerire a Trump di lasciare la Turchia, mercoledì sera al termine del vertice della Nato, utilizzando il precedente Air Force One anziché il nuovo Boeing ricevuto dal Qatar. La scelta sarebbe stata dettata dall’elevata tensione con l’Iran e dalla volontà di impiegare il velivolo considerato più sicuro durante un volo in un’area particolarmente delicata dal punto di vista geopolitico. In un messaggio pubblicato sui social, Trump aveva spiegato di aver scelto il vecchio Air Force One «per amore dei vecchi tempi», aggiungendo di voler esporre il nuovo aereo nella base aerea di Mildenhall, nel Regno Unito, per consentire ai militari americani di visitarlo. Ad Ankara, tuttavia, un particolare ha attirato l’attenzione degli osservatori. Il presidente è salito rapidamente a bordo del vecchio velivolo, impedendo ai giornalisti al seguito di fotografarlo mentre percorreva la scaletta, come avviene normalmente durante le missioni ufficiali. L’aereo è atterrato nel Regno Unito nella tarda serata di mercoledì. Successivamente Trump si è trasferito sul nuovo Boeing 747-8, utilizzato per il volo di rientro verso Washington.
Stefano Piazza
vicedirettore Ius101.it






