In una recente intervista concessa dal Segretario di Stato americano, Marco Rubio, al sito informativo “Breitbart”, il capo della diplomazia statunitense ha suggerito l’intenzione dell’Amministrazione Trump di avviare un tentativo per allontanare la Russia dalla sua attuale alleanza con la Cina. Ovviamente Rubio ha chiarito che non si tratterebbe di fare esattamente il contrario di quanto Nixon e Kissinger fecero con la “diplomazia del ping-pong” agli inizi degli anni 70’, che riuscì a mettere apertamente la Cina contro i sovietici. All’epoca le tensioni tra la Cina di Mao e l’Unione Sovietica erano fortissime mentre oggi il confine Russia-Cina è tranquillo e non esistono più le fratture ideologiche che dividevano quelli che all’epoca erano i due principali Stati di riferimento del comunismo mondiale.
L’analisi di Marco Rubio prende più modestamente in considerazione l’ipotesi di fare in modo che la Russia non diventi totalmente uno Stato-vassallo della Cina, un fenomeno che si sta determinando da quando è iniziata la guerra in Ucraina. Colpita ormai da tre anni dalle sanzioni occidentali, la Russia è sempre più soggetta al sostegno delle importazioni cinesi e sempre più dipendente dalla Cina per le sue entrate legate alle esportazioni energetiche. Rubio nell’intervista ha sostenuto che, a lungo termine, una totale dipendenza della Russia dalla Cina porterebbe alla formazione di un blocco tra i due Stati che potrebbero così assommare la potenza dei loro due eserciti e soprattutto delle loro armi nucleari. Vista la logica di Rubio, desumiamo quanto sia evidente che la continuazione della Guerra in Ucraina con il sostegno degli Stati Uniti sarebbe un impedimento ad ogni tentativo di allontanare la Russia dall’orbita cinese. Non soltanto: un tentativo americano di riapprocciare il Cremlino dovrebbe necessariamente andare in parallelo con l’eliminazione o l’allentamento delle sanzioni attualmente imposte a Mosca.
In un modo un po’ più sfumato, Washington e Mosca potrebbero decidere di “non essere d’accordo sull’Ucraina”, ma di poter comunque fare affari ed intraprendere iniziative in altre direzioni. Se ne conclude che, se gli Stati Uniti sono davvero intenzionati ad un tentativo di questo tipo, l’Ucraina, e in qualche modo l’Europa, sarebbero il prezzo che gli americani dovrebbero pagare alla Russia per poterla allontanare almeno un po’ dalla Cina. L’analisi del Segretario di Stato Marco Rubio parte da una priorità per il secolo a venire che è rappresentata dal confronto USA-Cina, tutto il resto è secondario; in questa visione solo una realpolitik tra le Grandi Potenze ha valore; tutto il resto, alleanze storiche tra Paesi allineati al sistema democratico incluse, è secondario e in ultima analisi sacrificabile. A tutto ciò si deve aggiungere un elemento economico che fa breccia tra gli analisti politici di fede trumpiana: le grandi ricchezze ed i commerci mondiali nel corso di questo secolo sono destinatI a spostarsi sempre più in Asia, mentre l’Europa diventerà una parte del mondo sempre meno significativa in termini di quantità di ricchezza prodotta ed evoluzione tecnologica. Se prendiamo per buono quanto Marco Rubio ha dichiarato a «Breitbart», e lasciamo da parte l’indignazione per un’ipotesi che rappresenterebbe un tradimento del tradizionale blocco di alleanze tra le democrazie, due dubbi comunque vengono alla mente: il primo è che i comportamenti delle potenze mondiali, in questo caso la Russia, siano legati soltanto ad una legge del dare ed avere e non abbiano invece forti implicazioni ideologiche, nella fattispecie la missione imperiale, conservatrice ed antioccidentale di una Russia che Putin ha definito «Stato-Civiltà» e che non potrà essere fermata da nessun accordo estrattivo nell’Artico o simili. Il secondo dubbio è legato proprio al confronto USA-Cina. In caso si arrivasse ad una forte fase conflittuale tra i due Stati l’arma migliore per gli americani sarebbe un forte decoupling economico verso il Dragone. Una brusca eliminazione della Cina dal commercio con l’Occidente farebbe molto più male a Pechino che a Washington, ma ce da eccepire fortemente sul fatto che gli Stati Uniti possano riuscirci senza l’aiuto dell’Europa, una qualsiasi tabella dell’import-export cinese verso il Vecchio Continente può facilmente dimostrarlo.
Virgilio Lo Presti
analista geopolitico
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